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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:06 - Lettori online 1491
RAGUSA - 05/10/2009
Attualità - Ragusa: 3 anni dopo i fatti, la sentenza del giudice Ignaccolo dà ragione a funzionari sanitari

Prosciolti due dipendenti denunciati dall’ex Ausl 7

Al bar con macchina di servizio in orario di lavoro e senza aver timbrato il cartellino. L’avv. Barone: "Il mio cliente Puglisi ha subito mobbong, altro che truffa e peculato!"
Foto CorrierediRagusa.it

I due funzionari della ex Ausl 7 (oggi Asp)(nella foto la sede di piazza Igea), Giovanni Puglisi e Giuseppe Iacono, che erano stati denunciati dall’azienda per presunti reati di peculato e truffa in concorso, sono stati prosciolti dal Tribunale di Ragusa. La sentenza del Giudice dell´udienza preliminare Vincenzo Ignaccolo è del 17 giugno, depositata il 22, ma la notizia è rimbalzata in questi giorni, dopo che della vicenda ne ha parlato in qualche modo persino Roberto Galullo su Rai24 nella trasmissione radiofonica dal titolo «Un abuso al giorno toglie il medico d’intorno».

I due funzionari, uno di Santa Croce Camerina e l’altro di Ragusa, per i quali il sostituto procuratore Monica Monego aveva chiesto il rinvio a giudizio per essersi allontanati dal posto di lavoro senza aver timbrato il cartellino e per avere utilizzato la macchina di servizio per ragioni esclusivamente personali in concorso, sono stati prosciolti perché il «fatto non costituisce reato» e perché il «fatto non sussiste». Gli addebiti contestati si svolsero il 13 giugno del 2006, 3 anni fa.

L’ex direttore dell’Ausl Fulvio Manno ha portato in questi giorni la vicenda all’attenzione di Rai 24 e persino del ministro Renato Brunetta, manifestando all’uomo che combatte gli abusi nella pubblica amministrazione tutto il suo «sbalordimento» per una sentenza che assolve «i due imputati, sebbene la richiesta di rinvio a giudizio del pm, sostenendo che la pausa caffè entro la mezz’ora non costituisce reato e che l’utilizzo della macchina dell’azienda non è peculato perché in fondo la vettura è stata riportata». L’azienda nella lettera al ministro inviata il 7 agosto scorso ha preannunciato di voler proporre impugnazione per il tramite dell’avvocato Vittorio Cassì.

La sentenza in qualche modo tranquillizza i dipendenti della pubblica amministrazione che nell’arco della giornata usufruiscono di una breve pausa caffè che non superi la mezz’ora e che utilizzano un mezzo aziendale a condizione che lo riportino subito in sede.

I due funzionari (difesi dagli avvocati Guglielmo Barone, Monica Devita e Nitto Rosso del foro di Ragusa), nelle loro lettere di giustificazione hanno sostenuto che il 13 giugno del 2006 i fatti si svolsero in maniera diversa rispetto alla tesi che sosteneva l’accusa. Un funzionario dichiarò che dovendosi recare presso alcune strutture dell’azienda per la rilevazione di beni non più in uso, incontrò per caso un collega che gli propose, nell’attesa di un altro collega che tardava ad arrivare, di andare a fare colazione presso un bar di via Archimede, dove è stato difficile trovare un parcheggio. L’altro funzionario ha sostenuto, invece, che si era recato a fare colazione obbligatoriamente a quell’ora dovendo assumere dei farmaci per seguire la terapia del medico.

Sulla vicenda interviene l´avvocato Guglielmo Barone, difensore del funzionario Giovanni Puglisi, mentre l´altro dipendente prosciolto, Giuseppe Iacono, è stato difeso dall´avvocato Monica Devita. "Intervengo perchè non passi l´idea che i pubblici dipendenti possano lasciare l´ufficio quando e come vogliono e rimanere impuniti. In questa circostanza debbo rilevare che il mio cliente proprio quel giorno aveva effettuato ben 9 ore di lavoro, motlo di più di quello previsto dai contratti. La sentenza del giudice va letta fino in fondo, laddove si lasciano intendere atteggiamenti di mobbing nei confronti dei due dipendenti: "...non appare estraneo alla vicenda un rilievo strumentale della denuncia, considerato il contenzioso altamente conflittuale esistente tra il Puglisi l´azienda di cui egli è dipendente (con particolare riguardo ai dirigenti in posizione verticistica), siccome documentato agli atti, e che ha visto l´imputato in varie occasioni prevalere".