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RAGUSA - 03/12/2008
Attualità - Ragusa - Affamati gli ospiti della "Casa d’ospitalità iblea"

Immigrati staccano un pezzo
di marciapiede e bloccano Ibla

Servizi sospesi. I 25 dipendenti sono senza stipendio da 20 mesi
Foto CorrierediRagusa.it

Avere fame, averla da troppe ore, e trovare la porta della cucina chiusa a chiave, può essere un motivo sufficiente per scatenare una rivolta, anche se si è in pochi. È successo martedì mattina a Ragusa Ibla, di fronte all’Opera Pia «Casa di ospitalità iblea», dove alcuni immigrati (sudanesi, eritrei e somali) hanno staccato da un marciapiede due grosse pietre per piazzarle al centro della strada, nella discesa Peschiera, come a dire: adesso siete costretti a fermarvi e a guardare cosa accade qua dentro. (Nella foto in alto il pezzo di marciapiede danneggiato e privo delle due grosse pietre staccate dagli immigrati).

«Quello che accade nella ‘Casa di ospitalità iblea’ – spiega uno dei 25 dipendenti di ruolo della struttura – è noto a tutti: la Regione ha tagliato di tutto e noi siamo senza stipendio da 20 mesi. Questo significa che non riusciamo più a garantire servizi adeguati ai nostri assistiti, anziani ed extracomunitari. Martedì mattina all’ora di colazione, verso le 8.30, 11 extracomunitari hanno trovato ancora una volta la cucina chiusa a chiave. Loro non capiscono quello che sta accadendo… Hanno provato a forzare la serratura, io non avevo le chiavi per aprirla… Si sono messi a urlare, a insultarmi, l’atmosfera si è surriscaldata in pochi secondi. Ho temuto il peggio. Poi però sono andati fuori, in mezzo alla strada.

Qualcuno ha preso delle pietre e le ha messe al centro della carreggiata. A quel punto sono riuscito a chiamare la polizia. Grazie al loro intervento tempestivo la situazione non è degenerata».

Per altri versi, stando a quanto raccontano i dipendenti di ruolo che hanno incrociato le braccia per protesta, la situazione nell’Opera Pia è gia degenerata. E da tempo. «La Regione vuole darci 80mila euro – spiega un’operatrice –. Un’elemosina che non basterà per pagare i nostri stipendi arretrati e i debiti che la struttura ha nei confronti dei fornitori di generi alimentari. Ci dispiace per le famiglie degli anziani costrette a intervenire, ma noi non siamo più in grado di garantire pienamente i nostri servizi, dalla cucina alla pulizia dei locali».

Finora a coprire le falle del servizio mensa sono stati alcuni ristoratori. E anche qui, giorni fa, poco ci mancava che scoppiasse una rivolta: il pasto, a lungo atteso, è arrivato finalmente all’Opera Pia, al tavolo degli extracomunitari. Prosciutti e salumi. Un menu proibito ai musulmani.

L´ingresso della "Casa di ospitalità iblea" con lo striscione di protesta