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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 948
RAGUSA - 07/10/2008
Attualità - Ragusa - Inquietante fotografia dell’Associazione Italiana Genitori

Piccoli bulli crescono. Minacce
e aggressioni dalle elementari

Nella provincia iblea anche i bambini sono vittime del bullismo.
"La maggior parte di queste violenze resta nell’ombra"
Foto Corrierediragusa.it

«Anch’io, da piccola, ho subito la prepotenza dei bulli…». «Il bullo è in realtà una persona sostanzialmente fragile, un ragazzo che vede nella violenza l’unico sistema per farsi valere».

Gli studenti ragusani raccontano davanti a una telecamera esperienze vissute sulla loro pelle. E denunciano, assieme ad insegnanti e psicologi, «una realtà negata ma diffusa nelle nostre scuole», violenze quotidiane alimentate tra i banchi degli istituti e delle scuole materne da un silenzio fatto di disagi. Il disagio delle vittime che non parlano per vergogna e paura. E quello dei genitori che non sanno come ascoltare i loro figli. Il filmato realizzato dal Comune di Ragusa – con la collaborazione della Consulta della famiglia e dell’Age (Associazione italiana genitori) – vuole frantumare questo muro di silenzio entrando nelle scuole e nelle case anche attraverso le tv locali.

«È un filmato breve, un cortometraggio di 6 minuti – ha spiegato Adriano De Nicola, presidente della Consulta per la famiglia, in una conferenza indetta dall’assessore ai Servizi sociali, Rocco Bitetti –, tuttavia questo strumento può dare un contributo enorme al dialogo, oggi ancora carente, attorno al tema del bullismo nelle scuole della provincia». Un tema che va sotto i riflettori dei media solo quando il fenomeno irrompe nelle famiglie con i suoi drammi. Nel maggio 2005 l’attenzione della stampa locale e nazionale si focalizzò sulla drammatica vicenda dei due ragazzini della media «Quasimodo» di Ragusa. «Si sono tolti la vita negli ultimi tre mesi: bravi in classe, erano derisi dai compagni», scriveva il "Corriere della Sera". E oggi? Quelle tragedie, oltre ad aver fatto notizia, sono almeno servite a mettere in luce le aggressioni fisiche, le minacce e le umiliazioni che si consumano nelle aule e nei corridoi scolastici?

«La maggior parte di queste violenze resta nell’ombra – ha detto Mimmo Mandalà, presidente dell’Age di Ragusa, durante la conferenza – mentre la coltre di silenzi e timori continua a nascondere una preoccupante diffusione del bullismo anche nelle scuole materne della provincia. Infrangere questa barriera è il primo passo, quello più difficile, per aiutare le vittime delle violenze. Il problema è sottostimato. Nel nostro territorio la fascia di età a rischio si è abbassata: bulli e vittime del bullismo non sono solo ragazzi di 12, 13 o 14 anni; anche bambini che frequentano le elementari subiscono aggressioni e minacce. Vittime però – ed è bene chiarire questo punto – sono anche i bulli». D’altra parte il cortometraggio – col suo invito a parlare, raccontare, denunciare, liberarsi dalla paura – è stato realizzato anche per loro. Per i bulli. E per dire ai genitori che il pericolo maggiore non si nasconde dentro uno spinello, una siringa, una bottiglia di troppo. È dentro la solitudine.

«Il bullo – ha spiegato de Nicola – è un ragazzo solo; alle sue spalle c’è un bambino che ha ricevuto dai genitori un affetto virtuale, e che deve imparare ad accettare e a vivere i propri sentimenti. La violenza, spesso, diventa il linguaggio più semplice per comunicare rabbia e dolore. Punire isolando chi ha aggredito il compagno di scuola più debole non è quindi la cura più adatta a questo male».

Il cortometraggio in Dvd non è certo una medicina che promette miracoli. È però un valido strumento educativo che sprona al dialogo e insegna ai ragazzi che subiscono atti di bullismo a parlarne apertamente con genitori e insegnanti. Uscire dal silenzio è l’unica arma consentita nelle scuole per difendersi dalla violenza della solitudine.

Da sx  Mimmo De Nicola, Adriano Mandalà e l´assessore Rocco Bitetti