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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 1075
RAGUSA - 06/11/2008
Attualità - Ragusa - I defunti che "usufurivano" dell’assistenza sanitaria

Manno spiega il caso dei 3mila "morti viventi"curati dai medici

"Tutto è successo a causa del mancato aggiornamento dell’anagrafe tributaria. L’Ausl 7 non c’entra nulla"
Foto CorrierediRagusa.it

Dietro la notizia, finita a ottobre sui giornali locali, dei 3.000 morti che «usufruivano» dell’assistenza sanitaria c’è un mancato aggiornamento dell’anagrafe tributaria. «L’Ausl 7 – ha spiegato il dirigente generale dell’Azienda sanitaria, Fulvio Manno, in conferenza stampa – ha effettuato verifiche capillari Comune per Comune, passando a setaccio gli elenchi degli assistiti e dei deceduti. Ed è emerso un dato incredibile ma vero: i deceduti inseriti per errore nella nostra anagrafe assistiti non sono 3mila ma 600. Questi 600 morti non erano stati rilevati dalla nostra fonte, vale a dire dall’anagrafe tributaria della Sogei (la Società di informazione del ministero dell’Economia e delle Finanze), e di conseguenze nelle nostre liste risultavano vivi e vegeti. Un’anomalia che l’Azienda sanitaria ha già provveduto a correggere».

«Non è chiaro come siano emersi questi 3mila decessi – ha detto Massimo Iacono, direttore del settore informatico dell’Ausl 7 – in parte, ma è solo una nostra ipotesi, questa cifra può derivare dai controlli effettuati dalla Guardia di Finanza confrontando le liste in nostro possesso relative però a periodi diversi, dicembre 2007-luglio 2008, senza computare per il 2008 i decessi che si erano verificati nel frattempo. Poi è da ricordare che molti anni fa gli aggiornamenti dei decessi erano registrati su materiale cartaceo con margini di errore molto ampi rispetto a quelli attuali. Tutto ciò che sappiamo per certo è che nella nostre fonte, l’anagrafe tributaria, c’era un buco di circa 600 decessi».

Un buco riempito con le ricerche svolte a tappeto dall’Ausl 7 nelle liste dei decessi compilate in tutta la provincia. Chiarito l’equivoco, resta però il danno erariale, «che a questo punto non ammonta ai 500mila euro computati dalle Fiamme Gialle – ha puntualizzato il direttore generale –. Abbiamo già recuperato quasi tutte le somme corrisposte ai medici di famiglia negli ultimi 10 anni per ‘curare’ i defunti, un totale di circa 240mila euro. Mancano all’appello altri 41mila euro, che non possiamo più recuperare perché relativi a un periodo antecedente il decennio 1998-2008; credo tuttavia che – a fronte del danno erariale ipotizzato in un primo tempo – la cifra sia piuttosto contenuta e, direi, fisiologica, se consideriamo il margine di errore insito nell’uso delle registrazioni cartacee».

Tutto chiaro, quindi. Tranne per un particolare: chi rimborserà i medici che hanno dovuto sborsare, in totale, 240mila euro per le somme percepite nelle ‘cure’ ai defunti nell’ultimo decennio? «Mi pare chiaro – ha concluso Manno – che questi medici hanno subito un danno economico e che debbano essere risarciti dalla causa principale di questi errori: la Sogei».

(Nella foto in alto da sx Fulvio Manno, Massimo Iacono e Armando Caruso)