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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:35 - Lettori online 766
RAGUSA - 09/10/2016
Attualità - Il rapporto 2015 della Fondazione Migrantes sui flussi migratori

Fuga dalla Sicilia, in 10 mila se ne sono andati all´estero

L’agrigentino e il palermitano i territori che si sono svuotati di più Foto Corrierediragusa.it

«Cu nesci arrinesci» dice il vecchio adagio ma non sarà solo per questo che diecimila siciliani sono andati all’estero per cercare fortuna. Il dato che emerge dal rapporto 2015 della Fondazione Migrantes per quanto riguarda la Sicilia parla di laureati ma anche di manovali, pizzaioli, imbianchini e cuochi che hanno «scelto» di cercare fortuna in altri Paesi. In cima alla lista delle preferenze la Germania, riprendendo un flusso che si era consolidato negli anni 60’, il Regno Unito con Londra punto massimo di attrazione, il Belgio e in genere il centro Europa. Le destinazioni d’oltre Oceano sono Argentina e Stati Uniti dove la presenza italiana è radicata. La Lombardia, con 20.088 partenze, è la prima regione in valore assoluto per partenze, seguita dal Veneto (10.374) che fa scendere la Sicilia (9.823) alla terza posizione (era seconda nel 2014). Al quarto posto il Lazio (8.436) e ancora Piemonte (8.199) ed Emilia Romagna (7.644).

La fuga all’estero è dettata soprattutto dalla disoccupazione che nell’isola è salita al 56 per cento e dove il Pil negli ultimi otto anni è salito solo dello 0,2 per cento. La crisi ha colpito soprattutto l’agricoltura e la pesca inducendo molti a fare le valigie. Non è un caso che la provincia dove il tasso di emigrazione è più alto è l’agrigentino, con Licata città che ha dimezzato negli anni la sua popolazione. A seguire Palermo e provincia, qui si registra il maggior numero di famiglie che decidono di andare via. Non è solo l‘estero ad attirare ma anche la Lombardia, l’Emilia e il Veneto, il triangolo del Nord est dove la qualità della vita è comunque più alta. Spesso la scelta è determinata da presenze di familiari e parenti che si sono insediati da tempo in queste regioni o anche all’estero e fungono da attrattore.

I posti di lavoro in Sicilia sono cresciuti arrivando a 30 mila e riguardano soprattutto il settore alberghiero, della ristorazione e dei servizi turistici. Si tratta tuttavia di posti in qualche modo poco stabili, stagionali, spesso pagati con voucher. Questi sono aumentanti del 53 per cento rispetto ad una media nazionale del 35 per cento. I giovani non sono dunque indotti a restare e preferiscono emigrare disperdendo risorse umane e materiali che non fanno che aggravare la situazione. Parlare di scelta di andare all’estero diventa a questo punto difficile e complicato perché spesso si tratta di una necessità visto che gli sbocchi verso il mercato del lavoro sono sempre più ridotti e precari.