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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 847
RAGUSA - 19/07/2016
Attualità - Allarme occupazionale e non solo lanciato dalla triplice

Poste italiane in "svendita"?

Oltre 140 mila lavoratori temono per il loro futuro Foto Corrierediragusa.it

Poste italiane in "svendita"? Ne sono convinti i sindacati di Cgil, Cisl e Uil che hanno tenuto un sit-in di protesta lunedì scorso dinanzi alla prefettura a Ragusa, dalle 17 alle 19. un sit-in al quale hanno preso parte tutti i lavoratori del gruppo Poste Italiane Spa di Ragusa e di altri comuni iblei. L’iniziativa, che si svolta in contemporanea in tutti e nove i capoluoghi siciliani, è stata organizzata unitariamente organizzazione sindacali di categoria e vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi della paventata "svendita", come scrive la stessa triplice in una nota, di Poste Italiane. "Il gruppo Poste Italiane - si legge nel comunicato - con i suoi 140 mila lavoratori, rappresenta la più grande azienda italiana erogatrice di servizi, anche in funzione della caratteristica sociale degli stessi. Questa connotazione costituisce la centralità della sua «mission», a garanzia dello sviluppo del sistema paese, dove si interconnettono le relazioni con il sistema produttivo, la pubblica amministrazione ed i cittadini.

Il 16 maggio 2014 il consiglio dei ministri stabiliva di privatizzare e mettere sul mercato il 40% delle azioni di Poste Italiane in mano al Tesoro, prendendo comunque solenne impegno a non procedere con ulteriori cessioni per mantenere il controllo pubblico dell’azienda. Invece, in barba alla promessa - prosegue la nota dei sindacati - il governo lo scorso 31 maggio ha deciso di mettere sul mercato un’ulteriore tranche di azioni, riducendo così al 35% la quota azionaria in possesso al soggetto pubblico che potrà realizzarsi anche tenuto conto della quota posseduta dalla cassa depositi e prestiti.

Qui si pone un palese conflitto di interesse con le fondazioni bancarie, interessatissime dallo spacchettamento di Poste Italiane. In concreto - sostiene la triplice - Poste Italiane è usata come «tesoretto» dal governo, dimenticando che è un’azienda incaricata di assicurare il servizio universale di recapito delle corrispondenza, che produce utili e distribuisce dividendi ai propri azionisti, oltre ad essere un volano fondamentale per lo sviluppo ed il futuro del nostro paese.

In tale ambito l’obiettivo risibile di risanare il debito pubblico svendendo Poste Italiane, rischia di mettere in discussione la tenuta dei livelli occupazionali in una società già attraversata da una persistente crisi economica. Per non parlare dei servizi sociali che Poste svolge e che inevitabilmente saranno penalizzati a fronte di altri molto più remunerativi. In tema di economicità tra l’altro, la vendita della ulteriore tranche di azioni si sostanzierà in una perdita secca per il ministero della Economia e delle Finanze, di dividendi che per il solo 2015 è stato già quantificato in circa 157 milioni di euro.

Noi - concludono dunque i sindacati - non vogliamo e non possiamo permettere la svendita di Poste Italiane e, tantomeno, sacrificare sull’altare del profitto il futuro occupazionale di 140 mila lavoratori unitamente alle ripercussioni, che questo porterebbe, nei confronti dei cittadini appartenenti alle fasce sociali più deboli".

Intanto proseguono in alcune zone "a macchia di leopardo" di vari comuni i problemi relativi al recapito della corrispondenza, a fronte del personale ridotto per ferie o malattie e a cui l´azienda non avrebbe posto rimedio rimpinguando l´organico a seconda delle varie esigenze territoriali utilizzando anche personale stagionale.

Nella foto un momento del sit-in dinanzi alla prefettura a Ragusa