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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 1000
RAGUSA - 14/03/2016
Attualità - A Bruxelles riunione della Commissione europea

Protesta corale del comparto agricolo

Chi oggi scende in piazza prenda le distanze dalle ricette facili che Matteo Salvini ha propinato Foto Corrierediragusa.it

Dal mercato ortofrutticolo di Fanello, centro nevralgico del mondo agricolo del meridione, a piazza del Popolo, nel cuore del centro storico di Vittoria. Per il comparto ortofrutticolo è stat una giornata di mobilitazione perché non solo a Vittoria, ma anche a Francofonte, Licata e Pachino tutti gli imprenditori e gli operatori del settore si hanno manifestato tutta la crisi del settore coinvolgendo le varie città con una serie di manifestazioni. "C´è chi sceglie il suicidio, noi scegliamo di lottare anche per i tuoi diritti". E´ uno dei tanti striscioni che hanno campeggiato davanti al mercato ortofrutticolo di Vittoria, uno dei più grandi del Meridione per volume d´affari, dove si sono riuniti migliaia di produttori agricoli, commercianti e studenti per la giornata di mobilitazione interregionale a favore dell´agricoltura. Una giornata di lotta che si svolge a Vittoria, capitale dell´ortofrutta siciliana, ma che tocca altri centri in Puglia e in Basilicata, in contemporanea col Consiglio d´Europa dei ministri dell´Agricoltura. Durante questi lavori il ministro italiano Maurizio Martina ha chiesto l´attivazione delle clausole di salvaguardia previste nel trattato Euromediterraneo a difesa degli operatori italiani ed in particolare siciliani che vedono messe in pericolo le loro produzioni perché non tutelate rispetto a quanto arriva dai paesi del Nord Africa.

Un grido di dolore per quanti lavorano nella fascia trasformata con una grande manifestazione che fa il paio con quella tenutasi qualche settimana fa, sempre al mercato di Fanello a Vittoria e le cui istanze sono state recepite dall’assessore regionale all’agricoltura Antonello Cracolici che aveva detto: «Iniziano a vedersi i frutti della stretta collaborazione tra agricoltori e istituzioni: adesso l’Unione Europea dovrà ascoltare le richieste del ministro Martina». Cracolici aveva annunciato anche che la Regione dichiarerà lo stato di crisi per gli agrumi siciliani, dei pomodori e pomodorini. Ma agricoltori e imprenditori sembrano ormai sfiduciati perché tutti si rendono conto che solo iniziative legislative credibili e ben strutturate possono contrastare l’invasione che viene dal Nord Africa.

L’ultima, con il placet della Commissione europea, si è consumata anche per l’olio visto che la Tunisia è stata autorizzata ad esportare 70 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino per due anni. E’un provvedimento che fa a pugni con proteste e promesse di queste ultime settimane e che fa capire come la strada dei dazi e del protezionismo non funziona più. Per salvaguardare il prodotto italiano serve qualità e tutela. Quello che la politica, ma anche la base, dovrà chiedere a Bruxelles come a Roma, è che i prodotti di importazione, africani, asiatici o cinesi, siano chiaramente contrassegnati e le loro peculiarità ben evidenziate in ogni confezione in modo da rendere edotto il consumatore di quanto va a comprare al supermercato lasciandogli così l’opzione della scelta.

La battaglia della concorrenza, sleale o meno, visto che Tunisia e paesi del Nord Africa non offrono le stesse garanzie richieste in Europa , si vince all’insegna della qualità, della tracciabilità, della genuinità, della identificazione del prodotto con il territorio; dal pomodoro all’arancia, dalla zucchina alla melanzana. Sindaci, amministratori e produttori che oggi scendono in piazza prendano le distanze dalle ricette facili e semplicistiche che Matteo Salvini ha propinato nella sua recente visita a Vittoria. La Sicilia ha in mano la forza della qualità, si batta perché venga riconosciuta e ben identificata. Al resto ci penserà il mercato.

LA PROTESTA DEI 9 SINDACI A PACHINO
«La crisi sta uccidendo migliaia di famiglie: l’Unione Europea ascolti il grido di disperazione dei nostri agricoltori». Nove sindaci hanno partecipato alla manifestazione di protesta svoltasi per le strade di Pachino, una città che si è «fermata» in segno di protesta nel giorno in cui si riunirà il Consiglio d’Europa dei Ministri dell’agricoltura, e in cui il ministro dell’Agricoltura del Governo italiano, Maurizio Martina, chiederà l’attivazione delle clausole di salvaguardia previste nel trattato Euro Mediterraneo (Ue-Marocco). In marcia per le vie della città agricoltori, famiglie, studenti, sindacati, rappresentanti della diocesi di Noto e, al fianco del sindaco di Pachino, Roberto Bruno, c’erano anche Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni e vicepresidente regionale dell’Anci, Luca Cannata, sindaco di Avola e vicepresidente regionale dell’Anci, Orazio Scalorino, sindaco di Floridia, Giuseppe Mirarchi, sindaco di Portopalo, Luigi Ammatuna, sindaco di Pozzallo, Corrado Calvo, sindaco di Rosolini e l’assessore all’Agricoltura di Noto, Nino Sammito. «Siamo di fronte – ha dichiarato Bruno – ad una vicenda complessa e difficile, che richiede risposte innovative, intelligenti e a più livelli. Oggi siamo qui a sostegno della dignità di chi lavora in agricoltura, a sostegno del reddito e del lavoro di queste famiglie. Ecco perché dobbiamo rimanere tutti uniti affinché l’Unione Europea possa ascoltare le richieste dei nostri agricoltori, ovvero l’attivazione delle norme di salvaguardia e revisione degli accordi euro-mediterranei, la moratoria dell’importazione dei prodotti agricoli extracomunitari in attesa di una rivisitazione degli attuali accordi con i paesi extraeuropei per tutelare le nostre coltivazioni e allevamenti in attuale crisi di prezzi di vendita all’ingrosso, l’attivazione di misure anticrisi immediate e di medio termine attraverso una preventiva e forte contrattazione con l’Unione Europea, sostegno a favore dei produttori agricoli italiani, uniformità degli standard fitosanitari ai parametri europei dei prodotti provenienti dai paesi terzi e il riconoscimento dello stato di crisi. Se muore l’agricoltura muore la Sicilia, muoiono le nostre città». La proposta del sindaco Bruno, che sarà inviata all’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, sarà quella di puntare al sostegno dell’economia siciliana «attraverso ha spiegato Bruno - l’acquisto dei prodotti di eccellenza del nostro territorio».

«Porto con forza – ha dichiarato Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni - il sostegno di 390 comuni siciliani. La responsabilità di questa crisi è di chi non ha saputo guidare la macchina per far diventare il settore agricolo produttore di ricchezza. Rivendichiamo una posizione di prestigio e l’attenzione di una classe politica che deve decidere cosa vuole fare di questo territorio e dell’agricoltura». «Una battaglia – ha detto Luigi Ammatuna, primo cittadino di Pozzallo -, di fondamentale importanza. Le istituzione di ogni grado conoscono già il dramma che stanno vivendo i nostri agricoltori, ma c’è bisogno di scendere in strada per manifestare il malessere».

Giuseppe Mirarchi, sindaco di Portopalo, ha espresso solidarietà a tutto il comparto. «La sinergia tra istituzioni e operatori – ha voluto sottolineare Mirarchi – è l’unico strumento per raggiungere l’obiettivo di far emergere le esigenze di un territorio». Per Corrado Calvo, primo cittadino di Rosolini, la situazione di crisi è «drammatica – ha sottolineato Calvo – e ha necessità di essere risolta attraverso azioni immediate, urgenti e indifferibili. Quando un sistema va in crisi, trascina con se tutti gli altri settori economici. Noi sindaci siamo al fianco degli agricoltori per affermare le loro ragioni, che sono le ragioni di un intero territorio».

«Siamo stanchi – ha detto Luca Cannata, sindaco di Avola - di ascoltare le stesse parole: vediamo un’Europa distante e che fa tutt’altro rispetto alle esigenze di tutela che hanno i nostri prodotti. Siamo pronti ad azione eclatanti e a portare avanti battaglie contro le norme svantaggiose per il territorio». «Massima attenzione – ha dichiarato Nino Sammito, assessore all’Agricoltura di Noto -, nei confronti del mondo agricolo. Se si ferma l’agricoltura si blocca il sistema produttivo». Per il sindaco di Floridia, Orazio Scalorino, il blocco del comparto agricolo «rischia – ha detto Scalorino – di causare gravi conseguenze. Bisogna avviare una fase di proposta, che parte dal basso, a tutela del settore».