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RAGUSA - 10/04/2009
Attualità - Dalla Diocesi di Ragusa

Il messaggio di Pasqua del Vescovo Paolo Urso

"E’ possibile vedere il Crocifisso risorto? dove possiamo incontrarlo"? Foto Corrierediragusa.it

Buona Pasqua, amici miei!

In questi giorni sentiremo ripetere spesso nelle nostre liturgie: «Il Signore è risorto. È veramente risorto». Non è uno slogan vuoto o una superficiale espressione di vaga religiosità. Noi crediamo veramente nella risurrezione di Gesù. Siamo sinceramente convinti di ciò che san Paolo scriveva nella sua prima lettera alla comunità di Corinto: «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati» (capitolo 15, v. 17). Così come affermiamo con certezza che «è dalla resurrezione di Cristo che può spirare nel mondo presente un nuovo vento purificatore... Vivere partendo dalla resurrezione: questo significa Pasqua» (D. Bonhoeffer, Resistenza e resa, 314: lettera del 27 marzo 1944).

Oggi, però, vogliamo chiederci: è possibile vedere il Crocifisso risorto? dove possiamo incontrarlo?

Prendiamo il vangelo di Luca e leggiamo lentamente, da soli o in famiglia o con gli amici, il capitolo 24 dal versetto 13 al versetto 35.

È l’episodio dei due discepoli di Emmaus. Uno si chiama Cleopa. L’altro non ha nome! Forse perché ha il nostro nome? Siamo noi tristi, sfiduciati, scoraggiati. Il Cristo, la Chiesa, le persone che ci sono care ci hanno deluso?

I due stanno andando ad Emmaus e si allontanano da Gerusalemme, dove hanno sperimentato il «fallimento» della speranza che avevano riposto in Gesù, il Nazareno. «Noi speravamo - dicono con tristezza - che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele», ma è stato ucciso. È vero che la tomba è stata trovata vuota, che ci sono state anche visioni di angeli, che alcuni dicono che egli è vivo; «ma lui non l’hanno visto». I due si allontanano da Gesù, e Gesù invece si avvicina a loro, cammina con loro, li ascolta, li richiama con forza, li rimprovera, ma poi li aiuta a comprendere meglio la Bibbia. Gesù è risorto, è accanto a loro, ma essi non lo riconoscono perché - dice il vangelo - i loro occhi sono impediti a riconoscerlo, sono «stolti e lenti di cuore», cioè hanno il cuore e la mente ottenebrati, non sono disponibili a lasciarsi sorprendere da Dio.

Pensate come è consolante l’atteggiamento di Gesù. Egli cerca anche chi si allontana da lui; discute anche con chi non lo riconosce. Non si arrende! Con le sue scelte, Egli rivela che Dio è Colui che cammina con il suo popolo. Non dimentichiamo che il vangelo di Matteo si chiude con la promessa di Gesù: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (capitolo 28, versetto 20). Sono questi i primi passi per riconoscere il Risorto presente: non allontanare il «forestiero» che vuole camminare con noi, lasciarsi provocare dalla sue domande, far emergere le nostre paure e le nostre delusioni, abbandonare ogni atteggiamento di falsa sicurezza, accostarsi con fiducia alla Parola del Dio vivente.

Quando i due discepoli lo riconosceranno? A tavola, quando «prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro». Lo riconosceranno «nello spezzare il pane».

Miei cari amici, nel gesto di spezzare il pane Gesù manifesta il suo amore; quell’amore che lo spinge a «spezzare la propria vita», a donarsi gratuitamente e liberamente per la felicità di tutti gli uomini. Ha detto ed ha testimoniato che «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (vangelo di Giovanni, capitolo 15, versetto 13).

In realtà i due discepoli, trasformati dai discorsi di Gesù, avevano già compiuto un gesto di accoglienza. Quando erano vicini al villaggio dove erano diretti, di fronte al gesto di Gesù di voler proseguire nel cammino, «insistettero» perché egli si fermasse con loro. L’accoglienza del «forestiero» e dello «sconosciuto», che con le sue parole aveva fatto «ardere» il loro cuore, ha favorito l’apertura dei loro occhi.

Anche noi, oggi, possiamo incontrare Gesù risorto e riconoscerlo quando «spezza il pane» per noi e per tutti. «Nella Santa Eucaristia, nell’incontro con la sua Parola, possiamo anche noi incontrare e conoscere Gesù, in questa duplice Mensa della Parola e del Pane e del Vino consacrati. Ogni domenica la comunità rivive così la Pasqua del Signore e raccoglie dal Salvatore il suo testamento di amore e di servizio fraterno» (Benedetto XVI, Catechesi del mercoledì, 26.3.2008).

Con grande affetto vi auguro buona Pasqua!
Ragusa, Domenica di Pasqua, 12 aprile 2009

X Paolo, vescovo