Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 804
RAGUSA - 13/06/2016
Attualità - Il vescovo Mons. Carmelo Cuttitta ha concelebrato nella cattedrale di S. Giovanni

Ragusa, funzione religiosa per il Giubileo dei malati

Per l’occasione don Giorgio Occhipinti ha festeggiato i 25 anni di ordinazione sacerdotale Foto Corrierediragusa.it

E’ stata celebrata nella cattedrale di S. Giovanni la solenne funzione per il Giubileo dei malati. Il vescovo, mons. Carmelo Cuttita, ha presieduto la concelebrazione del Giubileo dei malati, per sottolineare le difficoltà con cui i sofferenti si trovano costretti a fare i conti proprio a causa delle gravi problematiche da cui sono afflitti e rispetto alle quali la dimensione umana dei rapporti, anche da parte degli operatori sanitari, diventa un punto fondamentale per accostarsi con relativa serenità a questa situazione. La cerimonia si è tenuta in collaborazione con la congregazione delle suore del Sacro cuore per celebrare la memoria liturgica della beata Maria Schininà.

Per l’occasione, don Giorgio Occhipinti (foto), direttore dell’Ufficio dicoesana per la Salute, ha festeggiato il 25esimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale. L’appuntamento ha preso il via con l’accoglienza dei malati, dei diversamente abili, delle associazioni di volontariato sanitario e parrocchiale e degli operatori sanitari in piazza San Francesco d’Assisi. Poi c’è stato un momento di preghiera iniziale nella casa madre della beata Maria Schininà. Subito dopo, i partecipanti, in processione, hanno proceduto verso la Cattedrale San Giovanni Battista. Quindi, a seguire, il passaggio dalla Porta santa che si trova all’ingresso della Cattedrale.

Mons. Cuttitta ha voluto porre l’accento su un aspetto in particolare. «E’ necessaria – ha chiarito – una sinergia di forze per occuparsi delle persone che stanno male. E’ un appello che vogliamo fare a tutti credenti e non credenti, prendersi cura dell’altro fa parte di quella che è la dimensione della nostra umanità. Guai a noi se ci fermiamo a guardare solo le nostre necessità, guai a noi se ci chiudiamo in noi stessi». Don Occhipinti, poi, ha raccontato come è nata la sua vocazione: «Stare accanto a chi soffre, è stata sempre la mia principale preoccupazione. D’altronde, ho abbracciato la missione sacerdotale perché, prestando servizio come volontario, tanto tempo fa, nel reparto di oncologia, ero rimasto colpito da chi soffre. Ed è scattata la vocazione. Ho deciso che occorreva la massima attenzione spirituale per aiutare chi è in grave difficoltà».