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RAGUSA - 17/11/2009
Attualità - Ragusa: quando si dice "prendere una decisione chiara"

Mauro si dimette da presidente del consorzio? Sì, no, forse...

Da giugno ad oggi Mauro ha cambiato idea almeno tre volte

E Giovanni Mauro sfoglia la margherita. Mi dimetto o non mi dimetto? Vado con Catania o faccio il quarto polo ? Chi lo frequenta riferisce che in questi giorni il buon Giovanni si è stufato di fare il presidente di un Consorzio che non ha soldi, che deve tamponare proteste di docenti e studenti, che deve fare la spola tra Roma, Catania, Enna e Siracusa.

Da giugno ad oggi Mauro ha cambiato idea almeno tre volte; prima ha combattuto la battaglia contro Catania per restare nell’ambito dell’ateneo etneo reclamando la piena titolarità della presenza di Ragusa all’interno dell’università di Catania, poi ha ammiccato a Messina e bussato alle porte della Cattolica, della Federico II di Napoli e di quanti si dicevano disponibili a venire a Ragusa, poi ha abbracciato in toto il progetto quarto polo trovando solo qualche tiepido sostegno.

Franco Antoci non si è sbracciato al di là dei comunicati di rito, gli industriali pensano alla crisi, la Kore pensa ad andare avanti e Siracusa sta pensando per sé. Mauro è nel fortino di fort Apache e cerca di uscire indenne e con onore da una situazione che non ha grandi prospettive perché la crisi dell’università italiana è tutta lì e pensare al quarto polo con una classe dirigente che pensa in proprio ed all’orticello di casa è quanto meno azzardato.

Hanno ragione dunque di essere seriamente preoccupati gli studenti di lingue che hanno investito le proprie capacità sui loro studi a Ragusa e le loro famiglie che li hanno sostenuti quando dicono che vogliono concludere i loro corsi a Ragusa. Perché la prospettiva al momento è questa, alla politica ed ai consorzi restano solo le parole ed i progetti.

I PROBLEMI DELLA FACOLTA´ DI LINGUE
Università in subbuglio. Gli studenti del corso di laurea in lingue sono in agitazione, il consorzio non ha onorato il suo debito con Catania ed il rettore Antonio Recca minaccia di tagliare i corsi per il prossimo anno accademico.

E’ un quadro molto precario quello che è emerso dalla assemblea degli studenti di Lingue ancora in stand by visto che le lezioni non sono neppure iniziate. Non se ne parlerà prima della fine del mese perché i bandi per le assegnazioni degli insegnamenti ai docenti sono state pubblicati appena qualche giorno fa.

Gli studenti non ci stanno anche perché accusano il consorzio di non avere soddisfatto nessuna delle richieste avanzate lo scorso anno e la situazione è rimasta tale e quale and onta delle garanzie date. Gli studenti si sono rivolti al rettore perché il loro diritto allo studio venga garantito a Ragusa ed i loro diritti siano riconosciuti. Anche Nunzio Famoso, preside a Lingue ha chiesto che il consorzio venga subito messo in mora per le inadempienze del consorzio e per le difficoltà didattiche oggettive , segnalate peraltro dai docenti stessi. La facoltà di lingue è insomma a rischio ed il rettore ha annunciato sue determinazioni in merito alla luce delle determinazioni ufficiali del consiglio di facoltà. I rapporti tra ateneo e consorzio sono ormai sul filo del rasoio alla luce della presa di posizione ufficiale del rettore sui pagamenti che Ragusa avrebbe dovuto a Catania.

Giovanni Mauro, presidente del consorzio, tuttavia tiene duro ed annuncia di voler chiedere i danni al rettore Antonio Recca per il mancato rispetto degli accordi per Lingue. Mauro si muove a tutto campo ed ha in programma per la prossima settimana un incontro per dar vita al quarto polo universitario con Siracusa e la Kore di Enna, avendo constatato l´impissibilità di un rapporto sereno e collaborativo con Catania.

L´ateneo catanese già a fine ottobre attendeva la tranche di un milione 589mila euro che era stata fissata ma Ragusa è risultata inadempiente. Il consorzio da parte sua ritiene di avere diritto ad una compensazione per i costi già sostenuti ma il rettore avrebbe voluto comunque un pagamento «Avrebbe costituito – dice Antonio Recca- un segno di doverosa attenzione nei confronti dell’ateneo che non è più in condizioni di anticipare somme per lo svolgimento delle attività didattiche e scientifiche presso le reti decentrate».