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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 668
RAGUSA - 17/04/2016
Attualità - I dati riguardanti i votanti aggiornati con la seconda rilevazione, seggi chiusi alle 23

Referendum sulle trivellazioni: il quorum si allontana, alle 19 ha votato il 23,5 per cento. In Sicilia il 19 per cento

Gli aventi diritto al voto nei dodici comuni iblei sono in tutto 242.662 Foto Corrierediragusa.it

Sarà difficile che il quorum per la validità del referendum sulle trivellazioni possa essere raggiunto. Alle 19, infatti, il dato regionale si attesta sul 19 per cento. Trapani è la provincia dove il dato è più alto, 24 per cento, Ragusa si ferma al 20, Messina e Siracusa fanalino di coda con il 18 per cento a livello provinciale. L´affluenza a livello nazionale si attesta al 23,5 per cento. Alle 12 era a quota 8,3. Si vota fino alle 23 e alla chiusure delle urne occorrerà che almeno il 50% più uno degli aventi diritto sia andato a votare perché altrimenti la consultazione non sarà valida.

A Ragusa nelle 71 sezioni alle 19 hanno votato 12.105 elettori su 57.751, pari al 20,96%. Più alto il quorum a Modica dove nelle 51 sezioni della città ha votato il 23,52 per cento degli aventi diritto. Il dato definitivo sarà reso noto subito dopo la chiusura dei seggi alle 23. Si vota infatti solo nella giornata odierna.

La rilevazione delle 12
Dalla prima rilevazione di mezzogiorno ha votato a livello nazionale circa il 9% degli aventi diritto, mentre in Sicilia il dato si discosta di un punto percentuale: 1%. L´ufficio stampa di palazzo San Domenico a Modica ha reso noto la percentuale dei votanti nelle 51 sezioni della città e pari all´8,03 per cento. A Modica sono stati quindi finora 3.447 gli elettori che hanno espresso il loro voto al referendum abrogativo. Modica è finora il comune ibleo dove si è votato di più assieme ad Ispica. Quello dove si è votato di meno è Acate con una percentuale del 4,78%. Gli aventi diritto al voto di Modica sono complessivamente 42.930 cittadini.

LE PERCENTUALI DEI VOTANTI NEL TERRITORIO IBLEO ALLE 12
Ad Acate hanno votato il 4,78% degli aventi diritto; a Chiaramonte Gulfi il 5,17%; a Comiso il 4,09%; a Giarratana il 5,14%; a Ispica il 8,28%; a Modica l´8,03%; a Monterosso Almo il 4,22%; a Pozzallo il 5,23%; a Ragusa il 5,86%; a Santa Corce Cemrina il 5,98%; a Scocli il 6,92%; a Vittoria il 6,19%.
Il prossimo aggiornamento alle 19.

Sezioni elettorali aperte solo oggi fino alle 23. Gli aventi diritto al voto nei 12 comuni iblei sono in tutto 242.662, di cui 116.443 maschi e 126.219 femmine. Le sezioni elettorali sono in tutto 309. Le operazioni di scrutinio avranno inizio subito dopo la chiusura dei seggi ed il risultato potrà essere già reso noto nel corso delle prime ore della notte. Punto decisivo per la validità del voto è il raggiungimento del quorum dei votanti che dovrà essere la metà degli aventi diritto più uno. In caso contrario il referendum risulterà nullo. Il quesito sul quale i cittadini dovranno esprimere il loro parere è stato così posto: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, «Norme in materia ambientale», come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)», limitatamente alle seguenti parole: «per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale«?.

La vittoria del ‘sì’ bloccherebbe l’estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa italiana quando scadranno le concessioni o le eventuali proroghe già approvate. Le concessioni hanno scadenze comprese tra il 2016 e il 2034. Non sarà più possibile quindi sfruttare il gas o il petrolio nascosti sotto i fondali.

Se dovessero vincere i ‘no’ o non dovesse recarsi alle urne il 50% più uno degli aventi diritto, la legge non verrà modificata quindi le estrazioni in corso potranno continuare fino all’esaurimento del giacimento e le concessioni potranno essere rinnovate.

SICILIA, EMILIA E PUGLIA LE REGIONI MAGGIORMENTE INTERESSATE
La Sicilia, l’Emilia e la Puglia sono le regioni maggiormente interessate al quesito referendario. In particolare, in Sicilia sono stati concessi sette permessi di estrazione entro le dodici miglia marina (Gela, Licata, Ragusa Pantelleria). Nella fascia delle dodici miglia marine, circa 20 km., che interessa il referendum, si trovano 44 concessioni, alcune delle quali sono da tempo inattive. Le piattaforme sono in totale 79, mentre 463 sono i pozzi per l’estrazione di petrolio e gas (Adriatico, canale di Sicilia, Ionio). Le estrazioni petrolifere a mare in Sicilia portano nelle casse della Regione 800 mila euro l´anno. "Rischiamo posti di lavoro non rinnovando le concessioni", dicono i sostenitori dell´astensione. "Non si punta sulle fonti verdi" è la replica dei promotori del "si". Sono nove le concessioni scadute, che insistono su 38 piattaforme; 17 concessioni (41 piattaforme) scadranno invece il prossimo anno o nel 2027. Una delle piattaforme siciliane è la Vega al largo di Pozzallo, 60 per cento Edison e 40 per cento Eni, operativa da circa 30 anni, che si trova a circa 12 miglia. Poggia su un fondale di 122 metri e ha un deposito galleggiante di 110 mila tonnellate. La produzione giornaliera è di circa 2.700 barili al giorno, 470mila litri.

Il dato politico del referendum è il raggiungimento o meno del quorum. E’ presumibile infatti che se si raggiungesse il quorum prevarrebbe il sì. I referendum in Italia hanno una storia molto articolata. Ilprimo referendum abrogativo in Italia, quello sul divorzio, si svolse nel 1974 e, vincendo il no, confermò la legge. L´affluenza fu altissima, la più alta nella storia della Repubblica: l´87,7% degli aventi diritto si recò alle urne. Da allora è via via diminuita, mantenendosi molto alta nelle prime consultazioni (finanziamento pubblico ai partiti, 1978, 81%) e calando sempre di più, arrivando al 1997: da quell´anno non si è più raggiunto il quorum. Tranne che nel 2011, quando i cittadini sono stati chiamati a votare per la gestione pubblica del settore idrico. In questo caso andò a votare il 54% degli aventi diritto e la norma che affidava ai privati la gestione dell´acqua pubblica venne abrogata.

Il primo referendum che non raggiunse il numero sufficiente di voti fu quello sulla caccia e l´agricoltura del 1990, richiesto da Radicali. Nel 1993 è stata registrata un´inversione di tendenza nella discesa libera dell´affluenza, con un picco del 77%, quando gli italiani sono stati chiamati a votare per l´abrogazione sulla legge del finanziamento pubblico ai partiti. L´anno prima era scoppiato lo scandalo di Mani Pulite. La successiva consultazione (1995) sulla privatizzazione della Rai è stata l´ultima in cui si è raggiunto il quorum, eccezion fatta per il 2011.