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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1538
SCICLI - 04/09/2013
Attualità - Il disastro continua sull’arenile di Donnalucata

Micenci: spiaggia o palude? Situazione sempre più critica

Il danno ambientale è pesante Foto Corrierediragusa.it

Palude Micenci. Il disastro continua sulla spiaggia di Donnalucata (foto) e non interessa più solo bagnanti e villeggianti, peraltro fuggiti a frotte nl corso dell´estate, ma anche quanti hanno casa prospiciente il largo tratto di spiaggia invasa da acqua, zanzare, insetti, melma e cattivi odori. Alcuni hanno dovuto ricorrere anche alle pompe idrovore per tirar fuori l´acqua che ha invaso i piani bassi ed i garage. Il danno ambientale è pesante ma c´è anche un aspetto igienico-ssanitario in cui qualcuno dovrà pur mettere il naso e di cui qualcuno dovrà pur rispondere. Tutto comincia, quasi di un tratto, ad inizio estate quando la "storica" sorgente a pochi metri dal mare viene in qualche modo manomessa da operai improvvidi scavando ad una profondità di circa tre metri per risolvere il problema della sabbia permanentemente umida ma causando così una involontaria, ma quanto mai inopportuna "violenza" naturale. Da quel momento l´acqua dolce ha cominciato ad affiorare per tutta la spiaggia e non c´è stato verso di bloccarne la fuoriuscita.

Ad inizio agosto ci ha provato una ruspa scavando dei canaloni (nella foto) che avrebbero dovuto indirizzare l´acqua verso il mare e risanare la spiaggia. Un gesto di buona volontà ma inefficace perchè l´acqua ha continuato ad emergere e gli insetti hanno trovato il loro habitat naturale. Con migliaia di persone interessate, con un danno all´immagine inestimabile, con turisti in fuga sempre più perplessi e residenti imbufaliti l´amministrazione, sindaco in testa, ha quasi rimosso il problema dedicandovi scarsa attenzione. Tentativi approssimativi piuttosto che coinvolgere esperti, geologi e consulenti per tamponare prima e risolvere dopo il caso Micenci. Il risultato è sotto gli occhi di tutti; una violenza lenta consumata nel silenzio degli amministratori, subita con rabbia dai residenti, che rischia di andare in archivio per manifesta incapacità di chi ha il dovere istituzionale di salvaguardare il patrimonio ambientale che si ritrova, a torto o a ragione, ad amministrare.