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RAGUSA - 23/06/2009
Attualità - Catania: interessante convegno Ami sulla «Mediazione professionale»

«Mediatore familiare» per una separazione indolore

Esiste in Usa, Canada, Inghilterra e Francia: sconosciuto in Italia. L’Associazione matrimoniliasti italiani sollecita l’istituzione
Foto CorrierediRagusa.it

"Tra moglie e marito non mettere dito" si diceva in passato. In taluni casi, anche oggi, conviene applicare il detto. Se ne facciamo una questione giuridica, forse le cose sembrano un po’ diverse. Pare sia necessario, nel momento in cui un progetto di vita matrimoniale entra in crisi, oltre al dito, dare una vera e propria mano d’aiuto ai coniugi affinché i toni di una eventuale separazione giudiziale possano assumere le forme di un dialogo civile, conciliante ed evoluto. Ma fino a che punto si può fare in modo di contenere gli effetti di una lite matrimoniale per renderli meno lesivi sia per i coniugi sia per i figli stessi, laddove presenti e minorenni? Ecco che si parla di «Mediazione Familiare".

Oggi è possibile affiancare alla tradizionale figura dell´avvocato difensore della parte, una nuova figura professionale, ovvero quella del "mediatore familiare" che purtroppo in Italia è poco conosciuta e considerata. A questo problema ci hanno pensato le Associazioni dei matrimonialisti italiani come l´AMI di Catania, rappresentata dal presidente, avvocato Barbara Giurato e dall´avv. Renato Chizzoni, segretario.

A tal proposito è stato organizzato un convegno di studi a S. Agata Li Battiati presso il Centro Incontro Comunale dal tema "Il sempre verde", per dibattere e discutere riguardo a questa figura di professionista particolare che purtroppo in Italia non gode ancora di un "albo professionale" in cui collocarsi.

Relatori del convegno sono stati l´avv. Giovanni Galati, sindaco di S.Agata Li Battiati, l´avv. Vincenzo Geraci, presidente del Consiglio dell´Ordine Forense di Catania, la dott.ssa Marina Moleti, Presidente della I sez. Civile del Tribunale di Messina, il dott. Paolo Bonarrìo, neuropsichiatra, mediatore familiare, presidente associazione "Il difensore della famiglia dell´infanzia
e dell´adolescenza", l´avv. Francesca Panarello, Giudice di Pace di Messina e per finire la dott.ssa Maria Concetta Bologna, Consigliere "AIMeF Sicilia", presidente del Centro Europeo per la Famiglia e la Mediazione.

Magistrati, avvocati e psicologi ma anche numerosi insegnanti e addetti dei servizi sociali a confronto per parlare di una figura professionale che nasce negli anni 70 in Usa e in Canada e si diffonde in Inghilterra nel 1978, in quanto
prevista dal Family Act, paese in cui addirittura si prevedono incontri formativi per chi volesse accedere a pratiche di divorzio. Infine la mediazione arriva in Francia dove è stata redatta una carta di formazione dei mediatori.

Il nostro paese, purtroppo, è ancora l´unico Stato in cui la figura del mediatore professionale è poco conosciuta. Il mediatore professionale è un professionista che aiuta i coniugi a far fluire nel modo più indolore una lite coniugale agevolando tra essi il dialogo. Per ciò è una figura che si distacca dall´avvocato classico difensore della parte che invece persegue il fine, sia pure deontologico, dell´interesse del cliente ad una vittoria senza condizioni.

"Un tempo avevamo il civilista che andava dietro il penalista nelle cause di separazione"- dice l´avv. Geraci - Oggi l´Italia è uno dei pochi paesi che non ha un Giudice di Famiglia. Sarebbe necessaria una riforma, per un codice di famiglia schizoide come il nostro. L’Ami può fare da stimolo a questo. Oggi si avverte la necessità di una "Pretura della Mediazione". Prima l´avvocato era solo difensore della parte ed è ancora così. Ma il mediatore non è solo un avvocato. Anzi nella mediazione, secondo il giudice Moleti, proprio gli avvocati dovrebbero stare lontani. Di solito sono proprio loro gli elementi più litigiosi del contenzioso familiare".

Ecco dunque la creazione necessaria di figure qualificate di mediatori, quali psicologi, psichiatri, oltre che di avvocati senza troppo miranti al guadagno, che intervenendo agevolano lo scorrere di una fase prodromica al divorzio e che inizia proprio dopo l´emanazione del tanto atteso "Decreto di omologazione". Quella fase post matrimoniale che cerca di conciliare tante esigenze, soprattutto quelle dei figli. E quest´ultimi, se minorenni, sono proprio quelli che ne fanno le maggiori spese.

A loro mostra attenzione il dott. Bonarrio, secondo cui occorre considerare riguardo ai figli minori nella fase di separazione, la valutazione degli elementi quali: "Il ruolo del padre e della madre; la salvaguardia dell´autostima dei figli; la necessità di continuare a coltivare una serie di rapporti". La mediazione si inserisce come fase processuale in un momento in cui si possono attenuare gli effetti di un conflitto disastroso dal punto di vista psicologico e materiale e la cui disciplina giuridica può essere rintracciata nell´art. 155 sexies del Codice Civile secondo comma.