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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 1187
RAGUSA - 08/04/2016
Attualità - La denuncia dell’attore sullo stato delle istituzioni culturali in città

Il sogno di Marcello Perracchio: un teatro per Ragusa

"La vita è fatta di traguardi. Anche io ne ho uno e, anche se ho poco tempo a disposizione, spero di raggiungerlo" Foto Corrierediragusa.it

Il sogno di Marcello Perracchio (foto) . Chiede e vuole un teatro degno di tal nome per la città. Con la mancanza di un teatro il dottor Pasquano si è letteralmente rotto "i cabbasisi» e, così come interloquisce con il commissario Montalbano, non lo manda certamente a dire. La sua analisi e la sua denuncia sul profilo Facebook è di quelle che non lasciano spazio ad interpretazioni di sorta. Ragusa è una delle poche città siciliane che non è dotata di un teatro e le ultime scelte dell’amministrazione non convincono certamente.

Scrive dunque Marcello Perracchio: «C’era una volta, il Teatro della Concordia: oggi, un’elegante facciata barocca violentata dalle erbacce, così bella da fare immaginare un interno altrettanto bello. Un’utopia, un sogno, una maledizione. L’interno è semplicemente un enorme spazio vuoto, anonimo, senza anima, trionfo del cemento sulla Bellezza. Avevamo un Teatro all´interno della Città dello Sport, e vi si stava svolgendo una stagione teatrale ben organizzata. Improvvisamente è stato chiuso, con grave danno per gli abbonati e per gli organizzatori. Si era inaugurato lo scorso Dicembre - in pompa magna e con la presenza di un noto giornalista di fama nazionale (che c’entrava?) - un nuovo Teatro, impropriamente chiamato Teatro Comunale, ubicato all’interno della scuola Quasimodo e quindi da gestire in condominio con la scuola stessa. In questo caso, possiamo essere orgogliosi di avere battuto tutti i record di tempo trascorso tra l’apertura e la chiusura dello stesso teatro, aperto e chiuso contestualmente per questioni di agibilità.

Nonostante ciò, c’è stato tutto il tempo per litigare sulla nomina di un fantomatico direttore artistico (per gestirne la chiusura? La manutenzione? Per allontanare i topi che normalmente invadono i locali chiusi?). Si era già, addirittura, stabilito lo stipendio: 1000 € al mese, per cinque mesi. Offrire una cifra del genere a un professionista è semplicemente umiliante, e dimostra la totale ignoranza dei proponenti sulla funzione di un direttore artistico che possa definirsi tale. C’è, poi, il Teatro dei Salesiani, ma pare che anche su questo penda la spada di Damocle sulla solidità strutturale del fabbricato rispetto alla legge anti sismiche. Si continua con il Teatro Tenda - che è quello che è! - sul quale esiste un progetto redatto tanti anni fa, e ormai coperto e sotterrato dalla polvere, che avrebbe portato modifiche tali da rendere il teatro stesso più fruibile, accogliente e decoroso. E ancora: la Sala Falcone-Borsellino, delizioso spazio teatrale nel cuore di Ibla, utilizzabile solo per piccoli spettacoli e piccole produzioni: basterebbe apportare semplici e non dispendiose modifiche per renderlo agibile completamente. L’elenco continua con il Teatro Ideal, che è un’occasione mancata: è stato ricostruito non tenendo conto che poteva essere un bel teatro».

Un panorama desolante, rappresentativo della realtà, che tuttavia non fa perdere la fiducia a Marcello Perracchio che chiude così il suo appello: «La situazione non è totalmente disastrosa grazie agli sforzi e ai sacrifici di alcuni privati, ma ci vuole di più: il cuore culturale di una città è il Teatro Comunale, attorno al quale costruire un più ampio progetto di aggregazione civile e sociale e culturale. La vita è fatta di traguardi da raggiungere. Anche io ne ho uno e, anche se ho poco tempo a disposizione, spero di raggiungerlo insieme ai Ragusani».