Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:49 - Lettori online 1001
RAGUSA - 31/10/2008
Attualità - Ragusa - Singolare protesta degli studenti per le vie del capoluogo

Corteo funebre per la "morte" della scuola pubblica

Una bara costruita con cartone e colla e poi dipinta di nero
Foto CorrierediRagusa.it

La grazia non è stata concessa. I cortei, gli striscioni e le innumerevoli preghiere rivolte a «Santa Mariastella Stermini» non hanno potuto impedire il varo in Senato del decreto legge sulla riforma della pubblica istruzione, adesso convertito in legge.

Una riforma che – a sentire il pianto inconsolabile del fiume di studenti e insegnanti riuniti a Roma a manifestare contro il provvedimento – sembra l’esecuzione di una condanna a morte. E così è parsa anche agli oltre mille ragazzi e docenti di Ragusa che giovedì mattina si sono raccolti in un corteo funebre partito da piazza San Giovanni con meta piazza San Giovanni, dopo un giro nel centro storico con il feretro della scuola pubblica sulle spalle degli amici più intimi: i ragazzi che aspirano a diventare insegnanti.

Una bara costruita con cartone e colla, e poi rigorosamente dipinta di nero, ma comunque pesante. Anzi, pesantissima. «Dentro – ha detto Mario Cascone, uno studente che ha preso parte alle esequie – c’è il nostro futuro, quello dei docenti precari e dell’istruzione intesa come diritto di tutti i cittadini… Possiamo dire che nella bara c’è la salma di un’istituzione freddata con un colpo di riforma; il problema è che il proiettile del ministro Gelmini, centrando l’obiettivo, ha colpito anche organi vitali del Paese».

Un funerale, quindi, come ultimo saluto alla scuola pubblica, evitando però di seppellire assieme al corpo dell’istituzione speranze e opportunità. «La speranza, anzitutto, che questa riforma vergognosa possa essere abrogata al più presto – ha detto Viviana Rizza, docente del Coordinamento di base per la difesa della scuola pubblica, parlando ai manifestanti in piazza San Giovanni – e poi le opportunità di incontro offerte dalle scuole della provincia, dove nei prossimi giorni organizzeremo vari confronti per dar vita a una grande manifestazione».

«L’importante è non dimenticare, e noi non dimenticheremo», hanno promesso i manifestanti mentre, al termine del corteo funebre, tumulavano la bara in un camioncino parcheggiato a pochi metri dalla cattedrale e allestito a palco per i discorsi in memoria del caro estinto. E anche per qualche consiglio su come continuare a lottare tutti insieme, piani di mobilitazione urlati in coro per non sentirsi soli sotto quel cielo che minacciava costantemente pioggia.

Il corteo funebre con la "bara particolare"