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RAGUSA - 12/06/2009
Attualità - Ragusa: si è conclusa la tre giorni convegnistica

Allarme sanitario trattato nel congresso sull´immigrazione

Organizzato dall’Unita’ locale socio sanitaria 20 di Verona e dall’Ausl 7 di Ragusa sotto l’egida dell’Unione europea e dell’Iom, organismo Onu per l’immigrazione Foto Corrierediragusa.it

La cerimonia della firma della bozza di buone prassi da sottoporre all’Ue come ultimo atto del progetto europeo He.re. ha chiuso il congresso internazionale «Clandestini, salute e ritorno», organizzato nell´Hotel Terraqua di Marina di Ragusa dall’Ulss 20 di Verona e dall’Ausl 7 di Ragusa sotto l’egida dell’Unione europea e dell’Iom, organismo partner dell’ Onu per l’immigrazione.

«Abbiamo voluto riassumere il documento approvato – ha spiegato Luigi Bertinato dell’Ulss 20, leader del progetto,– e che comprende le esperienze di sedici Paesi diversi, oltre l’Italia, in un agile decalogo da consegnare alla stampa per dare la massima diffusione a questi temi di grandissima attualità, come dimostra l’attenzione con cui i media hanno seguito i lavori. Da sottolineare poi come il partenariato tra una autorità sanitaria del nord e una del sud abbia dato eccellenti risultati. E possa rappresentare un modello di lavoro nord-sud tra istituzioni della Ue e Paesi terzi».

Della stessa opinione il direttore generale dell’Ausl 7 di Ragusa Fulvio Manno, che ha sottolineato inoltre come dal congresso sia venuto «Un contributo essenziale per colmare quel buco nero nella legislazione dell’Europa del dopo Schenghen: pur occupandosi di animali e merci, la legge trascura il trasferimento di uomini». Manno ha anche annunciato che si farà promotore di un’iniziativa per invitare la Regione Siciliana ad accogliere la proposta lanciata ieri nel corso del congresso da Vincenzo Morello, medico responsabile del Cpa di Pozzallo, «di sottoporre, in armonia con il Regolamento sanitario internazionale dell’ Oms, a una serie di esami routinari gli immigrati. Ciò per scongiurare il pericolo che riesplodano in Italia malattie ormai scomparse come la tubercolosi».

Alla cerimonia della firma era presente anche il vescovo di Ragusa mons. Paolo Urso, che si è detto «Entusiasta del clima respirato in questo congresso internazionale per la passione emersa dal confronto tra esperti, di culture e sensibilità diverse, su tematiche tanto complesse».

Al termine dei lavori è stato proiettato il documentario «Sulle tracce dell’intercultura» realizzato dagli studenti del Liceo di Scienze sociali di Ragusa che, coordinati dal regista Giuseppe Tumino, hanno messo a confronto interviste realizzate con immigrati stranieri in Sicilia e con siciliani emigrati all’estero.

IL RESOCONTO DELLA PRIMA GIORNATA
La grande operazione con cui ieri è stata sgominata un’organizzazione criminale che ha portato in Europa 5000 migranti in tre anni è stata al centro dei commenti della prima giornata del congresso internazionale «Clandestini, salute e ritorno», organizzato nell´Hotel Terraqua di Marina di Ragusa dall’Ulss 20 di Verona e dall’Ausl 7 di Ragusa sotto l’egida dell’Unione europea e dell’Iom, organismo partner dell’ Onu per l’immigrazione.

A parlarne sia il direttore generale dell’autorità sanitaria iblea Fulvio Manno sia, intervistato dai giornalisti, il , capo della Polizia di frontiera ungherese Gergely Bajnoczi.

«Ci sono due grandi problemi – ha detto Bajnoczi - dietro quella tratta: il primo è umanitario e riguarda la situazione del popolo Curdo, il secondo, cui congressi come questo potrebbero cominciare a dare una risposta, è quello della necessità di una maggiore collaborazione tra le varie nazioni, in questo caso Turchia e Grecia, che causa problemi anche di riammissione nei Paesi d’origine».

E di collaborazione, soprattutto in materia sanitaria, tra l’Europa e i Paesi da cui arrivano i migranti si parlerà nei tre giorni del congresso, come ha sottolineato Luigi Bertinato, dell’Asl 20 della Regione Veneto, capofila del progetto He.re..

«Il progetto – ha detto - di cui il congresso rappresenta la final conference, è nato da un bando eruopeo del 2006 grazie a cui abbiamo potuto confrontare le strategie socio-sanitarie in atto a Verona e in Veneto per l’assistenza agli immigrati provenienti prevalentemente dall’est e che oramai costituiscono il 10% della popolazione, con quelle dell’Ausl 7 di Ragusa, con migranti provenienti in prevalenza dal Mediterraneo. Ne è scaturito un modello di lavoro che stiamo proponendo all’Europa per essere inserito nelle raccomandazioni finali del progetto, che già contengono le esperienze dei partner provenienti da altri sedici Paesi, tutti presenti al congresso».

A chi mostrava curiosità per il sodalizio stretto tra un’azienda sanitaria siciliana e una del nord Italia, Manno ha spiegato come la Ausl di Ragusa abbia «un rapporto di collaborazione privilegiata non solo con l’Asl di Verona, ma anche con l’Azienda di Asolo. E ciò perché la nostra realtà, per modelli socio sanitari, è molto vicina a quella veneta».

«Come Ausl 7 – ha aggiunto - ci siamo sempre ispirati ai principi costituzionali nel dare assistenza alle persone immigrate, a prescindere dalla regolarità della loro posizione. Questa linea, oltre a garantire il rispetto dei diritti umani, rappresenta anche un tributo doveroso a tutte quelle comunità straniere presenti legalmente in Italia, in un’ottica di rispetto, di piena integrazione e di civiltà».

Di diritti umani ha parlato in particolare, entrando nel merito dei temi del congresso, David Reisenzein, capo unità della missione viennese dell’Iom. «Dobbiamo fare di tutto – ha affermato - per garantire i diritti umani ai migranti e quello alla salute è un diritto fondamentale, da rispettare soprattutto in caso di espulsione. Ma anche nel rientro volontario dobbiamo farci carico, nell’ottica della salvaguardia dei diritti umani, di seguire la reintegrazione anche sotto il profilo sanitario. Nei Paesi europei il migrante può accumulare una ricca storia clinica con informazioni che potranno risultare utilissime nei Paesi d’origine. Per questo potrebbe essere auspicabile la creazione di un passaporto sanitario, con informazioni mediche scritte in inglese e nella lingua del paziente, che segua il migrantre nel momento del rimpatrio».

I LAVORI DELLA SECONDA GIORNATA
Se l’Europa di Schenghen non saprà governare il processo delle migrazioni, in particolare quelle irregolari, rischia di dover fronteggiare pericolose epidemie. Lo ha detto, nella seconda giornata del congresso internazionale «Clandestini, salute e ritorno», organizzato nell´Hotel Terraqua di Marina di Ragusa dall’Ulss 20 di Verona e dall’Ausl 7 di Ragusa sotto l’egida dell’Unione europea e dell’Iom, organismo partner dell’ Onu per l’immigrazione, uno dei massimi esperti europei dell’argomento, il professor Istvan Szilard, docente dell’Università ungherese di Pecs e per anni consulente dell’Ue su questi temi.

«La paura – ha detto il prof. Szilard – presente in alcuni stati dell’Unione tra cui l’Italia, che i migranti possano essere veicolo di pericolose malattie ha qualche fondamento di verità. Ma lo è soprattutto perché i clandestini non si rivolgono alle nostre strutture sanitarie per paura di essere rimpatriati e quindi non sono controllabili. E perché le nostre nazioni non hanno ancora compreso che occorre investire in questo campo, dando una formazione anche sanitaria al personale alle frontiere e aggiornando costantemente i medici. Non si tratta solo di una questione umanitaria, ma della sicurezza e della difesa della salute dei cittadini europei, a cominciare da quelli che stanno più a contatto con gli immigrati».

Il timore è stato confermato da uno dei medici in prima linea nell’affrontare l’emergenza immigrazione, il dott. Vincenzo Morello, responsabile sanitario del Centro di prima accoglienza di Pozzallo (Ragusa).

«L’impatto – ha spiegato – di malattie in Italia ormai da decenni scomparse, come la tubercolosi, la difterite, la lebbra, la sifilide, potrebbe rivelarsi disastroso e in pochi anni potremmo assistere alla ricomparsa massiva di certe affezioni, per le quali non si vaccina più, con gli effetti che tutti possiamo immaginare. Ecco perché è indispensabile che l’Europa, proprio per difendersi, investa in indagini diagnostiche, oltre che ovviamente in cure, sugli immigrati. Per accertare se un immigrato è affetto da tubercolosi, per esempio, basterebbe un’intradermo reazione, un esame da pochi euro. Invece i protocolli non lo prevedono».

Il congresso, che rappresenta la final conference del progetto He.re. messo a punto da Ulss 20 di Verona e Ausl 7 di Ragusa, ha visto oggi anche gli interventi di Giorgio Terranova, dirigente dell’Ufficio Stranieri della Questura di Ragusa, di Fortunato Miceli della sezione immigrazione dell’Ausl 7 iblea, di Simona Moscarelli di Iom Roma e di Anastasia Leontopolu della Ong greca Praksis.