Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 400
SANTA CROCE CAMERINA - 19/12/2014
Attualità - Almeno 3 mila persone hanno reso l’ultimo saluto al bimbo di 8 anni assassinato

Il Vescovo: "Mano folle su Loris"

Interrogativi morali, quelli del Monsignore, che fanno riflettere le nostre coscienze e puntano al cuore dell’autore o degli autori dell’orribile delitto
Foto CorrierediRagusa.it

Santa Croce Camerina è troppo piccola per contenere il dolore provocato dalla morte del piccolo Loris Stival, assassinato il 29 novembre scorso senza un movente e con modalità piene di incongruenze che si spera il processo giudiziario possa spiegare anche nei dettagli più nascosti. Almeno 3 mila i partecipanti al rito funebre officiato dal vescovo Paolo Urso, alla presenza del presidente della Regione Rosario Crocetta, dal prefetto Annunziato Vardè, da numerosi sindaci della provincia e dalle alte cariche delle forze dell’ordine. Un servizio d’ordine pubblico rigidissimo, coordinato dal vice questore Rosario Amarù, per impedire, soprattutto, che si effettuassero filmati televisivi nella chiesa, per espresso desiderio della famiglia Stival. Nella piccola bara bianca seguita al papà e dal nonno, insieme al corpicino di Loris, ha trovato spazio la divisa bianca del taekwondo, lo sport che il bambino di 8 anni aveva da poco cominciato a praticare. Nella sua divisa, tutte le firme dei suoi compagni di squadra. Fuori tanti palloncini bianchi e una corona di fiori con il nome di mamma Veronica, che non è stata fatta entrare nella chiesa. Alla mamma, accusata di essere stata l’autrice del delitto, non è stato concesso il desiderio di partecipare al rito funebre: è rimasta nella sua cella d’isolamento del carcere di Catania. Il Tribunale della Libertà, esaminata la documentazione presentata dalla difesa, valuterà se confermare la custodia cautelare o meno per un caso che si presenta già di difficile interpretazione, come i tanti gialli che hanno riempito le pagine giudiziarie in Italia negli ultimi 10 anni.

La stampa di tutta Italia assiepa la piazza della chiesa dalla mattinata, alla ricerca del posto migliore. Tv locali e nazionali, pubbliche e private, stanno dietro le transenne oppure piazzate sopra i balconi di fronte per catturare le immagini più suggestive. Anche il dolore deve sottomettersi alle necessità mediatiche. Più che dolore, tragedia che ha sconvolto la routine abitudinaria e monotona di un piccolo centro agricolo sito a una manciata di chilometri dal mare frequentato da Montalbano, meta ambita e preferita di immigranti che vedono nelle serre di Santa Croce Camerina la prima meta di benessere economico al di là del Mediterraneo. La realtà sarà completamente diversa, ma nell’immaginario collettivo dell’immigrato, Santa Croce Camerina, come Vittoria e Acate, sono centri dove si può lavorare anche sottopagati e vivere in ruderi abbandonati. Questo territorio è stato svegliato dalla tragedia la mattina del 29 novembre con l’annuncio della scomparsa di Loris e il ritrovamento nel pomeriggio da Orazio Fidone, detto il «cacciatore», presente in chiesa visibilmente emozionato, in compagnia della moglie per dare l’ultimo saluto a Loris.

Il saluto del vescovo Urso ad avvio di celebrazione è un’invocazione al perdono. «Chi di noi è senza peccato scagli la prima pietra- ha detto il vescovo- perdoniamoci tutti». Il capo della Diocesi ragusana ha appreso la tragedia mentre si trovava a Toledo con una comitiva di vittoriesi. «Due sms freddi come la morte, il primo mi annunciava la scomparsa, il secondo il ritrovamento del corpo privo di vita». Improvvisamente le parole del vescovo diventano dure, un monito contro chi si è macchiato di questo infame eccidio. Gesto disumano- ha sentenziato- l’uomo non ha la disponibilità di essere disumano, per giunta contro un bambino. C’è chi muore dopo un lungo percorso di vita, chi giovane dopo una lunga malattia, ma un bambino non si può uccidere. Solo un folle può commettere un gesto simile. Perché Dio, se Dio è padre, non è intervenuto per fermare la mano folle che ha commesso questo gesto? Come ha potuto Dio permettere l’omicidio di un bimbo, il cui corpo è stato buttato dentro un canale?»

Interrogativi morali, quelli del vescovo, che fanno riflettere le nostre coscienze e puntano al cuore dell’autore o degli autori dell’orribile delitto. Parole che, si spera, possano spingere alla confessione piena o almeno a fare redimere eventuali altri soggetti che per ora preferiscono rimanere nel buio dell’infamia per coprire una verità nascosta di cui c’è tanto bisogno di conoscere.

Cliccate sulle foto sotto per ingrandirle