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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:38 - Lettori online 814
RAGUSA - 28/04/2016
Attualità - Nuovo "niet" da Roma

Ancora buio pesto sui liberi consorzi

Mandata all’aria la riforma delle Province votata dall’Ars Foto Corrierediragusa.it

Terza bocciatura. Roma manda all’aria la riforma delle Province votata dall’Ars e si prepara ad impugnare per la seconda volta la riforma. Renzi non fa sconti a Crocetta che ora deve tamponare anche questa falla dopo che lo stesso presidente della Regione e il suo governo avevano salutato l’approvazione della legge con grande entusiasmo. Nulla da fare perché Roma sostiene che la legge Delrio di riforma delle Province in Italia è una norma di grande riforma di sistema e come tale ‘scavalca’ lo statuto autonomistico regionale e si applica anche in Sicilia. Dopo l’approvazione dell’Ars Crocetta aveva dato per scontato che Roma avrebbe revocato l’impugnativa ma non è stato così. Il pomo della discordia è la modalità di elezione del sindaco delle Città metropolitane. Per la legge regionale si deve ricorrere al voto ponderato ovvero tutti i sindaci devono votare per eleggere il loro sindaco metropolitano e il loro voto vale in proporzione alla popolazione che rappresentano.

Nelle legge Delrio, invece, il sindaco della Città metropolitana coincide con il sindaco del capoluogo. Tre versioni in due anni della stessa legge da parte del governo regionale non sono bastati e la Sicilia esce ancora una volta con le ossa rotte e soprattutto deve correre subito ai ripari per dare un futuro certo al nuovo assetto territoriale.

Tutto da vedere come il presidente della Regione reagirà. Intanto il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone dice: «Non mi meraviglia l’ulteriore e scontata impugnativa del Governo nazionale sulla disciplina delle Città metropolitane. Come avevo già evidenziato in Aula, durante l’esame del disegno di legge, non si è percepita l’importanza della norma, anzi si è insistito, per ben due volte, a non allinearci ai Paesi europei e al resto d’Italia».

Martedì convocherò la conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari per decidere quando l’Aula possa occuparsi della modifica della norma che, indipendentemente dal volere del Governo regionale, questa volta dovrà essere coerente con il quadro normativo nazionale ed europeo. E’ ormai chiaro ed evidente, comunque, che d’ora in avanti che i rapporti con il Governo nazionale non potranno più essere lasciati alla discrezionalità del governo regionale».