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RAGUSA - 02/10/2016
Attualità - Bocce ferme in attesa degli sviluppi

Sanità negli Iblei: tutto da rifare

Accolta (seppur in via cautelare) la tesi argomentata da Antonio Barone per l’ente di palazzo dell’Aquila Foto Corrierediragusa.it

La questione sanità e lo stesso piano aziendale del territorio ibleo sono ulteriore elemento di riflessione alla luce della sentenza del Cga che ha accolto l’appello cautelare promosso dal comune di Ragusa per la sospensione dell’atto aziendale dell’Asp 7 di Ragusa e degli atti di controllo dell’Assessorato Regionale alla Salute. La decisione cautelare impone al giudice di primo grado di affrontare nel merito ed in tempi assai rapidi le questioni poste dal Comune di Ragusa, che si è avvalso della difesa di Antonio Barone, Ordinario di Diritto Amministrativo nell’Università Lum di Bari. Il Cga ha accolto (seppur in via cautelare) la tesi argomentata da Antonio Barone secondo la quale l’Asp 7 di Ragusa ha adottato un atto aziendale in violazione della programmazione sanitaria nazionale e regionale. Inoltre il Cga ha accolto la tesi difensiva in base alla quale non è consentito all’assessorato regionale modificare in sede di controllo di conformità gli atti di programmazione sanitaria regionale. In particolare, l’atto aziendale dell’Asp 7 di Ragusa non ha previsto la istituzione a Ragusa di una stroke unit per la cura dell’ictus (con relativa unità operativa complessa di neurologia, ridotta ad ambulatorio) ed ha spostato da Ragusa a Modica le unità operative complesse di Malattie infettive e tropicali e di otorinolaringoiatria. Questo atto viola quel modello «hub & spoke» imposto dalla «Balduzzi» e da vari atti di programmazione regionale.

Per ammissione della stessa Asp, infatti, l’ospedale di Ragusa è l’unico ospedale di primo livello di tutto il territorio della ex provincia di Ragusa. E l’assessorato regionale alla salute, in sede di controllo, non ha evidenziato tale discrasia tra programmazione sanitaria e atto aziendale. Dice l’avvocato Barone: «Sarebbe tuttavia un errore leggere la decisione del CGA attraverso il prisma del campanilismo municipale, ormai francamente insostenibile nell’era della globalizzazione. La mancata attivazione a Ragusa della stroke unit per la cura dell’ictus, con la previsione di una sola stroke unit a Vittoria, costituisce un serio rischio per tutta la zona meridionale della ex provincia di Ragusa, visto che i tempi di percorrenza tra (da una parte) Modica, Ispica, Pozzallo, Scicli e (dall’altra parte) l’ospedale di Vittoria possono essere incompatibili con il trattamento dell’ictus.

Non è un caso che per sopperire a tale situazione ben due atti programmatori regionali avevano previsto l’istituzione della stroke unit di neurologia a Ragusa, poi cancellata nell’atto aziendale dell’Asp 7 di Ragusa. Analogo discorso può esser fato per l’unità operativa complessa di malattie infettive e tropicali, trasferita a Modica per ragioni legate alla emergenza sbarchi dei clandestini, quando invece proprio l’emergenza clandestini avrebbe suggerito l’istituzione di una nuova unità operativa coronarica (Uoc) a Modica, in aggiunta a quella già presente e a Ragusa. Non può, infine, sottacersi la questione finanziaria. La Regione Siciliana ha già investito circa 50 milioni di euro per la costruzione del nuovo Ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa. Al di là del dato tecnico, le questioni sottese al contenzioso tra Comune di Ragusa e Asp 7 di Ragusa coinvolgono direttamente i cittadini iblei ed i loro diritti fondamentali».

Nella foto la sede dell´Asp 7 di Ragusa in piazza Igea