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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 742
RAGUSA - 07/04/2016
Attualità - Perché si deve per forza fare di tutta l’erba un fascio?

La "bufala" delle sostanze tossiche in mare

Le indagini dell’allora procura di Modica furono ridimensionate in udienza preliminare Foto Corrierediragusa.it

«Alle compagnie petrolifere vanno i profitti ed ai cittadini e all’ambiente tocca l’inquinamento»: è quanto denunciano i circoli di Ispica, Modica e Ragusa di Legambiente, evidenziando le «Inquietanti analogie tra mare di Sicilia e la Basilicata». La «volontà» di inquinare per mero interesse economico è il denominatore comune, secondo gli ambientalisti. I rappresentanti del Cigno verde ricordano infatti che «Risulta ancora pendente al tribunale di Ragusa l’inchiesta a carico dell’Edison per gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino attuando presunte modalità illecite di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi causati dalla piattaforma di petrolio Vega davanti alle coste ragusane. Secondo l’inchiesta – prosegue la nota – il mare è stato avvelenato con «metalli tossici, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e Mtbe, utilizzando 500 mila metri cubi di acque contaminate da rifiuti anche pericolosi e causando danni ambientali e contaminazioni chimiche – chiude la nota – nelle acque e nel sottosuolo circostanti». Peccato che quanto denunciato dagli ambientalisti non rappresenti proprio niente di nuovo sotto... il mare. Il presunto traffico di rifiuti tossici che sarebbe passato per un pozzo petrolifero, nella fattispecie la piattaforma galleggiante Vega del gruppo Edison a circa cinque miglia al largo delle coste iblee, è difatti storia vecchia.

Le notizie balzate in queste ore agli onori della cronaca sono stantie e risalgono addirittura a sette anni fa, quando le indagini dell’allora procura di Modica ipotizzarono per l’appunto un possibile giro di smaltimento di rifiuti speciali e pericolosi nel mare antistante Pozzallo, per poi essere "sgonfiate" e ridimensionate in udienza preliminare, al punto che cadde pure l’imputazione principale, ovvero quella di inquinamento dell’ambiente marino. Sono la stessa Edison e l’avvocato Antonio Borrometi, difensore di uno degli imputati nel procedimento, a sgomberare il campo da dubbi.

L’approssimarsi della data sul referendum per dire no alle trivellazioni lascia presupporre che il rivangare fatti vecchi quasi a volerli spacciare per nuovi non sia affatto una coincidenza. «E’ bene precisare – dice il legale – che il procedimento in oggetto contro la Edison, originato proprio da questi fatti, ripartì da zero già nel 2012, quando venne soppresso il tribunale di Modica ed il faldone passò a quello di Ragusa. L’allora giudice monocratico annullò il rinvio a giudizio dei sei imputati, accogliendo la richiesta mia e degli altri colleghi del collegio difensivo – aggiunge l’avvocato Borrometi – presentando una eccezione di nullità per lesione del diritto alla difesa, con conseguente annullamento del capo di imputazione per l’appunto inerente il traffico organizzato di rifiuti speciali e pericolosi che sarebbe stato organizzato per risparmiare decine di milioni di euro dallo smaltimento secondo norma».

Il procedimento quindi prese le mosse dalla vicenda relativa al Campo Vega, sui presunti sversamenti in mare di sostanze derivanti dall’estrazione di idrocarburi a cinque miglia al largo di Pozzallo, da parte della piattaforma galleggiante Vega Oil, poi sostituita dalla Leonis. I difensori eccepirono sui reati per i quali i loro assistiti furono rinviati a giudizio e che, secondo loro, sarebbero stati più gravi rispetto alle accuse contestate in origine, a causa della decisione della pubblica accusa di rivedere l’impianto accusatorio prima del rinvio a giudizio, salvo poi tornare sui propri passi. Tesi evidentemente allora condivisa dal giudice, che quindi annullò il rinvio a giudizio.

Successivamente il gup del tribunale di Ragusa stabilì il rinvio a giudizio per cinque imputati, che dovranno comparire in udienza dibattimentale il prossimo 5 maggio, ma, come accennato, si va dritti verso la prescrizione, considerato che i reati contestati risalgono al 2010. Dalle perizie e dalle testimonianze rese in udienza preliminare furono in origine esclusi i rifiuti tossici, la cui presenza non venne mai accertata, nonostante la pubblica accusa facesse riferimento a «Sversamenti in mare, con modalità illecite e nocive per l´ecosistema, che consentivano alla Edison risparmi di spesa per di milioni di euro, di rifiuti speciali pericolosi quali acque di strato, acque di lavaggio e acque di sentina, derivanti dall’attività estrattiva e di stoccaggio degli idrocarburi coltivati nella concessione mineraria, con conseguente inquinamento della zona».

DAL LONTANO 1987 MAI NESSUN PROBLEMA
E’ dal lontano 1987 che la Edison è presente nel mare ibleo con la sua piattaforma galleggiante per l’estrazione di idrocarburi, la Vega A. Qualche mese fa vide la luce il progetto del raddoppio della piattaforma galleggiante, con l’affiancamento della Vega B, sempre di proprietà del colosso petrolifero Eni ed Edison, dopo più di due anni di lavoro. La volontà di realizzare una seconda piattaforma nacque dal fatto che dalla piattaforma Vega A si riesce a produrre solo da una parte del giacimento in concessione e la produzione stava pian piano declinando. La seconda piattaforma Vega B, molto più piccola di quella attuale, pesa un quinto rispetto alla Vega A, caratterizzandosi come una struttura satellitare dalla quale si riesce a fare estrazione nel resto del giacimento, dove non è mai arrivata la «sorella maggiore». Si stima che con questo investimento la vita del campo sarà prolungata di almeno 20-25 anni con quattro nuovi pozzi sul fondale marino nella prima fase, con l’obiettivo di garantire la produzione di più di sei mila barili di greggio al giorno. Un progetto ambizioso sul quale ha puntato parecchio il colosso petrolifero.

Nella foto in alto il campo Vega della Edison al largo di Pozzallo