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RAGUSA - 05/07/2009
Attualità - Catania: a convegno i maggiori specialisti della chirurgia plastica e della medicina estetica

Catania: medicina estetica, quando il botulino va bene

Seconda tappa di un «road-show» che toccherà diverse città nel corso dell’anno Foto Corrierediragusa.it

La bellezza incontra Catania: seconda tappa di un «road-show» che toccherà diverse città nel corso dell’anno, per festeggiare l’Anniversary del botulino, che nel 2009 compie 20 anni, e parlare di Juvederm Ultra, dermal filler con lidocaina.

Le donne siciliane sono tra quelle che più tengono alla loro bellezza, donne con un fascino particolare riconosciuto in tutto il mondo, fascino che coltivano con grande sapienza, con trattamenti naturali. Le donne siciliane sono eleganti, raffinate, attente al loro look, ma non amano stravolgere il proprio aspetto. Abituate ad apprezzare il proprio fascino peculiare, chiedono di avere un aspetto sano e riposato.

«Non vogliono mandare indietro le pagine del calendario» spiega il professor Rosario Perrotta, docente associato di chirurgia plastica dell’Università di Catania, «ma dimostrare in maniera coerente la propria età. È un fatto culturale, molto positivo».

Gli fa eco il professor Nicolò Scuderi, docente ordinario di chirurgia plastica dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, «Le donne siciliane sono straordinarie, ricche di personalità; proprio per questo non vanno omologate con trattamenti di chirurgia standard. Si dividono in due grandi gruppi: le mediterranee ‘doc’, dalla carnagione ambrata e i capelli scuri, e le ‘normanne’, bionde, diafane, esili. Entrambe affascinanti, chiedono interventi completamente diversi:
rallentare i segni del tempo sul volto e alleggerire i contorni della parte bassa del corpo le prime, aumentare il seno e valorizzare il decoltè le seconde».

Per ciò che riguarda i trattamenti estetici del viso si pensa comunemente che la cute rilassata debba essere trattata riempiendo per tenderla. Il risultato è quello di ottenere un volto finto, quello che viene
chiamato ‘effetto museo delle cere’: pelle troppo tesa, zigomi a palla perché gonfi di acido jaluronico, volto inespressivo e sguardo vitreo.

«Nessuno strumento, dal bisturi al più leggero dei filler, è totalmente buono o cattivo. Dipende dall’uso che se ne fa» precisa il professor Marco Gasparotti, docente master di chirurgia plastica ed estetica presso l’Università di Siena. «Le pazienti vanno educate, sono abituate a vedere le rughe e pensare che
basti cancellarle per tornare ad avere un aspetto giovane. In realtà le rughe possono rendere interessante un volto, un’espressione. Facciamo un esempio: possiamo togliere i profondi segni di espressione che vanno dai lati del naso ai lati della bocca (solchi naso-genieni), oppure quelli tra le sopracciglia
(glabellari) con il botulino. Ma sino ai 40 anni personalmente non toccherei quelle deliziose rughette intorno agli occhi che appaiono magicamente quando una donna sorride o il suo volto si illumina in una bella risata».

Inoltre, limitarsi a togliere le rughe da una pelle non curata, con esiti di acne, grana grossa e aspetto lucido diminuisce di almeno il 30-35% il risultato del filler o del botulino: «Sarebbe come dipingere un bel quadro su un muro scrostato» conferma il professor Rosario Perrotta. «Le labbra e la bocca sono
un punto nevralgico della seduttività della donna del Sud e così lo sguardo molto intenso».

«Il botulino – continua il Prof. Perrotta – secondo molti sondaggi, è il trattamento più gradito da entrambi i sessi e in tutte le fasce di età previste nelle sue indicazioni». E non a caso si parla di un range dai 18 ai 65 anni. Anche soggetti molto giovani infatti presentano segni e rughe dovuti a caratteri
ereditari e a quel particolare tipo di rughe chiamate «dinamiche» in quanto dovute ad un’eccessiva attività muscolare.

Segni che in un volto giovane possono costituire un disagio più o meno accentuato giacché nessuno gradisce che la propria età biologica non corrisponda a quella percepita, l’età mentale, che attribuiamo a noi stessi. Un equilibrio infatti, sostengono anche gli psicologi, si raggiunge anche quando le due età si sovrappongono, facendo sì che l’individuo ottenga una sorta di «coerenza interna».