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RAGUSA - 24/04/2009
Attualità - Ragusa: in cerca di ragusani sparsi nel mondo

In Paraguay si parla ragusano: 10 mila gli iblei

Sebastiano D’Angelo ci racconta chi sono e che fanno: «Portano cognomi iblei e in prevalenza provengono da Ragusa e Comiso»

Gira il mondo in lungo e in largo alla ricerca di ragusani «dispersi» per il mondo, dai quali si son perse le tracce ma non le origini. Sebastiano D’Angelo, direttore dell’Associazione «Ragusani nel Mondo», globe-trotter per secondo mestiere, è andato a scovare una nutrita delegazione d’iblei in Paraguay, esattamente ad Assuncion e a Buenos Aires. Più o meno, 10 mila!

«L’ultima missione in Paraguay- spiega Sebastiano D’Angelo- ha avuto esiti estremamente interessanti sul piano culturale e della ricerca etnoantropologica». La delegazione siciliana, oltre a Sebastiano D’Angelo, è stata guidata dal professore Marcello Sajia, ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche presso l’Università di Messina, l’esperta di emigrazione Erminia De Francesco, e da Mario Cavaleri, giornalista della Gazzetta del Sud e direttore della rivista On Line «Quisicilia», organo ufficiale dell’Assessorato regionale di riferimento. In rappresentanza del Dipartimento regionale dell’emigrazione era presente la funzionaria Angelica Leonarda.

«In Paraguay –comunica Sebastiano D’Angelo- vive una folta comunità derivata di siciliani, di terza e successive generazioni, calcolabile, secondo quanto dichiarato dallo stesso ambasciatore d’Italia Giovanni Marocco, in svariate decine di migliaia di persone. La maggior parte dei siciliani paraguagi è di origine iblea, ed ancor oggi le famiglie portano cognomi ricorrenti in provincia (Tumino, Occhipinti, Bellassai, Licitra, Alessandrello, Migliore, Scollo, La Terra, Farruggio, Modica, Ammatuna, Barresi, ecc.) Le città iblee più rappresentate sono Ragusa e Comiso, ma molti sono originari dei centri montani e del versante modicano.

Grazie all’invito della Rete regionali dei Musei, diretta da Marcello Sajia, l’Associazione Ragusani nel Mondo ha avuto l’opportuntà di attivare una prima presa di contatto con la lontana comunità iblea del Paraguay, che nella quasi totalità dei suoi appartenenti ha perso nei decenni ogni legame familiare, sociale e culturale con la terra da cui partirono i primi emigrati. Un pezzo significativo di collettività iblea, sia pure derivata, viva e presente in una lontana regione del mondo, trascurata e forse dimenticata, o forse meglio ancora semplicemente sconosciuta.

Da sottolineare in particolare il caso della lontana colonia Trinacria, distante centinaia di chilometri da Asuncion, fondata sul finire dell’ottocento da coloni ragusani, ed ancor oggi a distanza di oltre un secolo abitata prevalentemente dai loro discendenti, tutti con cognome rigorosamente ibleo.

Nel corso della missione paraguagia è stato messo in scena, con un qualificato cast artistico composto da musicisti e cantori di tradizioni popolari, fra cui in particolare il noto cantastorie Nono’ Salomone, uno spettacolo di struggente bellezza, «Vi cuntu la Sicilia», scritto e diretto dallo stesso Marcello Sajia, con una sorta di rivisitazione della Sicilia degli ultimi secoli attraverso il canto, la recitazione ed il racconto di aneddoti, spunti e squarci di leggenda e storia vera del passato isolano. Lo spettacolo è stato successivamente replicato a Buenos Aires, in Argentina.