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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 665
RAGUSA - 01/05/2010
Attualità - Ragusa: la proiezione del filmato al cinema Lumiere

Il documentario sul Parco degli Iblei per capire

"Bisogna fare uno sforzo in più. Non bisogna soltanto guardare ma bisogna vedere"
Foto CorrierediRagusa.it

"Il Parco degli Iblei? Già esiste. Bisogna fare uno sforzo in più. Non bisogna soltanto guardare ma bisogna vedere. Solo dopo la conoscenza dell’infinita ricchezza del nostro territorio in termini di biodiversità, si può iniziare a vedere». Con queste parole il regista Vincenzo Cascone stamani in conferenza stampa ha presentato il documentario "Iblei - storie e luoghi di un parco" prodotto da Argo Software, con la produzione esecutiva di Extempora.

Il produttore Renzo Lo Presti e lo stesso regista hanno tenuto una conferenza stampa per spiegare le finalità del video che nell´edizione commerciale avrà anche dei ricchi contenuti extra con una serie di ulteriori interessanti interventi.

Ma perché un´azienda che si occupa di informatica ha pensato di produrre un documentario che parla di ambiente e territorio? A rispondere è stato lo stesso produttore Renzo Lo Presti, tra l´altro presidente di Argo Software. "Noi riteniamo che la credibilità e la qualità dei prodotti di qualsiasi azienda siano strettamente legate alla qualità e alla cura che una popolazione sa attribuire al proprio territorio. È per questo che riteniamo la produzione di questo video un investimento a vantaggio dell’immagine e della credibilità dell’intero mondo produttivo degli iblei - ha detto Lo Presti - Il Parco Nazionale rappresenta in questa fase l’occasione unica e irripetibile, il parco non solo della natura selvaggia, che tuttavia c’è ed è quella delle cave e dei boschi, ma è anche il parco dove lavorano e vivono i nostri agricoltori, che sono poi quelli che hanno fatto la storia di questa terra, custodi del territorio".

Un parco da cui non occorre fuggire in modo preconcetto perché non interesserà le aree agricole o quelle dove vi sono gli insediamenti zootecnici, se non nella zona A che comunque rappresenta il 3% dell´intera perimetrazione. "Ecco perché occorre una consapevolezza diversa, che in questo caso è arrivata dalla società civile piuttosto che dalla politica, per continuare ad amare e proteggere il nostro territorio - ha detto Lo Presti - Mi auguro che il parco arrivi presto a compimento in modo da tutelare un territorio dalle tante identità, che potrebbe essere intaccato da interessi diversi". Un parco già concretamente tangibile. "Il parco c´è già - ha ribadito il regista Cascone - occorre solo fermarsi un attimo e guardare con occhi diversi, comprendendo la nostra stessa storia, la nostra stessa identità. C´è un vuoto da colmare e diventa quasi impossibile far cambiare idea ai nostri amministratori rispetto ad un parco delle nostre identità, con i mulini, i muri a secco, le cave, i segni della presenza umana sul territorio. Tante argomentazioni che bastano per portare ad uno scatto d´orgoglio verso la definitiva condivisione di un progetto. Ma a volte diventa anche imbarazzante confrontarsi con chi lo considera invece una jattura".

Interessanti gli aspetti tecnici e le scelte di contenuto del documentario che intende "attraversare il territorio" mediante una serie di saperi, coinvolgendo gli esperti per passare da un livello all´altro, dall´antropologia all´archeologia, dalla botanica alla geologia, fino al paesaggismo proposto con l´intervento di due grandi personaggi, il pittore Piero Guccione e il fotografo Giuseppe Leone.

"Un video - ha detto ancora Cascone - per esprimere la complessità del territorio, per un parco che potrà essere il più grande d´Italia, il più antropizzato. Una questione di consapevolezza e volontà". Il documentario dura un´ora e nasce dalla sintesi di oltre 150 ore di girato, due anni di lavorazione, sei mesi di studio preliminare, analizzando il territorio compreso tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania. Sono stati impiegati tre mesi per il montaggio curato da Vincenzo Cascone e Piero Sabatino.

Entrambi, assieme a Marcello Bocchieri e Giuseppe Tumino, hanno curato anche le riprese. Le musiche sono composte ed eseguite da Vincent Migliorisi, musicista e autore, che ha realizzato e arrangiato l’intera colonna sonora del documentario. Il film si avvale della partecipazione straordinaria di Carmelo Salemi, che suona il friscaletto, il flauto di canna utilizzato dagli antichi pastori greci.

Il brano di chiusura «Cantu l’amuri» è interpretato da Guglielmo Tasca. Il documentario si arricchisce dei contributi di artisti e personaggi autorevoli: in ordine di apparizione Rosario Ruggieri (geospeleologo), Iolanda Galletti (biologa), Paolo Uccello (etnoantropologo), Antonino Duchi (biologo), Gianni Insacco (naturalista), Carmelo Salemi (musicista), Annamaria Sammito (archeologa), Lorenzo Guzzardi (archeologo), Giovanni Distefano (archeologo), Paolo Nifosì (storico dell’arte), Piero Guccione (pittore), Rosario Acquaviva (antropologo), Mario Giorgianni (architetto), Paolo Tiralongo (storico del paesaggio), Giuseppe Leone (fotografo), Sonia Alvarez (pittrice), Luca Lo Presti (dottore forestale), Tonino Perna (docente di sociologia economica), Longino Contoli (biologo), Michele Adorno (naturalista), Saro Cuda (guida naturalistica.