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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 403
ROMA - 08/06/2011
Attualità - Perché la consultazione referendaria sia valida 25.332.487 italiani devono andare a votare

Referendum del 12 e 13 giugno, obiettivo quorum!

Il difficile percorso dei referendum. Dopo quello del 1995, nelle ultime 6 consultazioni è stato un flop, ma ora sono in gioco le sorti dell’acqua pubblica o privata, nucleare e legittimo impedimento

La campagna comunicativa sui referendum del 12 e 13 giugno ha avuto vita dura. All´inizio i quattro referendum popolari sono stati messi in ombra dalle elezioni amministrative; poi, passati i ballottaggi, giornali e televisioni, per la gran parte controllati direttamente e indirettamente dal Governo, hanno fatto di tutto per non informare o per informare male i cittadini sul voto referendario, trasformando anche questo in un voto sul Governo Berlusconi.

Nonostante i mille ostacoli i promotori dei quattro quesiti sono riusciti a fare miracoli informando gli italiani sull´importanza dei referendum, e ci sono riusciti con il passaparola, con il web, con forme di comunicazione originali e innovative. Adesso si pone l’ultimo ostacolo in questa lotta impari fra i grandi media tradizionali e la buona volontà dei tanti cittadini. Raggiungere il quorum, ovvero 25.332.487 votanti, che non sono pochi.

Non è facile portare al voto il 50 per cento più uno degli italiani. Lo dimostra il fatto che l’ultima tornata referendaria in cui si è raggiunto il quorum risale al lontano 1995 (si è votato altre sei volte dopo senza mai raggiungere il quorum). Non è facile perché fra gli aventi diritto (oltre 50 milioni e 660 mila) ci sono più di 3 milioni di italiani residenti all’estero, oltre 10 mila potenziali elettori temporaneamente all’estero che non sappiamo se torneranno in Italia per votare. Infine c’è il sostanziale gruppo di difficile quantificazione degli aventi diritto che sono lontani dal comune di residenza. Di questi l’unico dato certo sono i 17 mila che hanno chiesto di votare in un comune differente dal comune di residenza.

Quindi con circa 3milioni e 300mila italiani con difficoltà oggettive ad andare a votare, il voto dei soli elettori di area centrosinistra (quelli che sulla carta andranno alle urne il 12 il 13 giugno), non è sufficiente per raggiungere l’agognato quorum.

Per fortuna gli italiani hanno ben capito che i referendum non sono né di destra né di sinistra. Lo dimostra la posizione prese dalla Chiesa riassumibile nelle parole del segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata: «I cittadini devono esercitare responsabilità e cura perché i beni comuni rimangano e siano salvaguardati e custoditi per il bene di tutti». L’Acli, dal canto suo, ha invitato ad un´ampia partecipazione al referendum; e ha ricordato in particolare che «l´acqua non è solo un ´bene´, ma un ´dono´ essenziale per la vita dell´uomo che va ´tutelato e garantito a tutti, che non può essere sottoposto alla legge del profitto senza rigorose, adeguate e sistematiche garanzie per i più deboli e per la collettività.»

Anche la Destra di Storace, sicuramente non collocabile nell’aria politica dei partiti che hanno promosso i referendum, andrà a votare tre sì per l’acqua e il nucleare e un no per il legittimo impedimento.
La linea della Lega Nord è la libertà di coscienza. Se Bossi non andrà a votare, esponenti di primo piano del carroccio come Luca Zaia, presidente della regione Veneto, voteranno sì su acqua e nucleare.
Questo trasversalismo dimostra come su temi concreti che riguardano da vicino i cittadini, le manichee divisioni novecentesche in destra e sinistra (nella versione contemporanea più sfumata di centro-destra e centro-sinistra) oggi più che mai non riescono ad interpretare gli umori e le prospettive degli Italiani così distanti dalla politica dei palazzi e dei partiti.

Il Referendum del 12 e 13 giugno è una bella occasione per avvicinarsi nuovamente alla politica, quella partecipata e realmente democratica. Perché intendere l’acqua un bene pubblico oppure pensare un futuro energetico libero dai rischi del nucleare, non sono temi chiusi nelle vecchie scatole ideologiche e partitiche, ma sono questioni che devono interessare ed appassionare tutti. Del resto è stato proprio il primo cittadino d´Italia, il presidente Napolitano, che con poche ma efficaci parole ha ricordato che voto è un diritto ma anche un dovere di ogni italiano: «Io sono un elettore che fa sempre il suo dovere».