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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 1048
ROMA - 15/01/2011
Attualità - Roma: i dubbi di Wikileaks sull’utilità del ponte

Ponte sullo Stretto: fame d’appalti, chi arriverà prima?

"La consegna del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina, avvenuta nel pieno rispetto dei tempi previsti – ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli - segna una tappa fondamentale per la realizzazione dell’opera". Anche per la criminalità organizzata?

Secondo i dispacci resi pubblici in queste ore da Wikileaks, il ponte sullo Stretto "servirà a poco senza massicci investimenti in strade e infrastrutture in Sicilia e Calabria. E la Mafia potrebbe essere la prima beneficiaria di questa opera, di cui si parla da decenni. Il ponte potrebbe essere una miniera d´oro per la criminalità". Queste sono le parole di J. Patrick Truhn, console generale Usa a Napoli, in un dispaccio del giugno 2008 per informare il Governo statunitense sullo stato della criminalità in Italia.

Le parole di Truhn purtroppo non rivelano niente di nuovo. Il console americano riporta dubbi e impressioni già sollevate da tanti nel nostro Paese, ma che non hanno trovato nella stampa la giusta eco per far sì che si alzasse i livello d’attenzione dell’opinione pubblica su questo tema. Già nel 1998 la Direzione investigativa antimafia (Dia), in un comunicato Ansa, si dichiarava: «preoccupata dalla grande attenzione della ‘ndrangheta e di cosa nostra per il progetto relativo alla realizzazione del ponte sullo Stretto».

La Dia, nella sua seconda relazione semestrale per l’anno 2000, era tornata sull’argomento con una più approfondita valutazione: «Terreno fertile ai fini della realizzazione di infiltrazioni mafiose nell’economia legale è rappresentato dal progetto di realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, al quale sembrerebbero interessate sia le cosche siciliane che calabresi».

Nello stesso anno, il ministro dei Lavori Pubblici, Nerio Nesi, commissionava al centro studi Nomos Csl (Centro studi per la legalità) uno studio sul cosiddetto «Impatto criminale del ponte». Il rapporto era poi stato consegnato al Governo allora in carica all’inizio del 2001. Resterà chiuso in un cassetto. Nonostante la secretazione, è stato possibile venire a conoscenza di alcuni dei passaggi chiave: i ricercatori del Nomos confermavano i sospetti avanzati dalla Dia, valutando lo Stretto di Messina come un’area ad alta densità mafiosa. I ricercatori del Nomos parlavano, in particolare, di un «danno atteso», in cui si prefigurva un rapporto di «cooperazione» tra le cosche: si riteneva infatti plausibile un vero e proprio «accordo di cartello» tra i vertici delle cosche di ambedue le regioni per l’accaparramento di appalti e sub appalti.

Gli organi di Governo interessati alla costruzione del ponte, hanno tentato in più occasioni, nel corso del tempo, di sminuire il problema, ribadendo come la situazione fosse sotto controllo, ma la Dia ha sempre continuato a denunciare il problema: «Indubbiamente la prossima realizzazione di importanti opere pubbliche di interesse nazionale, fra cui il ponte sullo Stretto di Messina, non mancherà di rappresentare, per le organizzazioni criminali, un’occasione propizia per tentare di infiltrarsi nel tessuto socio-economico e di arricchirsi con i cospicui fondi all’uopo stanziati (…)

Lo stretto collegamento tra le organizzazioni peloritane e quelle reggine, nonché la scelta strategica di «cosa nostra» di trarre profitto dagli stanziamenti per i pubblici appalti induce a ritenere che le cospicue risorse finanziarie destinate alla prevista realizzazione del ponte sullo Stretto attireranno l’interesse delle organizzazioni criminali palermitane e catanesi. E’ verosimile che le maggiori famiglie di «cosa nostra» si accorderanno con le paritetiche cosche della ‘ndrangheta per tentare di infiltrarsi negli appalti per la fornitura di beni e servizi, delegando alle locali organizzazioni la gestione «minuta» dell’attività estorsiva».

Negli ultimi anni il tema ponte sullo Stretto, nonostante annunci e conferenze stampa sull’inizio dei lavori poi mai avviati, è passato un po’ in secondo piano, da una parte per la breve parentesi del Governo Prodi, contrario alla realizzazione dell’opera, e d’altro canto anche per la crisi economica di questi ultimi anni, che dissuaderebbe chiunque dall’investire miliardi di euro in un opera così contestata. Lo scorso mese, senza particolare clamore, l’affaire ponte torna però sul tavolo della discussione politica, e immaginiamo anche su quello della criminalità.

Il 21 dicembre scorso la società Stretto di Messina ha ricevuto dal contraente generale Eurolink (capo cordata Impregilo) il progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e degli oltre 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari.

"La consegna del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina, avvenuta nel pieno rispetto dei tempi previsti – ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli - segna una tappa fondamentale per la realizzazione dell´opera. La puntualità con cui il progetto è stato definito dimostra la chiara volontà del Governo che ha ritenuto, sin dal suo insediamento, il ponte un´opera prioritaria per il Mezzogiorno, per l´Italia e l´Europa". E magari, si potrebbe aggiungere, anche per la criminalità organizzata.