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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 669
RAGUSA - 15/11/2008
Attualità - Ragusa - Al covegno di Confindustria attacco alle lauree triennali

Venturi contro le lauree brevi: "Creano sprechi e disoccupati"

I laureati non possono esercitare la libera professione
Foto CorrierediRagusa.it

«L’Università è un percorso fondamentale verso l’occupazione, è vitale anche per lo sviluppo delle imprese, ma la riforma ha distrutto questa grande opportunità generando itinerari formativi – le lauree triennali – spesso senza alcuna utilità, se non quella volta all’aumento degli sprechi e alla creazione di nuovi eserciti di disoccupati, con grave danno anche per le aziende che necessitano di figure professionali capaci di affrontare le sfide del mercato».

È stato un convegno ricco di interventi e di riflessioni, quello organizzato dai Giovani imprenditori di Confindustria Ragusa presso la Camera di Commercio, in piazza Libertà. Un incontro tra il mondo della formazione, il mondo delle imprese e i giovani per parlare di merito e di futuro. E di innovazione. Soprattutto, è stato un incontro con la volontà di fare chiarezza. Quella scandita dalle accuse di Marco Venturi (nella foto), presidente regionale della Piccola industria di Confindustria Sicilia, che ha concluso i lavori del convegno. Venturi, senza troppi giri di parole, ha puntato il dito contro «uno dei circoli viziosi che alimentano la crisi economica italiana», diversa per molti aspetti da quella che ha rallentato la crescita di altri Paesi europei.

«Il moltiplicarsi delle facoltà, dei corsi, e quindi dei docenti – ha detto Marco Venturi – mi ha spinto, di recente, a chiedere lumi proprio a un docente universitario. Ho chiesto: cosa può fare un laureato con un corso di laurea triennale? Può insegnare? Risposta: no. Bene – ho pensato –, potrà allora accedere direttamente alla libera professione. No, neanche questo. Mi è stato riferito che non ci sono materie collegate al mondo del lavoro in grado di fornire un simile salto di qualità. E che bisogna iscriversi al biennio di specializzazione, ad altri corsi, altre materie. In poche parole, allungare i tempi della formazione partendo da un titolo di studio che spesso non tiene conto delle esigenze delle imprese, delle dinamiche dell’economia, quelle reali».

Un circolo vizioso, quindi, che deve però fare i conti con la forbice del ministro Gelmini. «Tagliare si deve e si può – ha precisato Venturi – ma non basta. Bisogna ripensare… anzi, creare un’Università che formi seriamente i giovani, che punti su tecnologia e innovazione. L’82% delle aziende siciliane è fatto di piccole realtà da sviluppare modificando il rapporto con il credito, vale a dire con le banche. Che in molti casi concedono finanziamenti in base alla proprietà, e non alle idee innovative che fanno crescere l’impresa. Del resto, non potrebbero fare altrimenti, dato il modesto contributo, in termini di innovazione, di molte lauree triennali».

Il mirino di Venturi non ha risparmiato nemmeno l’endemica carenza di infrastrutture che paralizza l’isola: «Abbiamo bisogno di idee, di eccellenze, anche di infrastrutture. Tutti elementi strettamente legati alla produttività. Alle imprese siciliane non occorrono cattedrali nel deserto o un ponte sullo stretto: occorrono strade. Senza strade, quelle d’asfalto e quelle formative – ha concluso Venturi –, non si fa né impresa né turismo. Non si va da nessuna parte».