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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:02 - Lettori online 1247
ROMA - 14/03/2013
Attualità - Arcivescovo di Buenos Aires, 76 anni, gesuita

Bergoglio primo Papa sudamericano. Si chiama Francesco

Campane a distesa a San Pietro, la piazza gremita di gente è in festa. Il voto dei cardinali è arrivato al quinto scrutinio Foto Corrierediragusa.it

Habemus Papam. Il nuovo papa è l´argentino Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, gesuita, arcivescovo di Buenos Aires. Si chiamerà Francesco. Il primo pontefice sudamericano della storia si è affacciato alla loggia di San Pietro poco dopo le 20, con un abito semplice, la talare, e senza stola, in segno di umiltà. "Fratelli e sorelle buona sera, sapete che il dovere del Conclave era dare un papa a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo... Ma siamo qui".

Nel suo primo discorso in piazza San Pietro, il papa ha poi pronunciato il Padre nostro per il "vescovo emerito Benedetto XVI" e si è rivolto ai fedeli chiedendo sostegno. "Vi chiedo un favore. Prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo una preghiera a Dio, dal popolo, perché benedica il suo vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me", ha detto. Parlando ai fedeli, Papa Bergoglio ha usato più volte la parola "vescovo" e popolo.

Il 266esimo Pontefice della Chiesa cattolica fu il cardinale con il maggior numero di voti nel 2005 nel conclave che elesse il suo predecessore Benedetto XVI. Secondo molte testimonianze, Bergoglio durante il conclave del 2005 chiese quasi in lacrime ai cardinali di non essere eletto, prima della quarta e decisiva votazione. Forse per motivi di salute (gli fu asportato un polmone in gioventù). Nel suo passato, anche accuse di complicità con la giunta militare argentina (leggi il ritratto).

La festa.
Alle 19,06 dal comignolo su San Pietro è uscita la fumata bianca. Un boato, grida e bandiere dei fedeli hanno accolto la fine del Conclave. In migliaia da ore, qualcuno da giorni, aspettavano sotto la pioggia davanti alla basilica. Dopo i primi minuti di incertezza e di stupore, è incominciata la festa. Una folla di almeno 100.000 persone si è riversata nella piazza, mentre suonavano le campane per dare l´annuncio dell´elezione. Numerosi gli applausi per salutare la nuova guida della Chiesa cattolica. Ma anche lacrime e commozione e persone raccolte in preghiera. Balli, canti, girotondi hanno accompagnato per tutto il pomeriggio l´attesa del nome del futuro pontefice. L´elezione del nuovo pontefice è stata salutata con messaggi di felicitazioni da tutto il mondo. Tra i primi a congratularsi il presidente italiano Napolitano e l´argentina Kirchner.

La votazione.
La scelta è avvenuta al quinto scrutinio, nella seconda giornata di Conclave. C´è stata tensione, poi stupore quando il protodiacono, cardinale Jean-Louis Tauran, ha pronunciato l´atteso habemus papam e il nome del nuovo pontefice. Qualcuno si è fermato per recitare il rosario in ginocchio sul sagrato. Altri sono rimasti sorpresi e si sono chiesti chi fosse.

"Ha scelto il nome per San Francesco".
In una conferenza stampa dopo il voto, il cardinale Usa Timothy Dolan, arcivescovo di New York, ha confermato che la scelta del nome è in omaggio a San Francesco d´Assisi: Il "Papa ci ha detto che ha scelto il nome di Francesco in onore di Francesco di Assisi". Sappiamo tutti, ha aggiunto, che il santo di Assisi, "si è occupato dei poveri e degli umili, sarà questo il suo lavoro". Repubblica.it

LA GIOIA DELLA CARITAS DIOCESANA DI NOTO
Ci siamo come tutti commossi ascoltando le prime parole e guardando ai primi gesti di papa Francesco, vescovo di Roma che presiede alla carità di tutte le Chiese. Nel suo nome, nella sua biografia, nel suo stile e nel suo tono abbiamo sentito subito una sintonia con quanto la Chiesa di Noto ha vissuto con il suo Sinodo che ha avuto come fine quello di "riscoprire Gesù lungo le nostre strade". E, come ebbe a dire Mons. Nicolosi nella "lettera conclusiva", "riscoprire Gesù amando come Francesco: abbracciando il lebbroso". La notizia ci è arrivata tra un incontro e un altro tesi a meglio qualificare la rete dell´aiuto e dell´ascolto, a partire da quanto capito nel ritiro di quaresima delle nostre Caritas alle Benedettine di Modica: "i poveri hanno sete di Chiesa e la Chiesa deve mostrare loro la sua virtù, ovvero il Vangelo". E, cercando di qualificare l´attenzione ai tanti poveri che sempre più bussano alle nostre porte, ci ricordiamo sempre che il nostro compito è educativo. Per questo ci riconosciamo, pensando soprattutto ai nostri giovani, nelle parole del card. Bergolio: «Il dramma della nostra epoca è che l’adolescente vive in un mondo che a sua volta non è mai uscito dall’adolescenza». Ci sentiamo allora confermati e vogliamo, come accaduto in piazza san Pietro, dare la nostra benedizione al nuovo papa e riceverla in un cammino di fratellanza, che ci spinge a quel "balzo innanzi" a cui invitava papa Giovanni aprendo cinquant´anni fa il Concilio Vaticano II. E pensiamo che lo stupore e la commozione si allarghino a molti e diventino impegno concreto, quotidiano, perché il mondo diventi migliore. Per questo i poveri "li abbiamo sempre con noi" e speriamo sempre più che passino "dalla porta alla mensa": alla mensa della vita condivisa, della casa che si apre, della città che si ripensa giusta e fraterna. Gioiamo, invitiamo alla gioia, ma anche ci impegniamo "nell´amore di Cristo che sempre ci spinge" e che vuole abbracciare ogni uomo e donna, a partire dai più deboli e indifesi.

Maurilio Assenza
direttore della Caritas diocesana di Noto


LA DICHIARAZIONE DEL DECANO DELLA CHIESA EVANGELICA IN ITALIA HOLGER MILKAU
«Ho ammirato il modo in cui Papa Francesco I si è presentato al popolo dei fedeli, con l’umiltà di chi ha piena consapevolezza della responsabilità di cui è stato investito: una responsabilità anche molto umana, incoraggiata non per ultimo dal segno riformatore espresso nella dimissione di Benedetto XIV. Il primo gesto del nuovo pontefice, inginocchiarsi per chiedere il sostegno e la benedizione dei fedeli, è stata espressione di vero spirito evangelico. Un modo di testimoniare la fede che ci è molto vicino e, da luterano, esprimo la speranza che ciò sia il preludio di un dialogo rinnovato e aperto, all’insegna dell’ecumene che da sempre caratterizza i rapporti tra la nostra Chiesa e la Chiesa Cattolica».