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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 14:58 - Lettori online 883
RAGUSA - 15/11/2008
Attualità - Ragusa - Il comparto agricolo sempre più con l’acqua alla gola

Agricoltori in piazza: "basta parole, adesso vogliamo i fatti"

Coltivatori soffocati dai rincari di energia e fertilizzanti
Foto CorrierediRagusa.it

Sono stanchi di sentire parole. Anche quelle della loro stessa denuncia. Ora gli agricoltori della provincia vogliono fatti, e lo dimostrano scendendo in piazza con tanto di bancone, casse di ortaggi per la vendita diretta e listino dei prezzi per mostrare ai consumatori – conti alla mano – come la filiera agricolo-alimentare «scarica sull’agricoltore tutto il peso della produzione, sempre più elevato, e divide tra i vari intermediari la quasi totalità dei guadagni», accusa Giuseppe Drago, presidente provinciale Cia (Confederazione italiana agricoltori).

Anche il presidente Drago è sceso in piazza la mattina del 14 novembre – in piazza San Giovanni a Ragusa, per essere più precisi – a fianco dei coltivatori soffocati dai rincari di energia e fertilizzanti. Titolari di piccole e medie imprese agricole che si sono indebitati anche per l’acquisto delle sementi e degli attrezzi necessari allo svolgimento dell’attività, e che hanno affidato al bancone dei loro ortaggi e a una tabella di prezzi tutta la loro rabbia. Pomodori al grappolo (al kg): 0,40 centesimi (origine), 0,80 centesimi (produttori), 1,50 euro (distribuzione); pomodoro ciliegino (al Kg): 1,40 euro (origine), 2 euro (produttori), 3 euro (distribuzione); zucchina (al Kg): 0,60 centesimi (origine); 1 euro (produttori), 1,80 euro (distribuzione); melanzana (al Kg): 0,80 centesimi (origine), 1 euro (produttori), 1,50 euro (distribuzione).

«Cifre che parlano chiaro – ha detto il presidente provinciale Cia –, numeri che non hanno bisogno di convegni e megafoni per raccontare l’amara realtà di un’agricoltura giunta ormai al capolinea». Il settore è locomotiva di un treno-filiera «diventato troppo lungo e sbilanciato a favore della parte finale, quella occupata dall’industria e dal commercio, cioè da coloro che si spartiscono gli utili del viaggio. Il Pil, il Prodotto interno lordo, del settore ortofrutticolo ragusano oggi è pari al 12%: il doppio, facendo le dovute proporzioni, del Pil del settore ortofrutticolo regionale, pari al 6%. A fronte di questa performance di quantità e qualità, quali sono i vantaggi per gli agricoltori?»

Una domanda in quel momento gridata in tante piazze del Paese, dove i titolari di piccole e medie imprese agricole hanno manifestato i disagi per la crisi che sta attraversando il settore e hanno chiesto al governo nazionale misure concrete di sostegno. «Misure – ha precisato Giuseppe Drago – non imposte dall’alto ma frutto di una concertazione. Occorrono provvedimenti urgenti e straordinari, come l’accisa zero per il gasolio utilizzato nelle attività agricole e zootecniche; la riduzione al 4% fino a tutto il 2009 dell’aliquota Iva sui carburanti; lo sblocco dei finanziamenti comunitari. Tutto questo è indispensabile nell’immediato per evitare il collasso. Subito dopo bisognerà non discutere, ma agire attuando le politiche per accorciare la filiera. Ovunque. Non solo in piazza San Giovanni».