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RAGUSA - 04/11/2008
Attualità - Ragusa - Il polmone verde nel cuore della città versa nel degrado

La Vallata di Santa Domenica potrebbe essere recuperata

Il completamento del tragitto grazie ad un terreno del comune?
Foto CorrierediRagusa.it

Il degrado del percorso naturalistico della Vallata Santa Domenica, nel cuore di Ragusa, potrebbe avere i giorni contati. A bloccare i lavori per il completamento del sentiero, spesso invaso da erbacce e immondizia di ogni genere, non è stato un problema di fondi, ma di esproprio, come chiarito dall’assessore ai Beni culturali, Domenico Arezzo, e dai dirigenti dei lavori.

«Per attuare l’espropriazione di pubblica utilità nei confronti del proprietario del terreno in questione, situato proprio sul tracciato del percorso naturalistico, bisognerebbe attendere la delibera di un Piano particolareggiato da parte del Consiglio comunale di Ragusa – spiega un dirigente dei lavori, l’ingegnere Vincenzo Guerrieri –, e ciò, oltre a tutta la serie di problematiche connesse a un provvedimento giuridico di questo tipo, potrebbe dare il via a un iter burocratico lungo e complesso». Quanto lungo? «Forse più di 5 anni – sostiene l’architetto Giuseppa Lembo, impegnata anche lei nella direzione dei lavori –. Il tempo necessario affinché quanto realizzato fino ad oggi, e non è poco, subisca ulteriori danni a causa dello stato di abbandono».

Da qui l’idea dell’architetto Lembo di utilizzare un espediente che consentirebbe di scavalcare Piano particolareggiato, esproprio, noie burocratiche, sprechi di tempo e denaro: «Completare il tragitto sfruttando un tratto di terreno, di circa 200 metri, espropriato di recente e quindi di proprietà comunale – prosegue l’architetto –. In questo modo si accorcerebbero enormemente i tempi per ultimare l’intera opera e si risparmierebbero, evitando l’abbandono delle strutture esistenti per altri 5 o 6 anni e i costi necessari al loro recupero, ingenti somme».

Una proposta, quella dell’architetto Lembo, che sembra ottimale per tutte le parti coinvolte. E che è stata accolta con interesse dall’amministrazione comunale. «L’unico inconveniente – precisa l’architetto – è costituito dall’ampiezza di questo tratto di proprietà comunale, che consentirebbe la realizzazione, a completamento di tutto il percorso, di un tragitto con una larghezza piuttosto ridotta, circa un metro e mezzo».

Una misura non proprio agevole per il passaggio dei visitatori, ma l’alternativa è il peggioramento di una situazione di degrado che è sotto gli occhi di tutti. Residenti e turisti, infatti, usufruiscono del percorso solo grazie alle gite organizzate periodicamente dal Comune e dall’associazione naturalistica per l’escursionismo «Kalura». Passeggiate che si snodano tra le meraviglie del patrimonio ambientale e storico della Vallata Santa Domenica, «e che necessitano – spiegano alcuni membri dell’associazione – di periodici interventi da parte di operatori ecologici e volontari per rendere agibile i tratti del percorso già realizzati, con tanto di illuminazione, ma invasi continuamente dalla vegetazione e dai rifiuti. L’opera, ancora incompleta, può essere sfruttata solo attraverso iniziative specifiche, indirizzate anche agli studenti. Al di fuori di questi progetti, ci sono lunghi periodi di abbandono e degrado».

«L’idea dell’architetto mi sembra valida – commenta l’assessore Domenico Arezzo –. Vedremo; sarà necessario un ampio tavolo di confronto per analizzarla nei dettagli. Se consentirà realmente di ottimizzare tempo e impiego di fondi, e soprattutto se permetterà il recupero integrale di una zona di grande rilievo storico e paesaggistico, non credo ci saranno ostacoli al completamento dei lavori a breve».

Vallata Santa Domenica, come Cava Gonfalone, testimonia un capitolo particolarmente interessante della storia della città. «Per millenni – scrive l’ingegnere Vincenzo Guerrieri in una sua relazione – mulini, lavatoi, ‘tombe a grotticella’ sparse lungo i costoni delle vallate hanno rappresentato un segno tangibile ‘dell’utilizzo di codeste cave, anguste e profonde, dai fianchi irti e rocciosi’. La necessità di un recupero di questo patrimonio nasce sicuramente dal desiderio di salvare un pezzo di storia economica e sociale della città, ma anche dalle innumerevoli potenzialità turistiche».

Il percorso della vallata nel degrado