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RAGUSA - 24/03/2010
Attualità - Ragusa: cassonetti di nuovo pieni, è ora di prendere decisioni serie

Mezza provincia nel letame: dall´Ato ai comuni, responsabili da rimuovere

Ogni due mesi il problema si ripete. I comuni non versano e l’Ato non ha 30 mila euro per pagare 5 operai. In uno Stato civile e di diritto un amministratore incapace si solleva dall’incarico: in Sicilia no
Foto CorrierediRagusa.it

Non siamo ai livelli di Napoli e di Palermo, ma le premesse per arrivarci ci sono tutte a guardare i cassonetti dell’immondizia di Vittoria e dei comuni che scaricano in contrada Pozzo Bollente. In uno Stato civile e di diritto i responsabili di questo immane degrado sarebbero stati rimossi dalle cariche per incapacità nella gestione della cosa pubblica. Con l’interdizione perpetua dal ricoprire incarichi pubblici, soprattutto in attività correlate all’igiene e alla salute dei cittadini.

Presidenti di Ato, sindaci e amministratori, chiunque, per la parte di (in)competenza, contribuisce a rendere un letamaio città che non hanno mai spiccato per pulizia e decoro, ma che neanche si possono definire da terzo mondo grazie al lavoro puntuale e giornaliero svolto dall’Amiu e da altri gestori.

I comuni non pagano l’Ato, l’Ato non paga la Icom, la Icom non paga gli operai, 5 in tutto, senza stipendio da due mesi, 20-30 mila euro all’incirca, (per finanziare un cabaret 30 mila euro si trovano nel salvadanaio), capaci di mettere in ginocchio una città di 60 mila abitanti. I cassonetti stracarichi di letame traboccano a ogni angolo di strada, sotto le finestre di cucine, camere da letto o di gente ammalata che deve tenere tutto chiuso per non fare entrare il fetore.

Il resto lo fanno i randagi, la notte, per sopravvivere. Sventrano i sacchetti di plastica alla ricerca di avanzi di cibo, ossa e ritagli di carne che le macellerie scaricano come se nulla fosse. Per cani e gatti non tutte le crisi vengono per nuocere. E sulle strade si sparpaglia di tutto: dai pannolini per bambini a quelli per adulti. E c’è da sperare che il solito piromane non bruci i cassonetti danneggiando anche le facciate di chi ha la sventura di sopportare il cassonetto davanti la propria casa.

Il solito déjà vu. Va avanti da più di un anno. Dall’insediamento del prefetto Carlo Fanara, quando intervenne duramente per risolvere il problema entrando in conflitto istituzionale con il sindaco Giuseppe Nicosia. Da allora, la protesta degli operai della Icom giunge puntale ogni due mesi come una qualsiasi fatalità.

Per fortuna non succede nulla, perché i rischi di andare incontro a seri problema d’ordine pubblico ci sono tutti. E per qualcuno sarebbero guai, perché dovrebbe pagare salato e per sempre: andando a casa. Se i sindaci non hanno soldi, si dimettano e facciano governare un commissario.

Fuori da ogni responsabilità gli operai, i cui salari sono sacri per dar da mangiare ai familiari. Ogni due mesi è stato d’agitazione. Appena scatta il sessantesimo giorno di ritardo nel pagamento del salario, i cancelli si chiudono e i camion dei comuni che vanno a scaricare a Pozzo Bollente rimangono fuori.

La filastrocca dura da quando i super morosi, i comuni di Modica, Scicli, Ispica e Pozzallo non pagano un euro all’Ato; Vittoria e Comiso versano qualche acconto ogni tanto. Ragusa, al cospetto della provincia, sembra un’oasi felice.

Giunge voce che dalla Regione debbano arrivare i commissari nominati dal Dipartimento regionale per i rifiuti e le acque con lo scopo specifico di recuperare i soldi che i comuni devono versare all’Ato. Speriamo che arrivino presto, perché ogni mese che passa la situazione s’aggrava. Dove finiscono i soldi delle tasse che i cittadini pagano per avere un servizio decente nella raccolta rifiuti? Come mai i comuni della riviera orientale della provincia non sono in condizioni di versare qualcosa all’Ato come fanno le altre amministrazioni locali?

Da ricordare, infine, che fra qualche mese la discarica vittoriese sarà satura e non potrà accogliere più spazzatura da nessuna parte provenga se non si corre urgentemente ai ripari come ha già sollevato, ultimo per tutti, Giuseppe Mustile, nel denunciare le precarie condizioni igienico-sanitarie che gli abitanti di quella contrada sono costretti a sopportare.