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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:29 - Lettori online 654
ROMA - 02/02/2012
Attualità - Interrogazione dei parlamentari siciliani al presidente del Consiglio Monti

Ponte stretto, 12 deputati siciliani si rivolgono a Monti

Costruirlo o non costruirlo, il dilemma continua. Fra i firmatari dell’interrogazione, il deputato modicano Nino Minardo

Dodici deputati siciliani del Pdl hanno depositato un´interrogazione al Presidente del Consiglio Monti e al Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, per «conoscere in maniera definitiva e inequivocabile la posizione del governo sulla costruzione del ponte sullo stretto di Messina». Primo firmatario dell’interrogazione è Nino Germanà, con l’avallo di Garofalo, La Loggia, Gibiino, Marinello, Fontana, Foti, Misuraca, Cannella, Giammanco, Catanoso e il modicano Nino Minardo, da sempre schierato a favore del ponte.

I parlamentari siciliani ritengono che «è indispensabile dirimere la situazione di generale confusione» derivante dalla recente decisione del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che ha messo nero su bianco riguardo ai 1.624 milioni di euro assegnati nel 2009 alla Società Ponte di Messina e ancora non spesi, siano invece investiti su altre opere per la riqualificazione del Mezzogiorno.

Scelta del Cipe che va nella direzione diametralmente opposta rispetto alle richieste del CdA della ´Società Stretto di Messina´, che lo scorso agosto, nel comunicare l’ennesimo posticipo della data di avvio dei cantieri, dichiarava candidamente che i costi del ponte erano lievitati a 8,5 mld (il 33% in più del preventivo 2009).

Prima del Cipe, lo scorso ottobre, era stata della Commissione europea per la rete europea dei trasporti a togliere il ponte dal Corridoio 5 Helsinki - La Valletta. Come ha dichiarato il Commissario europeo ai trasporti Siim Kallas: «Non ci stiamo impegnando sui grandi progetti come il ponte sullo stretto di Messina o il tunnel sui Pirenei. Ci impegniamo su progetti più piccoli».

Dopo le modifiche del Piano Trasporti europeo, la scelta del Cipe dello scorso 20 gennaio è stata letta come la prima mossa concreta per mettere la parola fine alla lunga storia del ponte sullo stretto, ma purtroppo fin quando non ci sarà un impegno concreto e definitivo del Governo, il rischio che il ponte rispunti fra le priorità del Paese è sempre presente.

È già successo in passato che un governo si sia opposto alla realizzazione del ponte, ma si è sempre lasciato aperto uno spiraglio. Del resto, l’ultimo governo Prodi aveva avuto la possibilità di chiudere la vicenda definitivamente. Pagando una penale di 500 milioni di euro si sarebbe, infatti, potuto sciogliere il contratto con Impregilo, la società che si è aggiudicata l’appalto per la costruzione del ponte. Ma l’allora Ministro dei Trasporti Di Pietro votò con l´opposizione, e contro il suo Governo, facendo sì risparmiare l’onere della penale, ma lasciando attivo il contratto con l´Impregilo.

Quella scelta del leader dell’Idv, a oggi ancora non del tutto spiegata, ha permesso ai successivi Governi Berlusconi di speculare sulla vicenda del ponte e di stanziare finanziamenti che potevano essere invece investiti su un reale piano di riqualificazione del Sud. Ricordiamo, ad esempio, che la rete ferroviaria siciliana è solo per il 7% a doppio binario, la percentuale più bassa d’Italia, contro una media nazionale del 45,9%.
Su questa scia di mancate decisioni e ambigue procastinazioni si inserisce l’interrogazione dei deputati siciliani del Pdl, che sperano che ancora una volta il progetto del ponte rispunti nel Piano delle Infrastrutture nazionali.

Confidiamo, invece, che il Governo tecnico, così austero nelle scelte di programmazione economica del Paese, segua la strada indicata dal Cipe e dalla Commissione Europea e metta la parola fine a questa storia, senza delegare a futuri governi di legiferare in modo definitivo sull’inopportunità di un’opera che in molti ritengono inutile e dannosa sotto ogni prospettiva economica, ambientale e di sviluppo territoriale.