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SCICLI - 21/06/2015
Attualità - Contestato il provvedimento del consiglio dei ministri

Udienza Tar su ricorso scioglimento consiglio Scicli

Coloro che promuovono questo ricorso non hanno nessun interesse personale, né politico né di altra natura, alla cancellazione del Dpr del 29 aprile scorso
Foto CorrierediRagusa.it

Sarà fissata tra luglio e settembre l’udienza al Tar del Lazio a Roma sul ricorso avverso il provvedimento del consiglio dei ministri, con il placet del governatore della Sicilia Rosario Crocetta, sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale lo scorso aprile. L’impugnativa è stata fortemente voluta da 13 ex consiglieri comunali (Vindigni, Castronuovo, Scimonello, Andrea Caruso, Causarano, Aquilino, Ingallinesi, Ciavorella, Gambuzza, Falla, Alecci, Ferro e Alfieri) e 4 ex assessori (Savarino, Trovato, Basilico e Schillaci) per il tramite dell’avvocato Barolo Iacono e del professore Gaetano Armao (foto). In un incontro sono stati illustrati alcuni tra i punti fondanti del ricorso, a cominciare dall’assoluta estraneità ai fatti contestati da parte dell’ex sindaco Franco Susino, dimessosi dalla carica lo scorso dicembre dopo essere stato indagato dalla procura di Catania per concorso esterno in associazione mafiosa, accusa da sempre rigettata con forza dallo stesso Susino. «L’assunzione a tempo indeterminato come operatore ecologico alle dipendenze della ditta di raccolta rifiuti di Franco Mormina, uomo chiave della vicenda in quanto vicino ad una cosca mafiosa catanese – ha ribadito l’avvocato Iacono – è da addebitare alla precedente amministrazione, in quanto avvenuta a febbraio 2012, quattro mesi prima che si insediasse Susino. Non a caso – ha aggiunto il penalista – in questa vicenda il comune di Scicli è parte offesa».

Nel ricorso al Tar quindi si fa presente che l’ex sindaco non ha mai avuto contatti con Mormina e ha anzi ripristinato la legalità a Scicli, annullando le quattro assunzioni irregolari alla ditta «Ecoseip» (tra cui quella di Mormina) che gestiva la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti a Scicli, e procedendo con i licenziamenti a dicembre 2013. Quelle assunzioni furono difatti decise in palese violazione del capitolato d’appalto con il comune, che prevedeva 28 operatori ecologici, e non 32. «Il comune – ha detto Iacono – non mai versato un solo centesimo alla ditta per i quattro lavoratori assunti in esubero e per i quali era stato proposto il licenziamento, tra cui Mormina, e questa volontà dell’ente diede fastidio a molti».

Questi ed altri aspetti della vicenda, che si intrecciano quindi a doppio filo con presunti interessi politici e non solo, sono stati visti come illegittimità amministrative che «Nel ricorso al Tar – ha concluso l’avvocato – sono smontate una per una». E’ stato infine contestato il decreto di scioglimento come «Atto di natura governativa omissivo, dal momento che non tiene conto, ad esempio, del piano di riequilibrio varato sotto l’egida Susino per riportare Scicli su binari sicuri sotto il profilo economico-finanziario». In attesa che i deputati sciclitani e non facciano sentire la loro voce in merito e che la senatrice del Pd Venerina Padua in particolare prenda una posizione chiara sull’iniziativa, agli stessi deputati gli ex consiglieri ed amministratori di Scicli chiedono un fattivo contributo economico per sostenere il ricorso al Tar, versandolo sul conto corrente bancario creato ad hoc. Un intervento che i promotori del ricorso auspicano in tempi brevi in quanto ritenuto «Quantomeno doveroso», come rimarcato da Marco Causarano del Pd.

Da parte sua invece, l’ex presidente del consiglio Guglielmo Ferro precisa che «Coloro che promuovono questo ricorso non hanno nessun interesse personale, né politico né di altra natura, alla cancellazione del Dpr del 29 aprile scorso. Nessuno dei ricorrenti è stato colpito da avviso di garanzia né, per ciò che mi consta, è suscettibile di venir colpito da provvedimento di ineleggibilità, laddove si porrebbe un problema di onorabilità personale in tutti i casi, ma particolarmente nei casi in cui il singolo ricorrente si prefiguri un futuro nel prosieguo della vita amministrativa cittadina. Per inciso – conclude Ferro – diversi fra noi, certamente il sottoscritto, non hanno nessuna intenzione, almeno per qualche anno di candidarsi nuovamente a ricoprire cariche pubbliche».