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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 561
RAGUSA - 29/08/2008
Attualità - Ragusa? I tagli santiari regionali colpiscono le fasce più deboli

Visite e analisi a pagamento per tutti, gli utenti protestano

Ragusa avrà 6.709 mila euro, meno 800 mila euro rispetto a prima. Convenzionati sul piede di guerra: «Eravamo già all’osso» Foto Corrierediragusa.it

L’ultima stangata al portafoglio delle famiglie ragusane arriva dalla Sanità regionale. Gli analisti e i medici in convenzione esterna (radiologi, cardiologi e fisioterapisti), quelli che praticano la cosiddetta diagnostica strumentale, effettuano ormai prestazioni solo a pagamento.

Scompare il ticket per invalidi civili, malati gravi e malati con reddito basso. Perché l’ultimo assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, ha raschiato di qualche altro millimetro il fondo del barile riducendo di ulteriori 800 mila euro il budget già striminzito della precedente convenzione che doveva scadere il prossimo novembre.

L’assessorato regionale ha ripreso il decreto firmato nel novembre 07 dall’assessore La Galla e in virtù di ridimensionamento dei budget alle strutture sanitarie, ha decurtato i fondi già previsti con il precedente decreto. Ma per il dott. Luigi Barone, uno dei due analisti di Vittoria e dei 32 convenzionati di tutta la Provincia, il «ridimensionamento» è avvenuto in maniera sperequata.

«Una cura dimagrante- dice l’analista- che riduce una piccola porzione a chi mangiava troppo e mette a pane e acqua la provincia di Ragusa, già ridotta all’osso con il precedente piano».

Il decreto regionale stabilisce che l’assegnazione dei fondi avviene tramite la «pesatura» della popolazione siciliana. In tal caso o la bilancia utilizzata non funziona, oppure i valori di distribuzione dei parametri sono completamente sballati, per usare un eufemismo squisitamente professionale.

Vediamo il decreto nei dettagli tecnici. Agrigento, regno di Totò Cuffaro- viene evidenziato dal medico- si becca 34 milioni e 660 mila euro, a fronte dei 38.955 del primo decreto; Palermo se ne piglia 91.299 e conferma quasi i precedenti 91.803. Ragusa, che nella guerra dei poveri batte solo Enna (4.121), si deve accontentare di 6.709 mila euro contro i 7.499 precedenti, meno 800 mila euro.

Dal 5,98% che gli assegnava il primo decreto, la provincia passa al 3,45%. Ma c’è un altro dato che fa sballare tutti i «valori» sanitari. Secondo la «pesatura», la Sicilia conta 5.795.542 abitanti, cioè tutti quelli dotati di tessera sanitaria. La provincia di Ragusa ha 346.754 abitanti. In base al calcolo aritmetico, il budget ibleo dovrebbe essere determinato dalla moltiplicazione di 55,21 euro per il numero della popolazione, con un totale di 19.144 mila euro. Somma già ridotta dal precedente decreto La Galla a 7.499 mila euro, adesso decurtato fino a 6.709 mila euro.

I numeri non sono opinione, non piacciono ma sono inconfutabili. «Che cosa devo gestire d’ora in poi?» avrebbe detto il manager Fulvio Manno ai convenzionati che sono andati a protestare. E ritornando alla popolazione «pesata», il dott Barone chiude con un interrogativo che giriamo a chi di dovere. «Quanto «pesa» alla Regione la deputazione locale che dovrebbe tutelare la provincia come la tutelano i deputati catanesi, palermitani e agrigentini?».


IL CONSIGLIERE PROVINCIALE ABBATE SI SCAGLIA CONTRO LA REGIONE

Il consigliere provinciale Ignazio Abbate lancia strali contro l’assessorato regionale alla sanità per quello che lo stesso consigliere provinciale bolla come «l’ennesimo disservizio in danno degli utenti al quale si aggiunge la beffa, che riguarda la prenotazione anche per le analisi diagnostiche, fino ad ora erogate dalle strutture ospedaliere. Si chiede con forza al governo ed al parlamento regionale ? scrive Abbate ? di escludere da ulteriori tagli la provincia iblea, in quanto l’unica a presentare un pareggio di bilancio». Il consigliere provinciale chiede infine all’Ausl 7 di non includere in ogni caso le analisi diagnostiche nell’operazione di ristrutturazione sanitaria provinciale, concedendo così la possibilità ai piccoli centri di continuare ad erogare questi servizi all’utenza.

Ignazio Abbate