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RAGUSA - 28/02/2009
Attualità - Ragusa: divide e fa discutere l’ipotesi prevista nell’accordo Italia - Francia

Nucleare: Dipasquale, via al referendum. La Cgil si mobilita

Il territorio ibleo tra gli 11 siti in Italia dove potrebbero essere costruite quattro centrali nucleari Foto Corrierediragusa.it

Il sindaco di Ragusa Nello Dipasquale lancia l´idea del referendum regionale per far decidere ai cittadini se accettare o meno l´allogazione delle centrali nucleari in Sicilia e, probabilmente, nel Ragusano. "Fermo restando - dice Dipsquale - che ogni opinione, anche se non condivisa, debba essere rispettata, confermo che ad oggi ho espresso la mia posizione favorevole sull´insediamento di una centrale nucleare nella nostra provincia, a condizione che ci sia il consenso dei cittadini che devono essere chiamati ad esprimersi attraverso una consultazione popolare non solo a livello territoriale ma regionale».

«E´ bene comunque essere chiari fino in fondo - prosegue il sindaco di Ragusa - vale a dire che la scelta se realizzare o no una centrale nucleare nella nostra provincia o in altre province dell´Isola, non può essere determinata né dal parere favorevole del sindaco, né da quello del presidente della provincia regionale e neanche da quello dei parlamentari, ma solo dal popolo. Questo può avvenire solo attraverso un referendum in quanto non si può precludere ai cittadini di esprimersi su scelte importanti che riguardano il proprio territorio.

E´ scontato - conclude Dipasquale - che a prescindere dalla zona della Sicilia in cui potrebbe essere realizzata una centrale nucleare, la necessità di un referendum è fondamentale. Solo il popolo può determinare la scelta sul nucleare e la sua volontà può essere conosciuta attraverso una necessaria consultazione popolare». Anche il vice presidente del consiglio provinciale Sebastiano Failla si dice favorevole al nucleare.


IL FRONTE DEL NO

La segreteria provinciale della Cgil aborra il nucleare e prennuncia manifestazioni nei prossimi giorni per sensibilizzare l´opinione pubblica su questa scottante tematica. Anche Confindustria entra nel dibattito. «Confindustria Ragusa non ha mai condiviso la cultura del ‘No’ a qualsiasi forma di investimento industriale, quindi non rifiuta l’ipotesi che un impianto nucleare possa essere localizzato in Sicilia, ma è necessario avviare una riflessione seria circa l’opportunità di realizzarlo in provincia di Ragusa. Sarebbe da valutare se una provincia così ‘piccola e ad alto rischio sismico’ sia la sede più indicata».

Sull’ipotesi nucleare nel Ragusano, quindi, Confindustria non si schiera col fronte del «No», ma sottolinea la necessità di un’attenta riflessione, anche per valutare «se i benefici economici e i ritorni fiscali offerti da una tale prospettiva – è scritto nella nota dell’associazione degli industriali – potrebbero costituire opportunità concrete per il territorio, a fronte dei rischi che essa comporta». In ogni caso, conclude la nota, «la scelta finale andrebbe necessariamente condivisa, tramiete una consultazione democratica, con l’intera comunità locale».

Franco Antoci è stato il primo esponente istituzionale a dire "no" al nucleare. Il presidente della provincia ha espresso il suo netto diniego all´ipotesi che sarebbe prevista nell’accordo Italia-Francia siglato dai due presidenti Berlusconi e Sarkozy, per la realizzazione di centrali nucleari in provincia di Ragusa o, comunque, nel Sud-Est siciliano.

"Circa una presunta installazione di una centrale nucleare (nella foto di repertorio) nel nostro territorio - dichiara Antoci - devo rilevare che la notizia non trova alcuna conferma ufficiale, almeno per quanto mi riguarda. Non sono a conoscenza di una decisione o di una intenzione in tal senso del governo nazionale. E ad ogni buon conto mi sento di esprimere, a nome della comunità iblea che rappresento, il mio secco e totale «no», perché una tale realizzazione sarebbe nettamente in contrasto con la specificità e la vocazione del nostro territorio fortemente improntato alla valorizzazione turistica e ad un’economia che si vanta di avere diverse eccellenze tra le produzioni tipiche locali.

La Sicilia - prosegue Antoci - con le sue centrali termoelettriche e la provincia di Ragusa in particolare con i suoi impianti di energia alternativa, riescono ad avere una piena autosufficienza energetica, pertanto, non hanno alcun bisogno di sopportare l’onere di una centrale nucleare. In termini di penalizzazione, il territorio ibleo ha già pagato in passato un costo altissimo al suo sviluppo, sopportando l’onere di ospitare la base missilistica di Comiso. Ora invece - cocnlude il presidente della provincia - chiediamo una maggiore attenzione per annullare il gap infrastrutturale che la penalizza fortemente lo sviluppo di un territorio splendido e dalle spiccate potenzialità".

Si sono espressi sull´argomento il sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia, quelli di Modica e Chiatamonte Gulfi Antonello Buscema e Giuseppe Nicastro, i deputati regionali Orazio Ragusa e Riccardo Minardo. Tutti si sono dichiarati contrari al nucleare.

E´ bene ricordare che, secondo una fonte rilanciata dal quotidiano La Repubblica, l’impianto siciliano potrebbe essere nella Sicilia sud orientale ed in particolare in provincia di Ragusa. La vicinanza del mare e di un porto, nel caso specifico Pozzallo, fanno pensare proprio al ragusano anche se l’alta concentrazione urbana e una viabilità precaria sono i fattori contro questa indicazione. Tra le altre aree possibili in Sicilia quella di Agrigento.

L’area siciliana tuttavia si fa escludere per il rischio sismico visto che la Sicilia sud orientale e quella occidentale sono classificate nella mappa nazionale come zone rosse. Il governo da parte sua pensa ad incentivi per fare accettare alle comunità locali i nuovi impianti; l’ipotesi più probabile tuttavia, come riferiscono fonti ministeriali, è quella di rilanciare intanto i quattro siti dove sono state già costruite le centrali nucleari ora dismesse.