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RAGUSA - 22/03/2009
Attualità - Scicli: i consiglieri Galizia e Pitino propongono l’intitolazione a Giuseppe della pista ciclabile

Centinaia di fiaccole a Sampieri per ricordare Giuseppe

Sono stati i suoi compagni a deporre dei fiori accanto a quella bicicletta con la maglia del Milan appesa sul manubrio. C’era anche Vinicio Capossela, che forse scriverà un brano sulla tragedia
Foto CorrierediRagusa.it

Quella bici posizionata sul sagrato della chiesa di Sampieri, con centinaia di persone attorno con le fiaccole in mano (nella foto di Carmelo Poidomani), hanno creato un’atmosfera surreale di profonda commozione. Sembrava quasi che il piccolo Giuseppe materializzarsi all’improvviso e farsi largo tra la folla, per salire in sella alla sua bicicletta e volarsene in cielo. Sono stati i suoi compagni a deporre dei fiori accanto a quella bicicletta con la maglia del Milan appesa sul manubrio.

Giuseppe, piccolo tifoso rossonero, era in sella a quella bici quella maledetta domenica, e stava percorrendo la stradina sterrata all’ombra della fornace Penna, quando l’incubo si è materializzato sottoforma di cani famelici che non gli hanno concesso scampo, dilaniandolo con le loro fauci. A distanza di una settimana esatta dall’assurda tragedia, la comunità di Sampieri ha voluto rendere omaggio al piccolo modicano, con una fiaccolata. Nonostante il freddo pungente, in centinaia si sono riversati nella chiesa della piccola frazione balneare sciclitana, che non è riuscita a contenere persone provenienti da Modica e Scicli, parecchi con i bimbi in braccio. Toccanti le parole di don Nunzio Di Stefano.

«Il papà, la mamma e la sorellina di Giuseppe non sono qui, ma siamo noi che vogliamo esserci. Questa piccola comunità intende continuare a stringersi al dolore di una famiglia distrutta da una tragedia inaccettabile. Questo non è però né il posto, né il momento per recriminare. Adesso vogliamo solo ricordare Giuseppe, che ci guarda da lassù. La fiaccolata vuole essere testimonianza tangibile della vicinanza alla famiglia, con la consapevolezza che tutti dobbiamo adoperarci affinché eventi simili non abbiano più a ripetersi. La tragedia – ha concluso il sacerdote – ha mietuto una piccola vita, facendo sprofondare una famiglia nel dolore e mortificando un territorio». Poi le preghiere di adulti e bambini e qualche minuto di silenzio assoluto con le fiaccole che circondavano la bicicletta di Giuseppe.

Tra le oltre 200 persone presenti alla fiaccolata c’era anche Vinicio Capossela. Il cantautore, legatissimo al territorio di Scicli, ha preso molto a cuore la tragedia del bambino modicano. E’ probabile che possa scrivere un brano sull’accaduto.

I consiglieri provinciali Silvio Galizia e Vincenzo Pitino hanno intanto avanzato la proposta d´intitolare al piccolo Giuseppe Brafa la costruenda pista ciclabile che collegherà Marina di Modica a Sampieri. Galizia e Pitino chiedono che il punto sia inserito all´ordine del giorno della prima seduta utile del consiglio provinciale.


TROPPI GLI INTERROGATIVI ANCORA SENZA RISPOSTE

L’aggressione dei cani killer costata la vita al bambino, è una tragedia che si poteva evitare ? Se lo sono chiesti in tanti in questi giorni. A questa domanda sarà la Procura a trovare una risposta, nel minor tempo possibile. Il sostituto procuratore Maria Mocciaro ha acquisito al comune di Scicli, dal settore ecologia e dalla polizia municipale, una serie di documenti finiti nel fascicolo dell’inchiesta sui randagi assassini. Si sta lavorando per stabilire se l’aggressione mortale al bimbo modicano e gli attacchi del branco al suo coetaneo, dimesso dopo qualche giorno, e alla turista tedesca 24enne, ancora in gravissime condizioni, si potevano prevedere e quindi evitare. La Mocciaro sta studiando la corposa documentazione.

L’unico iscritto nel registro degli indagati è al momento Virgilio Giglio, lo sciclitano di 64 anni, custode dei cani, adesso ai domiciliari. E’ probabile che altri indagati possano saltare fuori nel corso della prossima settimana. I sopralluoghi effettuati lo scorso settembre da Carabinieri, polizia municipale e servizi veterinari nel casolare – canile di Giglio al Pisciotto, a pochi passi dall’aggressione mortale dei cani al bambino, presentano parecchi lati oscuri. Perché i cani furono affidati a Giglio, nonostante risultassero comunque randagi, in quanto privi di microchip? Le forze dell’ordine informarono la Prefettura della situazione di Giglio, essendo il reato di omessa custodia depenalizzato e quindi soggetto solo a sanzione amministrativa? E’ bene precisare che il sequestro dei cani dello scorso settembre, quello che il procuratore Domenico Platania ha definito «simbolico», fu effettuato dai Carabinieri dopo la denuncia sporta dalla turista azzannata ad agosto. Si stava di conseguenza procedendo contro Giglio non per omessa custodia, vale a dire il reato depenalizzato, ma per quello di lesioni colpose, perseguibile penalmente.

Nonostante ciò, i cani vennero lasciati nella disponibilità di Giglio, che, sebbene fosse stato ammonito dalla polizia municipale, non riuscì a realizzare un recinto sicuro, quanto piuttosto uno di fortuna, dal quale i cani entravano e uscivano scavando dei fossi nel terreno friabile, sotto il bordo della rete metallica. Evidentemente non vi furono controlli successivi, tali da indurre le forze dell’ordine a monitorare la situazione ed eventualmente segnalare lo stato di grave pericolo in cui la zona versava a causa dei randagi che, nel frattempo, erano aumentati di numero.

Il sindaco di Scicli Giovanni Venticinque, in una nota diramata pochi giorni fa, aveva precisato che «Carabinieri e polizia municipale avevano effettuato a settembre il sequestro penale degli animali, e da allora la competenza esclusiva sulla sorte di tali cani era passata alla magistratura, non potendo il comune invadere il campo istituzionale dell´autorità giudiziaria. Il comune – aveva concluso Venticinque – si era mosso anche nella direzione di attivare i servizi sociali, subito dopo il sequestro penale delle forze dell´ordine, inviando sul posto un assistente sociale, il cui verbale era stato trasmesso all’autorità giudiziaria».

Pare difatti che, a differenza di quanto accertato dai servizi veterinari dell’Ausl 7 di Ragusa, in base ad un’occhiata dall’esterno del casolare, le condizioni in cui Giglio viveva con i suoi cani non era propriamente delle migliori. I Carabinieri hanno sequestrato tre carcasse di cuccioli di circa un mese, congelate dal freddo e lasciate su un mobile del casolare. Lo stesso Giglio, nel corso dell’interrogatorio in carcere dinanzi al magistrato, aveva escluso d’aver nutrito i suoi cani con carne dei loro stessi simili, ma di aver sempre usato cibo di prima scelta. L’inchiesta dovrà fare luce su queste e altre circostanze.