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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 664
ROMA - 19/08/2011
Attualità - Riecco in piena estate la favola del ponte sullo Stretto di Messina

Dal ministro Claudio Signorile ad oggi ne è passata di acqua sotto... il Ponte!

Malgrado la grave crisi economica e finanziare di questi giorni, si continua ancora a parlare del Ponte sullo Stretto di Messina
Foto CorrierediRagusa.it

Il nuovo spunto di discussione in questi giorni arriva dal Cda della società ‘Stretto di Messina’, che ha comunicato un ulteriore posticipo della data di apertura dei cantieri e della consegna lavori, prevista per il 2018. Fin qui nulla di nuovo, visto che ad ogni comunicazione c´è sempre una posticipazione dell´inizio dei lavori. Senza volere andare indietro fino ai tempi della Prima Repubblica («nel 1988 vedremo la posa della prima pietra e nel ‘96 la fine dei lavori», dichiarazione del 1985 di Claudio Signorile, allora Ministro dei Lavori pubblici), basta ricordare, ad esempio, che nel 2004 l’amministratore della società ‘Stretto di Messina’, Pietro Ciucci annunciava: «I primi cantieri apriranno tra il 2005 e il 2006. Il ponte sullo stretto sarà pronto nel 2012». Il presidente Berlusconi nel 2009 aggiusta nuovamente il tiro, annunciando la posa della prima pietra per il 2010 e il completamento dei lavori entro il 2016. Il tutto con un costo complessivo di 6,3mld di euro.

Oggi, insieme alla nuova data di consegna, viene reso pubblico però anche un aumento sostanziale dei costi, questa volta senza la pompa magna che solitamente accompagna le notizie in materia di Ponte. Se l´ultimo preventivo (2009) si attestava intorno ai 6 mld, adesso i costi lievitano fino a 8,5 mld di euro, più del 33% di rincaro sul preventivo precedente, già lievitato abbondantemente negli anni.
Prontamente è arrivata la rassicurazione, però: pare che questo aumento dei costi non sia dovuto a modifiche del progetto, che rimane quello del 2003, bensì alle aggiunte di opere a terra, di servizio e di raccordo, per un totale di 40 chilometri, così Ciucci: ´´escludendo le nuove opere, il costo aggiornato del progetto risulta sostanzialmente invariato rispetto al progetto preliminare´´.

Ma anche se il ponte da «solo» costa quanto oggi preventivato, sono sempre necessari 8,5 mld di euro per tutta la struttura, pari a circa ad una manovra finanziaria. Secondo informazioni di massima quasi la metà dei soldi necessari dovrebbero arrivare da investimenti privati e dai mercati finanziari (cosa che sembra molto poco probabile in questi mesi di crisi nera proprio dei mercati finanziari).

Una parte della spesa la dovrebbe coprire l´Unione Europea, ma l´Ue sembra poco interessata a finanziare il progetto preferendo altre opere infrastrutturali, meno faraoniche è più funzionali. Ed infine, una parte dei soldi li dovremmo mettere noi, non con nuove tasse ma spostando i soldi da altre infrastrutture in programma come arterie ferroviarie e stradali.

E a proposito di ferrovie e strade, il Governo da sempre sostiene che il ponte è l’infrastruttura necessaria per modernizzare la mobilità del sud e garantire il rilancio economico del mezzogiorno. Di recente dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha ribadito che il ponte ´´migliorerà il sistema dei trasporti e darà impulso all´economia non solo di Sicilia e Calabria ma dell´intero Paese, proiettandolo nel contesto mediterraneo con più forza».

Sono ormai decenni che i sostenitori del ponte di Messina indicano la grande infrastruttura come indispensabile per sbloccare il cronico problema della mobilità nell’isola, dimenticando però la drammatica condizione delle strade e della rete ferroviaria del sud Italia da cui dovrebbero essere stornati parte digli investimenti a favore del ponte.

Infrastrutture dimenticate dai governi locali e nazionali da decenni a cui dovrebbero essere ridotti gli investimenti (visto che nella sostanza sono pari a zero, significa quindi posticiparli i lavori sine die) per realizzare il ponte.

Va però ricordato che in Sicilia la rete ferroviaria ha solo il 7% della rete a doppio binario, la percentuale più bassa d’Italia, contro una media nazionale del 45,9%. Una situazione drammatica alla quale nessuno mai ha voluto tentare di porre rimedio, quando invece basterebbe solo una minima parte dei soldi da impiegare per il ponte, forse anche meno del rincaro dichiarato in questi giorni, per evitare che nello stesso anno in cui la tratta Roma-Milano (600 km) è percorribile in 3 ore e 30 minuti, la tratta Messina-Ragusa (293 km) in treno necessiti di 5-6 ore di percorrenza. O addirittura che per andare da Agrigento a Siracusa (291 km) ci si impieghi dalle 5 alle 8 ore.

Da questi pochi ma incredibili esempi, è facile intuire che le patologie croniche della viabilità insulare e meridionale in genere, non sarebbero per nulla risolte da nessun ponte, anche se lo costruissero a costo zero.