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ROMA - 20/03/2011
Attualità - Roma: gli ambigui rapporti fra libici e italiani. Il Colonnello: "Guerra lunga, Italia traditrice"

Guerra alla Libia, stavolta l’Italia non salverà Gheddafi

La bufala dei missili su Lampedusa nel 1986 e la telefonata del governo «amico» che informava dell’imminente bombardamento americano contro il rais, durante il quale morì la figlia Hanna Foto Corrierediragusa.it

È guerra nel Mediterraneo. Operazione "Odissey Dawn" (L´Alba dell´Odissea) è partita. Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Danimarca, Francia, Canada e Spagna insieme per fermare Gheddafi. Il via all´attacco è stato deciso dopo il vertice di Parigi tra Onu, Stati Uniti, Ue e Paesi arabi. La Germania resta fuori mentre Cina e Russia hanno manifestato la loro contrarietà all´azione militare. L´Italia mette a disposizione della coalizione sette basi. Fra le quali quella di Trapani Birgi, che secondo quanto dichiarato dal Ministro della Difesa La Russa, è pronta a far decollare aerei da bombardamento in un quarto d´ora.

Ma Gheddafi rilancia: "Sarà un inferno per voi. Tutta la nostra gente è armata, vi distruggeremo.» Le accuse più pesanti sono rivolte all´Italia colpevole, secondo il rais, di avere tradito la Libia e i patti d´amicizia siglati fra due paesi. Nel frattempo non ci sono novità sul rimorchiatore italiano bloccato ieri pomeriggio al porto di Tripoli con a bordo otto italiani, due indiani e un ucraino. Secondo quanto riferito dalla Farnesina, al momento non è possibile fare nessun tipo di valutazione.

Gli accadimenti di queste ore, riportano la memoria al lontano 15 aprile del 1986, quando intorno alle 17 due missili libici furono lanciati contro Lampedusa senza causare per fortuna alcun danno, ma aprendo una grave crisi diplomatica tra Italia e Libia. L´attacco era indirizzato alla base militare statunitense Loran, situata sull´isola, come ritorsione al bombardamento della Libia da parte degli Stati Uniti nell´operazione "El Dorado Canyon".

La sera precedente all´attacco missilistico su Lampedusa, gli Stati Uniti avevano bombardato la Libia, con l´intento di assassinare il presidente Muammar Gheddafi, in risposta all´attentato di pochi giorni prima alla discoteca «La Belle» di Berlino frequentata da soldati americani, con un bilancio di tre morti e 250 feriti. Gheddafi si salvò, ma tra le vittime dei bombardamenti vi fu Hanna Gheddafi, una delle sue figlie adottive. L´attacco missilistico su Lampedusa fu subito rivendicato. L´ambasciatore libico a Roma, Abdulrahaman Shalgam dichiarò: «I missili sono venuti dalla Libia, ma non abbiamo cercato di colpire l´Italia ma una base USA». Ma intorno a quei missili mai arrivati sulla terra ferma ci sono molti misteri.

Il 20 settembre 2005, il generale di squadra aerea Basilio Cottone, all´epoca dei fatti capo di Stato Maggiore dell´Aeronautica Militare dichiarò: «Personalmente non ho mai creduto che siano stati lanciati missili da parte libica contro il territorio italiano. Ma, poiché allora tutti lo credevano ho ritenuto di operare di conserva. La notizia del lancio dei missili per me era falsa e le azioni messe in atto volevano accreditarla. Molte organizzazioni extranazionali erano allora interessate al fatto che il governo italiano adottasse una politica di più forte chiusura nei confronti della Libia».

Molti anni prima delle rivelazioni del generale Cottone, in tanti hanno sostenuto che quei missili non sono stati mai lanciati. La nostra Marina non ne avrebbe mai trovato traccia, inoltre per molti testimone le esplosioni udite quel giorno sarebbero state in realtà provocate dal passaggio di alcuni caccia supersonici statunitensi.

Si tratterebbe quindi di una montatura voluta e sostenuta da tanti che non vedevano di buon occhio l’atteggiamento pro-arabo tenuto in quegli anni dall’Italia. Sempre Cottone dice: «Credo che l’Occidente in generale, intendo Europa ed America, era interessato che l’Italia non seguisse la politica di compromesso con la Libia. Anche se ciò, in un certo qual modo, ci ha garantiti dal porci fuori dal circuito terrorista che allora imperversava in Occidente. Forse questa politica ha avuto i suoi frutti egoisticamente nazionali, ma si distaccava da quello che era l’orientamento della politica extranazionale».

Del resto perché Gheddafi avrebbe dovuto inimicarsi chi gli salvò la vita? La notizia gira da anni ma nel 2008 l´allora ambasciatore libico a Roma dichiarò: «Non credo di svelare un segreto se annuncio che il 14 aprile dell’ ´86 l´Italia ci informò che ci sarebbe stata un´aggressione americana contro la Libia. E proprio grazie a queste rivelazioni Gheddafi riuscì a salvarsi». Anche Andreotti, che nel 1986 era ministro degli Esteri, conferma che l´avvertimento ci fu. Le eclatanti rivelazioni di Shalgam arrivano nel 2008, durante un convegno presso la Farnesina sul trattato di amicizia italo-libico appena siglato.

Al tavolo del convegno sedevano, oltre a Abdulrahaman Shalgam, anche Seifif al-Islam, figlio di Gheddafi, Shukri Ghanem, presidente della compagnia nazionale libica petrolio Noc, insieme con il Ministro degli Esteri Frattini l´ex ministro Pisanu e tutta l´imprenditoria italiana che conta.
A quel convegno prese la parola anche Seif, ritenuto il Gheddafi più riformista e aperto all´occidente: «Non parliamo del passato, ma del futuro: gli artigiani italiani tornino in Libia. Tornino i servizi, i bar, le imprese piccole e medie imprese – continua Seif - Vorremmo vedere forze militari italiane e libiche fare esercitazioni congiunte».

Oggi i nostri caccia sono pronti ad attaccare Tripoli, gli strani e opachi rapporti che da decenni legano il nostro paese alla Libia forse saranno definitivamente troncati e questa volta forse nessun telefono squillerà per salvare il rais.