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ROMA - 10/10/2012
Attualità - In parecchi appoggiano la campagna di Greenpeace

"U mari nun si spirtusa": 50 sindaci per "No" a trivelle

Raccolte oltre 57mila firme

Oltre 57mila firme e più di 50 sindaci siciliani, con l´appoggio del governo regionale, appoggiano la campagna di Greenpeace «U mari nun si spirtusa» che prova a bloccare le trivelle e tutelare il mare del Canale di Sicilia. Ieri, a Roma, l´associazione ambientalista, insieme con amministratori e politici siciliani, ha consegnato al ministero dell´Ambiente un appello per fermare le trivelle nel Canale di Sicilia. All’incontro sono intervenuti: Alessandro Giannì, direttore delle campagne Greenpeace Italia, Giorgio Zampetti, responsabile scientifico Legambiente, Dante Caserta, vicepresidente WWF Italia, Luca Pardi, presidente di ASPO Italia, Giampaolo Buonfiglio, presidente AGCI-Agrital, Pietro Dommarco, autore del libro «Trivelle d’Italia» e i senatori Francesco Ferrante, Roberto Della Seta, Antonio D’Alì e Daniela Mazzuconi, firmatari di un disegno di legge per abrogare l’articolo 35.

«La volontà dei siciliani – dice Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace - e di tutti quelli che amano il mare è chiara: nessun progetto di ´petrolizzazione´ del Canale, a cominciare dalla piattaforma ´Vega B´ in corso di autorizzazione al largo di Pozzallo. Al largo della costa siciliana, vi sono già quattro piattaforme attive su concessioni Eni ed Edison e da poco è stata attivata la procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) per un´ulteriore piattaforma: la Vega B». Secondo Alessandro Giannì, «tutto il petrolio che potrebbe essere estratto dal mare ci basterebbe per meno di due mesi, mentre le piattaforme metterebbero a rischio le economie locali, come il turismo e la pesca. Quel petrolio conviene solo ai petrolieri». Per Greenpeace «oltre alle 29 richieste per cercare petrolio nell´area, di cui 11 già autorizzate, con l´approvazione del decreto Sviluppo ad agosto, il governo rimette in gioco ben altre 8 richieste nel Canale di Sicilia. Dopo oggi - conclude Giannì, ci aspettiamo che il ministro Clini consideri molto seriamente le richieste e le preoccupazioni di migliaia di cittadini. Chiediamo un impegno forte contro le perforazioni off-shore e a favore di provvedimenti efficaci per la tutela del Canale di Sicilia, una delle zone più ricche di biodiversità del Mediterraneo».

L´obiettivo di Greenpeace è assai chiaro: cancellare l’articolo 35 del decreto «Cresci Italia»(d.l. 83/2012) voluto dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e scommettere su una strategia energetica nazionale che non rilanci le fonti fossili, ma punti decisamente su efficienza e rinnovabili. In mattinata, sempre a Roma, un convegno ha fatto il punto della situazione proprio per mettere in evidenza tutti i problemi ambientali ed economici di questa scelta, oltre alle scarse riserve di petrolio presenti in Italia e le royalties irrisorie con cui le compagnie petrolifere spingono alla corsa all’oro nero e per fermare la deriva petrolifera del governo Monti.

Spietato il giudizio di chi vuole fermare le trivelle «siciliane». Allo stato attuale, la produzione italiana (è stato detto in conferenza) di petrolio equivale allo 0,1% del prodotto globale e il nostro Paese è al 49° posto tra i produttori. Secondo le ultime stime del ministero dello Sviluppo economico, ci sarebbero nei nostri fondali marini 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi.

Una voce dentro il coro, ieri, l´unica che si è espressa in materia, è quella di Mariano Ferro, leader dei Forconi. «Non è giusto – ha detto Ferro – che i cittadini siciliani, i primi a pagare un costo elevatissimo per le piattaforme che già ci sono e per quelle che ci saranno, paghino un prezzo esoso per quel che riguarda il costo della benzina. Da presidente della Regione, il mio primo impegno sarà quello di ridurre sensibilmente le accise dello Stato. Ce lo permette lo Statuto siciliano e io lo voglio fare».