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RAGUSA - 14/04/2009
Attualità - Ragusa: si allarga il fronte della protesta dei togati

La Camera penale aderisce alla mobilitazione dei magistrati

L’avvocato Saverio La Grua: «Il Parlamento abolisca la norma che vieta ai magistrati di prima nomina di essere pm e giudice monocratico»

La carenza di magistrati nelle Procure di Ragusa e Modica ha compiuto il miracolo di unire l’Associazione nazionale magistrati e la Camera penale di Ragusa. Divisi a Roma e altrove, insieme a Ragusa nella protesta contro il governo perché abolisca la norma che impedisce l’assegnazione alle Procure di magistrati di prima nomina.

La Camera penale di Ragua, il cui direttivo è composto dagli avvocati penalisti Saverio La Grua, Salvatore Citrella, Santino Garufi, Michele Sbezzi e Giuseppe Di Stefano, ha espresso al magistrato Andrea Reale, presidente della sottosezione dell’Anm di Ragusa e Modica, la totale adesione all’iniziativa, recentemente intrapresa, tendente a sollecitare l’abolizione della norma che impedisce l’assegnazione alle Procure dei magistrati di prima nomina.

«E’ assolutamente indispensabile- afferma il presidente della Camera Penale di Ragusa avv. Saverio La Grua- che il Parlamento abolisca, al più presto, quella norma di legge che non consente ai magistrati di nuova nomina di svolgere le funzioni di pubblico ministero e di giudice monocratico, dal momento che tale disposizione di legge ha finito con lo svuotare le Procure di magistrati, come è avvenuto a Ragusa, dove, al posto dei sei sostituti previsti in organico, ne sono rimasti solo due,con conseguente ritardo nell’espletamento delle indagini e con un consistente allungamento della durata dei processi penali».

Adesione totale, dunque, alla mobilitazione preannunciata dai magistrati. «Le eventuali iniziative di protesta che dovesse intraprendere la sottosezione dell’Anm di Ragusa e Modica- conclude l’avv. La Grua- vedranno la Camera penale di Ragusa a fianco dei Magistrati, non apparendo più sostenibile la difficile situazione di emergenza in cui si trovano quasi tutte le Procure italiane e, in particolare, la locale Procura a causa di una normativa che si è rivelata assolutamente inopportuna e che, pertanto, deve essere al più presto modificata se si vuole assicurare all’’utenza un servizio giustizia rapido ed efficiente.»


I magistrati iblei minacciano sciopero, si va verso la paralisi

Le «toghe» di Ragusa e Modica annunciano giornate di sciopero. Protestano per la carenza di magistrati del Pubblico ministero nelle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Modica e Ragusa. Dall’attuale pianta organica mancano i due terzi dei magistrati. La giustizia può attendere!

Se l’Associazione nazionale magistrati della sottosezione di Modica e Ragusa minaccia sciopero nazionale e regionale, vuol dire che il sistema giudiziario nella provincia iblea sta per implodere. Il giudice Andrea Reale, presidente dell’Associazione nazionale dei due grossi centri ragusani ha divulgato un comunicato stampa a nome della categoria dai toni piuttosto decisi. Si denuncia lo stato di precarietà in cui versa il settore. Sott’accusa, la norma di riforma che impedisce ai magistrati di nuova nomina di potere svolgere funzioni inquirenti e monocratiche penali.


«Detta situazione emergenziale- si legge nella nota- costituisce la naturale conseguenza dell’approvazione di quella norma di riforma dell’ordinamento giudiziario che impedisce ai magistrati di nuova nomina di essere destinati allo svolgimento di funzioni inquirenti e monocratiche penali».

I magistrati ragusani chiamano in causa il legislatore, perché effettui un intervento immediato volto all’abolizione della suddetta disposizione di legge. Una denuncia forte che ha pochi precedenti da queste parti. Una denuncia tesa a «sensibilizzare l’opinione pubblica sulla gravissima crisi che affligge gli uffici giudiziari del nostro territorio, ma anche le Procure della Repubblica di tutto il meridione in generale, dovuta ad una norma caratterizzata da plurimi profili di irragionevolezza ed irrazionalità».

Irragionevolezza e irrazionalità, due sostantivi pesanti per mettere in discussione il sistema di accesso alla magistratura. «Il sistema di accesso alla magistratura – evidenzia l’Associazione- è oggi caratterizzato da un concorso di secondo grado, dove sono ammessi cioè candidati già dotati di elevati requisiti di professionalità e di esperienza, nonché da un tirocinio della durata di molti mesi, ed anche specialistico, nelle funzioni alle quali è destinato il nuovo magistrato, e che esistono rimedi più semplici per consentire la massima professionalità ed autonomia del giovane pubblico ministero, come la coassegnazione dei procedimenti».

Va da sé che questo sistema caratterizzato da «irragionevolezza e irrazionalità», nonché la carenza di magistrati negli uffici giudiziari locali «rischia di ritardare enormemente i tempi dell’esercizio dell’azione penale nel nostro territorio, fortemente caratterizzato da innumerevoli forme di criminalità, anche organizzata, e di gravare ulteriormente sulla piaga della «irragionevole» durata del procedimento penale».

L’Associazione magistrati gi ha provato in tutti i modi e in tutte le sedi istituzionali, ma l’anomali perdura e s’aggrava. E’ giunto il momento di appendere le «toghe» per qualche giorno per ottenere l’abolizione della norma che paralizza il sistema giudiziario.

«E’ indifferibile- conclude la nota dei magistrati- l’assunzione di iniziative di protesta, in particolare la indizione di una o più giornate di astensione dal lavoro e la mobilitazione della stampa e dell’opinione pubblica sulla gravità della situazione delle Procure della Repubblica nelle Regioni a più alta densità mafiosa del Paese. Non escludono, anzi ritengono fortemente auspicabile, qualora non fosse possibile una mobilitazione nazionale, una agitazione anche a livello solo regionale».