Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:05 - Lettori online 1279
RAGUSA - 21/10/2007
Attualità - Ragusa - S’infiamma la polemica sulle aperture domenicali

La guerra della domenica. Reprimenda del consorzio Polo Commerciale

Carpentieri: "Le orecchie di chi ci doveva ascoltare sono rimaste ostinatamente sorde" Foto Corrierediragusa.it

Va giù duro, durissimo, il presidente del conzorzio Polo Commerciale di Modica Girolamo Carpentieri, che scrive una lettera dai toni accesi per evidenziare il suo punto di vista, in rappresentanza delle aziende che rappresenta, sulla controversa vicenda delle aperure domenicali.

Scrive Carpentieri: "Le orecchie di chi ci doveva ascoltare sono rimaste ostinatamente sorde. Nessuno dei rappresentati delle sigle sindacali ha preso la penna in mano e ci ha risposto, né il Sindaco Nello Di Pasquale ha avuto il buon gusto di rivedere la propria posizione.

Non ci aspettavamo forse di riuscire a illuminare la sua condotta, non ci aspettavamo di convincerlo a ritirare la deroga per l’apertura straordinaria concessa domenica 21 ottobre al «compleanno» del centro commerciale «Le Masserie» (che, cadendo giorno 25, si sarebbe potuto benissimo festeggiare domenica 28 così come previsto dal calendario pattuito).

Ma ci aspettavamo, almeno, un segnale che potesse convincere noi, che potesse convincerci che è ancora possibile la strada del dialogo nella sede del tavolo provinciale, che potesse darci una seppur minima rassicurazione sull’affidabilità dei nostri interlocutori.Nulla di tutto questo.

Nessuno dei soggetti che avevamo interpellato ha avuto nemmeno la buona educazione di risponderci. Nessuno fino ad oggi ci ha difesi dalla concorrenza sleale, dal mancato rispetto degli accordi presi, dalla irresponsabilità degli amministratori che sanno solo assecondare questo o quell’interesse, anche a costo di andare contro l’interesse complessivo di una provincia che ?non dimentichiamolo- non è più grande di un quartiere di una grande metropoli e all’interno della quale, per questo, ritenevamo assurdo innescare una guerra.

I sindacati tacciono, Di Pasquale se ne lava le mani e l’amministrazione non ha nemmeno tentato lo sforzo di chiedere al sindaco di Ragusa di desistere e di far rispettare gli accordi sottoscritti da tutti, con l’unico scopo di difendere non un interesse particolare ma le nostre aziende e i nostri lavoratori.

E non è la prima volta che ci accade di non essere difesi e di essere lasciati soli a combattere le nostre battaglie: penso ad esempio a quando avevamo chiesto all’amministrazione di agire nei confronti dei negozi dei cinesi che hanno letteralmente invaso la nostra città e agiscono indisturbati al di fuori di ogni regola. Anche in quel caso nessuno ha mosso un dito, nessuno di coloro che ne avrebbero la competenza è nemmeno intervenuto a denunciare un fenomeno dove il lavoro nero e la totale assenza di regole regnano sovrani.

Ma lo sconforto di sentirci sempre più soli, la stanchezza di subire soprusi, non è altro, per noi, che la forza di reagire. Non riteniamo più accettabile che di fronte ad ogni nostra iniziativa, a maggior ragione se si parla di aperture domenicali, si scatenino attacchi gratuiti e ingiustificati da parte soprattutto della Chiesa e dei sindacati e che adesso assistiamo non solo al loro silenzio rispetto a quanto accade a Ragusa ma anche alla loro più totale indifferenza rispetto agli appelli che noi abbiamo lanciato solo ed esclusivamente in difesa dei nostri esercizi commerciali e dei posti di lavoro.

A questo forse, dovremmo pensare, che tutto ciò a cui abbiamo assistito negli anni scorsi non avesse l’obiettivo di difendere l’economia del territorio ma piuttosto di attaccare in modo mirato una intera classe imprenditoriale che ha avuto, fino ad oggi, l’unica colpa di aver creduto nella possibilità seria e concreta di investire in questo territorio per farlo crescere e per creare sviluppo e posti di lavoro.

A questo punto, visto che nessuno si preoccupa non solo di difenderci ma nemmeno di considerarci un interlocutore del territorio sufficientemente importante da meritare una risposta, ci riteniamo anche noi autorizzati ad assumere qualunque iniziativa utile a bypassare l’immobilismo che sta mortificando la nostra correttezza ma che sta soprattutto soffocando i nostri investimenti". Questa, dunque, l´eloquente presa di posizione del consorzio Polo Commerciale.

L´ordinanza del sindaco di Ragusa Nello Dipasquale sull´odierna apertura domenicale sta provocando un pandemonio. Dipasquale, con la sua decisione, ha inteso fare cosa gradita alla Grande distribuzione, scontentando però Ascom e Confesercenti. Senza contare il comitato per la difesa dei diritti dei lavoratori degli esercizi commerciali, il cui presidente Giorgio Iabichella ha lanciato la proposta di recarsi al lavoro con cinque minuti di ritardo. Una protesta più simbolica che altro ma che potrebbe sfociare in azioni più eclatanti

Giorgio Iabichella, presidente del comitato per la difesa dei diritti dei lavoratori degli esercizi commerciali, ha scritto intanto una lettera aperta con la quale chiede il rispetto delle giuste turnazioni dell’eventuale lavoro domenicale e festivo e l´applicazione delle norme contrattuali e di legge, concernenti le aperture domenicali e dei festivi, tenendo conto delle esigenze familiari e religiose di ogni dipendente, tramite opportune e concordate turnazioni;

"Questi - scrive Iabichella - sono rispettivamente il secondo ed il quarto punto della lista degli obiettivi che il Comitato dei Dipendenti degli Esercizi Commerciali pretende di raggiungere.

Sono citati sia sul nostro Statuto sociale che sul nostro sito internet, poiche’ sono i punti fondamentali per cui è nato il Comitato e per i quali ci battiamo ogni giorno.

Noi non abbiamo mai chiesto di non lavorare di domenica, ma, prescindendo il rispetto dei contratti di lavoro e quindi dei compensi spettanti, chiediamo alcune domeniche libere tra le tante che ci vengono prospettate, poiche’ il giorno della domenica possa ogni tanto, essere trascorso insieme alla propria famiglia, visto che quando normalmente si ha un giorno di riposo infrasettimanale (diritto che dovrebbe essere assodato), per compensare il lavoro svolto di domenica, non si puo’ «sfruttare» per compensare anche le esigenze di natura familiare, poiche’ il marito/moglie sarà al lavoro ed i figli sono a scuola o a danza.

Chiediamo - conclude Iabichella - solo una domenica su quattro ,poiche’ capiamo le difficolta’ dei nostri datori di lavoro a potersi organizzare diversamente, almeno in questa fase critica del commercio ragusano".