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RAGUSA - 28/10/2008
Attualità - Ragusa - La protesta sul decreto legge sulla pubblica istruzione

Scuola: la marcia dei mille per "Santa Mariastella Stermini"

Docenti e ragazzi, tutti in fila in un solenne «corteo religioso»
Foto CorrierediRagusa.it

Docenti e ragazzi, tutti in fila in un solenne «corteo religioso» dedicato a lei, a «Santa Mariastella Stermini», e al suo decreto legge sulla pubblica istruzione che «ci toglie il nostro pane quotidiano». Una «processione», con più di mille partecipanti, che lunedì pomeriggio ha attraversato il centro storico di Ragusa con striscioni e preghiere – «Liberaci dal tuo male…» – per portare la rabbia e i timori della scuola ragusana fino alla sede della Prefettura.

Un disagio ben riassunto da un manifesto mortuario itinerante – «Scuola primaria, ne danno il triste annuncio gli insegnanti, gli alunni e tutte le famiglie italiane» – e dalle parole di Giorgio Bandiera, segretario provinciale della Uil: «Se il 29 ottobre la votazione finale in Senato trasformerà i provvedimenti del ministro Gelmini in legge, avremo un triennio all’insegna dei tagli, 1.500 in tutta la provincia, tra personale docente e personale Ata (amministratori, tecnici e bidelli). Tagli che si tradurranno, tra l’altro, in un precariato a tempo indeterminato e in una didattica sempre più monca e inefficiente».

Tra le tante accuse mosse da insegnanti e studenti nei confronti del Governo, quella di voler portare indietro la scuola a 40 anni fa, soprattutto con l’introduzione della figura del maestro unico. Dall’altra parte, invece, l’accusa di immobilismo che vede nella scuola italiana una realtà fossilizzata nei suoi innumerevoli sprechi.

«La scuola necessita di una riforma, questo mi pare evidente – puntualizza Giovanni Avola, segretario provinciale della Cgil –, com’è evidente che la riforma del ministro Gelmini, oltre ad essere calata dall’alto, come un mannaia, senza alcun rispetto per le regole di partecipazione democratica, punti alla disgregazione della scuola pubblica a vantaggio degli istituti privati. È questa la direzione cui spingono i tagli al personale, agli orari e quindi alla formazione dei giovani. Noi non chiediamo solo il ritiro del decreto. Vogliamo un confronto con il Governo, vogliamo che il mondo della scuola e dell’Università abbia voce in capitolo nell’attuazione di una riforma fatta di investimenti, non di tagli imposti dall’alto per finanziare strutture private a discapito del pubblico. Qui non c’è da snellire un apparato burocratico obeso: stiamo parlando di un’istituzione che genera il futuro del Paese».

Un futuro che sembra a tinte fosche, «anche senza la devastazione programmata dalla Gelmini – protesta una docente precaria che ha preso parte al corteo –. Oggi la scuola vive un periodo di profonda crisi, il decreto Gelmini darebbe il colpo di grazia. I rischi non sono solo per la qualità della didattica. C’è anche un problema sociale molto serio. Ci sono tante famiglie del territorio che fino all’anno scorso potevano contare su un reddito da precario, e che quest’anno hanno perso questo piccolo ma vitale sostegno economico. Cosa accadrà quando i tagli sulla carta diventeranno legge a tutti gli effetti?».

Gli studenti ragusani in corteo