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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:05 - Lettori online 1402
RAGUSA - 06/05/2016
Attualità - Niscemi, Piazza Armerina, Gela e Licodia Eubea non cambiano

Finora con le province abbiamo scherzato. Che accadrà?

Il Libero consorzio di Ragusa non potrà dunque aggregare Licodia Eubea come 13° comune Foto Corrierediragusa.it

Una dietrofront clamoroso. Dopo avere speso risorse ed energie per allestire i referendum l’Ars blocca tutto. Niscemi, Piazza Armerina, Gela e Licodia Eubea non cambieranno territorio. Resteranno nell’ambito delle loro ex province. Il Libero consorzio di Ragusa non potrà dunque aggregare Licodia Eubea come 13° comune. Gela, Piazza Armerina e Niscemi non andranno con la città metropolitana di Catania. Al sindaco ed al presidente del consiglio comunale di Licodia il sindaco di Ragusa, Federico Piccitto, ha fatto pervenire la sua vicinanza e ha scritto: «Sicuramente non assisteremo, in maniera passiva, ad una decisione che appare come uno schiaffo alla democrazia ed alle istituzioni tutte». Sta di fatto che la riforma delle province in Sicilia è diventata ormai una farsa e un tradimento del volere degli elettori ma soprattutto ha messo a nudo tutti i limiti della classe politica perché la legge è stata votata più volte, poi cambiata altre due volte ed alla fine per le quattro città interessate è venuta fuori anche la bessa. E come se non bastasse, il governo Crocetta dovrà anche «ingoiare» la legge nazionale Delrio per non incorrere nel ricorso alla Corte Costituzionale da parte del governo nazionale. La Sicilia dovrà dunque recepire la norma che prevede come presidenti delle aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina i sindaci della città capoluogo. Esattamente l’opposto di quanto l’Ars aveva votato. Una legge dunque rivoltata che non ha niente del suo originario spartito.

La commissione affari Istituzionali dell’’Ars ha dunque bocciato le quattro leggi, una per comune, che prevedeva il passaggio ad altri Consorzi a seguito del referendum tenutosi lo scorso luglio. La spiegazione del presidente Totò Cascio: «Non basta solo la volontà di cambiare provincia, serve anche un quadro completo dei debiti maturati quando si faceva parte del vecchio ente e che restano in capo ai 4 comuni interessati. Questi debiti dovrebbero essere poi caricati in capo all’ente che li «adotta». E lo stesso vale per il personale. Se mancano questi dati, come è nella realtà, non possiamo trasferire i costi e rischiamo di far fallire i vecchi enti che resterebbero sovraccarichi di personale e debiti a vantaggio di chi accoglie le città che ne hanno fatto richiesta». Ragionamento che non fa una grinza ma che chiama in causa chi haa pensato e poi votato la legge innestando speranze ed illusioni. I problemi segnalati da Cascio sono veri e reali ma esistevano già prima. Un buon amministratore avrebbe previsto nuove norme per superare l’ostacolo al fine di rispettare la volontà popolare. Niente di tutto questo. Scusate, con le province abbiamo solo scherzato.