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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 930
SCICLI - 19/01/2012
Attualità - Negli ultimi dieci anni le presenze sono aumentate dall’uno a quasi il sette per cento

Il rapporto Caritas sulla presenza migranti

Sono magrebini, ma anche di rumeni e altri gruppi dell’Europa Orientale, soprattutto donne, e di cinesi, presenti nelle città più commerciali come Modica mentre forte a Scicli è la presenza degli albanesi
Foto CorrierediRagusa.it

Le presenze degli immigrati nel territorio della Diocesi di Noto aumentano. I numeri dicono che nei dieci comuni della diocesi netina negli ultimi dieci anni si è passati dall’uno per cento al 6,9 di presenze; il dato è tra l’altro in linea con il trend nazionale del 7,5 per cento e con una percentuale maggiore rispetto al resto della Sicilia.

Le presenze sono soprattutto di magrebini, ma anche di rumeni e altri gruppi dell’Europa Orientale, soprattutto donne, e di cinesi, presenti nelle città più commerciali come Modica mentre forte a Scicli è la presenza degli albanesi, vista la vocazione del territorio in agricoltura e la presenza di numerose aziende florovivaistiche e dell’ortofrutta. I dati sono stati presentati da don Ignazio La China, direttore dell’ufficio ecumenico della diocesi di Noto, che ha introdotto l’incontro di presentazione del dossier 2011 , tenutosi nella chiesa di S. Giuseppe, curato da Caritas Italiana e da Migrantes.

Il relatore Vincenzo La Monica,coordinatore regionale della Caritas per l’immigrazione, ha anche sottolineato che la crescita delle nascite è un altro segno di una tendenza a stabilirsi nelle nostre terre. Consistenti i movimenti economici, compresi 7 miliardi e mezzo di euro per la previdenza con cui gli immigrati pagano anche per le nostre pensioni. Integrazione, accoglienza, inclusione sono per la Caritas momenti imprescindibili per garantire quella vita dignitosa che permette lo scambio di valori e di ricchezze culturali.

Vincenzo La Monica non ha mancato di citare varie esperienze che vanno in questa direzione ed ha fatto riferimento al Centro Babel che ospita rifugiati e diventa per le parrocchie, le scuole, le famiglie un appello a comprendere quanto sofferenza c’è da parte di chi è costretto ad abbandonare il proprio paese, a fuggire dalle guerre, ad allontanarsi dai loro cari.