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RAGUSA - 08/11/2008
Attualità - Ragusa - Alla festa della polizia penitenziaria

Il ministro Alfano a Ragusa:
"Confermiamo il carcere duro"

Il guardasigili al castello di Donnafugata ha parlato del 41bis
Foto CorrierediRagusa.it

Si allarga l´ambito dei soggetti ai quali potrà applicarsi il carcere duro: oltre ai mafiosi e ai terroristi i rigori del 41 bis potranno essere estesi a chi delinque avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l´associazione di tipo mafioso; aumenta poi la durata della prima applicazione della misura, passata da un massimo di due anni a tre anni con proroghe di due anni ciascuna. A fare il punto sul il giro di vite sul 41 bis è il ministro della Giustizia Angelino Alfano, al castello di Donnafugata (nella foto) a Ragusa per partecipare alla Festa della polizia penitenziaria, che ha sostenuto con forza l´inasprimento del carcere duro attraverso una serie di norme che costituiscono una vera e propria "rivoluzione" nell´applicazione del 41 bis.

"E´ arrivato il tempo dell´antimafia delle leggi, dei fatti e dei risultati" ha commentato il Guardasigilli. Diverse le novità contenute in un emendamento bipartisan al ddl sulla sicurezza approvato l´altro giorno in Commissione Giustizia e Affari Costituzionali del Senato, Tra gli aspetti più rilevanti della normativa i criteri per l´adozione delle proroghe del provvedimento, adottabili "quando risulta che la capacità di mantenere collegamenti con la criminalità mafiosa, terroristica o eversiva non è venuta meno, tenendo conto anche del profilo criminale e della posizione dal soggetto rivestita in seno all´associazione, dell´operatività del sodalizio criminale, della sopravvenienza di nuove incriminazioni non precedentemente valutate, degli esiti del trattamento carcerario, del tenore di vita dei familiari del sottoposto".

Novità anche sui ruoli dei tribunali di sorveglianza che non potranno più sindacare la congruità del contenuto del provvedimento ministeriale, ma dovranno limitarsi a verificare la sussistenza dei presupposti per la sua adozione, lasciando al ministero l´individuazione delle modalità concrete di attuazione della misura. Svolta nella competenza sui reclami contro il carcere duro inflitto dal Guardasigilli, da ora fissata in via esclusiva in capo al tribunale di sorveglianza di Roma: ciò per evitare orientamenti giurisprudenziali diversi a seconda dei distretti di corte d´appello interpellati. All´udienza in cui si discute sulla adottabilità del carcere duro, poi, il procuratore generale presso la corte d´appello potrà essere affiancato da magistrati della Dda e della Dna, che conoscono più approfonditamente la storia criminale del detenuto.

A loro è assegnata poi la possibilità di fare ricorso per Cassazione. Norme più rigorose anche per chi consente di aggirare i vincoli del 41 bis: nel codice penale viene previsto il reato di "agevolazione ai detenuti e internati sottoposti a particolari restrizioni delle regole di trattamento e degli istituti previsti dall´ordinamento penitenziario". Il delitto è punito da uno a quattro anni ed è aggravato se commesso da pubblici ufficiali o avvocati. Attualmente i detenuti in 41 bis sono 585 (579 uomini e 6 donne), di cui la maggior parte camorristi (204), seguiti da reclusi appartenenti a Cosa Nostra (180), ´ndrangheta (105), Sacra Corona Unita (25), e anche per terrorismo (3).

(Fonte: ansa)