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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 458
RAGUSA - 05/06/2016
Attualità - Critiche alla Regione che non sblocca i progetti finanziati

Il futuro del lavoro dopo il Jobs Act

Un confronto dai molteplici punti di vista Foto Corrierediragusa.it

Le nuove tipologie contrattuali relative alla subordinazione e all’autonomia, previste dal Jobs Act, spingono per rendere più stabile il mercato del lavoro attraverso il tentativo di ridurre il precariato e di creare rapporti di lavoro più completi e duraturi. Non mancano comunque le criticità così come la debolezza per alcune tipologie contrattuali, come i Cococo, ancora possibili anche in assenza di uno specifico progetto aziendale, ma comunque con tutele minori rispetto al passato, proprio perché, anche attraverso incentivi fiscali e agevolazioni alle imprese, si tende a puntare sui rapporti a tempo indeterminato. E’ il quadro che è emerso sabato scorso durante il convegno di approfondimento promosso a Ragusa nella sede della Camera di Commercio dall’associazione Avvocati Giuslavoristi Italiani, dall’Ordine Forense di Ragusa e dall’Ordine dei Consulenti, con la collaborazione di Logos (agenzia per il lavoro) e Ipsodea. Esperti, consulenti e professioni del mondo del lavoro si sono confrontati nel corso di una lunga e produttiva mattinata di lavori che ha visto anche le attese relazioni del prof. Riccardo Del Punta, consulente del Ministero del Lavoro e del dott. Guido Vidiri, già presidente della sezione lavoro della Corte di Cassazione. Il convegno, moderato dall’avvocato Roberto Cosio, presidente Agi Sicilia, si è giovato anche degli interventi programmati degli avvocati giuslavoristi Nino Cortese e Francesco Guastella, entrambi del foro di Ragusa e del consulente del lavoro dott. Rosario Cassarino.

Per Del Punta attraverso il Jobs Act ci si è orientati verso un lavoro più stabile attraverso la subordinazione a tempo indeterminato o attraverso il lavoro autonomo con partita iva. «Era proprio questo l’obiettivo, ovvero arrivare alla semplificazione del mercato del lavoro – ha detto Del Punta – orientandola opportunamente, rendendo più complicate le collaborazioni proprio perché se si lavora in azienda stabilmente, è più opportuno che il lavoratore venga riconosciuto e inquadrato all’interno dell’organico. I dati statistici iniziano ad offrire positivi segnali di risveglio».

Molto più severo invece il giudizio di Vidiri secondo cui «il Jobs Act non è altro che il tentativo mal riuscito di riformare la legge Fornero. Insomma dalla padella alla brace con il rischio che, conclusa la fase degli incentivi alle imprese, anche chi è stato assunto stabilmente in questo periodo tornerà presto a infoltire le fila dei disoccupati. Si è complessivamente indebolito il mondo del lavoro e mi sorprende anche l’atteggiamento alla fine morbido avuto dai sindacati».

Un confronto dai molteplici punti di vista che, secondo Rosario Alescio, presidente di Logos, adesso riconosciuta come Agenzia per il Lavoro, favoriscono il dibattito. «Complessivamente – spiega Alescio – ritengo che vi siano elementi di novità perché si valorizza il rapporto di lavoro a tempo indeterminato mentre i contratti di collaborazione si possono fare solo in pochi casi. Il limite sta forse nel fatto che il legislatore nei fatti ha involontariamente demandato al giudice la necessità di dover stabilire se si è dinnanzi ad una fattispecie lavorativa che è una collaborazione o se invece è un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. E in un Paese democratico questo non può succedere perché dovrebbe essere la riforma stessa a dare delle certezze piuttosto che lasciare spazio a delle incertezze.

Comunque non vi è dubbio sull’importanza delle incentivazioni alle imprese per nuove assunzioni, come quelle finora previste a livello nazionale. Peccato che in Sicilia, dopo bandi e avvisi pubblici, tutto resta bloccato a Palermo, tra le maglie del Governo regionale, al limite dell’interruzione del pubblico servizio, mentre i disoccupati e le imprese non possono essere incanalati all’interno del giusto percorso di politiche attive per il lavoro con il rischio di perdere ancora una volta i fondi comunitari previsti per queste finalità, così come gli incentivi del Governo nazionale. Come agenzia del lavoro stiamo interagendo sempre più in partnership con i consulenti del lavoro, i giuslavoristi e i professionisti del settore con lo scopo di superare questi gap e favorire imprese e occupazione laddove possibile». Il convegno si è dunque concluso con un momento di confronto con il pubblico presente.