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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:06 - Lettori online 1320
SCICLI - 23/04/2016
Attualità - L’iniziativa promossa dal Rotary Club di Modica ha richiamato un pubblico numeroso

Vittorio Sgarbi a tutto campo, dalla pittura ai rifiuti

Michelangelo, Caravaggio, i manieristi ma anche il barroco e Piero Guccione nel suo intervento Foto Corrierediragusa.it

Sgarbi a tutto campo. Nella chiesa di S. Giovanni, affollata in ogni ordine di posti, il critico non delude i presenti convenuti grazie all’iniziativa voluta dal Rotary club di Modica e dal suo presidente Guglielmo Cartia. Spazia da Michelangelo a Caravaggio dal barocco alla mafia, dalla storia dell’arte alla musica. In due ore di conversazione, che prende spunto dalla presentazione della sua collana «Dal Cielo alla terra», racconta il passaggio dell’arte italiana dalla monumentalità e celestialità di Michelangelo all’arte popolare di Caravaggio, un pittore dice Sgarbi, che è il primo fotografo perché fissa sulla tela momenti di vita intensa e quotidiana, toglie i santi e ritrae popolane, giovani e aristocratici.

In Caravaggio, che con la Sicilia e il sud dell’Europa ha molti legami, non c’è dunque nulla di celestiale ma di molto terreno, il trionfo della luce e dei colori. Se l’arte è bellezza, dice Sgarbi, è il mondo che deve salvare la bellezza e questo porta Vittori Sgarbi fuori dal recinto stretto dell’arte per addentrarsi nei problemi del Italia contemporanea e dello stesso contesto siciliano. Scicli e il sud est sono quella parte della Sicilia migliore, preservata e valorizzata nei suoi monumenti barocchi ed esaltata da Piero Guccione e dal gruppo di Scicli con i quali Sgarbi ha intensa frequentazione. Una Sicilia che è lontana dalla parte occidentale dove il critico da sindaco di Salemi non ha certo vissuto una stagione esaltante. Sgarbi non si tira indietro su niente, Dalla ferita del palazzo di piazza Italia che affianca la chiesa madre, simbolo di incultura e insensibilità, alla questione rifiuti e discariche che oggi agita la città. «Bisogna continuare -ha concluso il critico- con il mantenimento del giusto rapporto tra architettura e natura. Per una discarica o area di smaltimento rifiuti bisogna trovare un non-luogo, lontano da tutto».