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RAGUSA - 04/12/2007
Attualità - Ragusa - Stand a Ibla affollato di persone interessate

Oipa contro le pellicce. Raccolte oltre 500 firme per fermare
le atrocità sugli animali

I dati nazionali che attestano che l’80% dei consumatori è ignaro di avere acquistato capi macchiati di sangue Foto Corrierediragusa.it

La campagna nazionale Oipa contro le pellicce, svoltasi in Piazza Pola a Ragusa Ibla (nella foto lo stand), contemporaneamente a tutte le delegazioni Oipa in tutti i capoluoghi di provincia, ha riscosso enorme successo: ben 500 persone esatte hanno apposto la loro firma alla petizione Oipa indirizzata ai presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati e di tutti i gruppi parlamentari di Camera e Senato, per vietare gli allevamenti da pelliccia, che non considerano minimamente le esigenze naturali dell’animale, costretto in gabbie strettissime.

I metodi di uccisione orrendi cambiano a seconda della taglia dell’animale: per i più grossi (es. le volpi) si usa l’elettricità infilando degli elettrodi nell’ano e nella bocca o un proiettile nella nuca o il soffocamento da gas; per i più piccoli (es. visoni) si utilizza un colpo di martello sul muso o un chiodo conficcato nella fronte o si annega l’animale precedentemente tramortito; altri metodi diffusi sono l’avvelenamento con stricnina e il soffocamento con il cloroformio.

Il più atroce di tutti è il mercato cinese, in quanto gli animali vengono scuoiati vivi dopo essere stati sbattuti una o due volte in terra, essere stati privati dei moncherini anteriori o posteriori, segati a carne viva o tagliati con accetta, per poi sentirsi strappare via lentamente il mantello, ed essere, infine, gettati, ancora vivi e coscienti, su camion pieni di altri animali (procioni, cani, gatti, ecc.) privi della loro pelliccia, agonizzanti.

I dati nazionali che attestano che l’80% dei consumatori è ignaro di avere acquistato capi macchiati di sangue può essere confermata dalla nostra sezione provinciale: tantissime persone con cappotti bordati di pelliccia vera hanno firmato la petizione dicendosi contro le pellicce e pensando erroneamente di indossarne una ecologica.

«La campagna informativa ha dunque centrato pienamente il suo obiettivo - ha detto la delegata provinciale Oipa, Valentina Raffa - quello di informare quanta più gente possibile. Tutti coloro che non sapevano di indossare una pelliccia vera hanno dichiarato che d’ora in poi faranno grande attenzione alle etichette.

Non sempre, infatti, bisogna prestare fede al ?made in Italy, o altro’ indicato nell’etichetta, la quale riporta semplicemente la provenienza del prodotto finale, che però è la risultanza di pezzi assemblati (bottoni, cerniere, pellicce, ecc.) di diversa provenienza e nella maggior parte dei casi, a meno che non ci sia un’etichetta specifica che attesti il contrario e dunque la provenienza da allevamenti da pelliccia, i pellicciotti di rifinitura bordi provengono dal mercato cinese, le cui atrocità sono documentate sui siti www.nonlosapevo.com o www.petatv.com che consiglio solo ai più duri di stomaco, perché attestano un mondo che non rispetta la vita, lontano da qualsivoglia barlume di sentimento, un orrore senza eguali.

L’Oipa è soddisfatta della sensibilità mostrata dalla gente sperando che questo, in quanto ad acquisti, sia un Natale etico e consapevole ».