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RAGUSA - 06/12/2008
Attualità - Ragusa - Irminio, Dirillo e Ippari: i dati di Arra e Arpa

Corsi d´acqua della provincia, situazione di una certa gravità

Niente allarmisimi, ma servono subito interventi mirati Foto Corrierediragusa.it

«Ci sono situazioni di una certa gravità, niente allarmismi però. Piuttosto servono interventi mirati». Questa la raccomandazione degli esperti che accompagna, come fosse un allegato, i dati più recenti sulla salute dei principali corsi d’acqua della provincia. E a leggere questi dati – elaborati da Arra (Agenzia regionale per i rifiuti e le acque) e Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) – si capisce la necessità di un simile «allegato». E degli interventi mirati.

Partiamo dai dati Arra relativi al luglio 2005-giugno 2006. Secondo le rilevazioni effettuate per il Piano di tutela delle acque, il fiume Irminio è il corso d’acqua col migliore stato di salute. E si piazza nella classe IV: scadente. La classificazione dello stato di qualità ambientale prevede 5 classi: qualità elevata, buona, sufficiente, scadente, pessima. Il risultato di questo monitoraggio dell’Irminio – effettuato a valle, dopo il depuratore – è da addebitare principalmente agli scarichi urbani – spiega l’Arra – non sottoposti a trattamento (pari al 45%) e a quelli di origine produttiva (fertilizzanti), pari a circa il 30%.

Risultati poco invidiabili per un fiume che scorre in una riserva naturale, quella della foce dell’Irminio, ma comunque migliori della «performance ecologica» dell’Ippari (classe V: pessima) e del Dirillo (anche qui pessima). Nel caso dell’Ippari, sempre secondo l’Arra, il carico organico riscontrato a valle è addebitabile per il 72% a scarichi di origine urbana. Dal dilavamento dei suoli agricoli proviene invece il 75% di azoto e il 43% di fosforo riversati alla foce.

Infine il Dirillo: in questo caso gli scarichi urbani conferiscono il 73% del carico organico totale presente a valle, mentre l’azoto e il fosforo provenienti da aree coltivate sono pari rispettivamente al 91% e al 47% del carico di origine agricola.

A completare il quadro sono i rilevamenti dell’Arpa, effettuati nel luglio 2005-giugno 2006, relativi alla presenza di fitofarmaci, sostanze impiegate in agricoltura che, in caso di uso improprio, possono arrecare danni all’ambiente e alla salute. Fitofarmaci come la terbutilazina e il procimidone sono presenti nei tratti a valle dell’Irminio, del Dirillo e dell’Ippari con una percentuale pari a oltre il 50% dei campioni analizzati. Fitofarmaci sono presenti anche in vari corpi idrici sotterranei da cui viene prelevata acqua destinata al consumo umano, ma in questi casi siamo in presenza – precisano dall’Arpa – di livelli non allarmanti che richiedono tuttavia interventi.

Interventi rapidi. La potenziale bomba ecologica va disinnescata entro il 2015. L’emergenza non è solo ambientale: dopo questo termine, la Regione dovrà pagare a Bruxelles cospicue sanzioni, se non consegneremo alla Comunità europea corsi d’acqua degni di questo nome. Di classe II, buona.