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RAGUSA - 24/12/2008
Attualità - Ragusa - Gli auguri di Mons. Paolo Urso

Ragusa: messaggio di Natale del Vescovo

"Succede molto di più che la nascita di un semplice bambino" Foto Corrierediragusa.it

Pubblichiamo di seguito integralmente il messaggio di Natale del Vescovo della Diocesi di Ragusa Mons. Paolo Urso (nella foto).


Il Natale, un mistero che incanta
Buon Natale, amici miei.


Come ogni anno, mentre vi auguro di vivere giorni sereni, mi piace condividere con voi qualche rapida riflessione.

«Le grandi feste cristiane – scriveva don Mazzolari, un prete morto nel 1959 e indicato da Papa Giovanni come la «tromba dello Spirito Santo della Bassa Padana» – sono come l’alta marea; raggiungono anche coloro che si sono allontanati o sono stati allontanati». Questo spiega perché a Natale ogni uomo scorge «un po’ di cielo... si scopre buono senza sapere donde gli venga questa strana commozione che gli solleva l’animo» (Il Natale, La Locusta, Vicenza, pag. 17).

È vero. A Natale ci si sente più buoni perché un bambino che nasce suscita attenzione, cura, premura, tenerezza, bontà.

Ma se fosse solo questo, quella «strana commozione che solleva l’animo», come improvvisamente è venuta, così volerebbe via poco dopo senza lasciare traccia.

Il 21 dicembre del 2003, l’amato papa Giovanni Paolo II inseriva lo stupore tra le parole-chiave del mistero del Natale, insieme con l’umiltà, il silenzio e la gioia.

Lo stupore! La meraviglia! Rimanere «incantati» davanti all’avvenimento eccezionale di Dio che ama tanto gli uomini da farsi come loro, piccolo, fragile, indifeso!

Ricordate la leggenda di «Incantato»? Quel personaggio del presepe che sta davanti alla grotta con gli occhi pieni di meraviglia, la bocca aperta, le braccia allargate, rimproverato dai pastori e difeso dalla Madonna? «Un giorno le statuine del presepio se la presero con Incantato, perché non portava nessun dono a Gesù: «Non hai vergogna? Vieni a Gesù e non porti niente?». Incantato non rispondeva: era totalmente assorto nel guardare il Bambino. I rimproveri si fecero più fitti. Allora Maria prese le sue difese: «Incantato non viene a mani vuote. Vedete che porta la sua meraviglia, il suo stupore! L’amore di Dio, fatto bambino piccolissimo, lo incanta». Quando tutti compresero, Maria concluse: «Il mondo sarà meraviglioso quando gli uomini, come Incantato, saranno capaci di stupirsi. Capite? Dio per amore nostro si è fatto uomo perché noi diventassimo divini!»».

Voi sapete che san Francesco amava moltissimo il Natale. Le Fonti francescane ci riferiscono che egli «al di sopra di tutte le altre solennità celebrava con ineffabile premura il Natale del Bambino Gesù, e chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato ad un seno umano» e che il nome del Bambino Gesù «era per lui dolce come un favo di miele in bocca». Raccontando la celebrazione del Natale nella grotta di Greccio, quando Francesco collegò presepe ed Eucaristia, mangiatoia e altare, le Fonti annotano che egli era «lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile» e assaporava una consolazione mai gustata prima mentre il sacerdote celebrava «solennemente l’Eucaristia sul presepio» (Fonti francescane, n. 787; 466-471).

A Natale succede molto di più che la nascita di un semplice bambino, che pure è un avvenimento stupendo. A Natale, il cielo si apre e il Figlio di Dio viene giù, si fa bambino e nasce a Betlemme; si fa uomo come noi e assume la bellezza e la pesantezza dell’umanità. Gesù è, come diciamo nel Credo, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero ed è veramente uomo. Quel bambino è la luce vera, quella che illumina ogni uomo, è il segno dell’amore di Dio che si è fatto visibile e dà senso a tutte le cose. In Gesù, scrive san Paolo al collaboratore Tito nel brano della lettera che viene proclamata la notte di Natale, si è manifestato l’amore gratuito e salvante di Dio per tutti gli uomini (cfr. Lettera a Tito, cap. 2, versetto 11).

Accogliete l’invito di Gesù che, vedendo le folle stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore, disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (vangelo di Matteo, cap. 9, versetti 36-38). Pensate e pregate per il seminario e per gli operatori di pastorale vocazionale.

Quando «parlerete» con Gesù delle persone che vi sono care, vi chiedo di includere anche me. Voi siete già nel mio «elenco».

Buon Natale a tutti. Con tanto affetto.

Ragusa, 14 dicembre 2008

Domenica Gaudete, III di avvento

X Paolo, vescovo