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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:21 - Lettori online 878
RAGUSA - 13/01/2016
Attualità - In particolare lungo la costa meridionale dell’isola

Trivellazioni inarrestabili in Sicilia

Attualmente le istanze per la ricerca di gas e petrolio sono undici Foto Corrierediragusa.it

A Licata si è tenuto nello scorso fine settimana un corteo per dire no alle trivellazioni lungo la costa meridionale della Sicilia ma è difficile che la corsa alle trivellazioni a mare si fermi. Il governo regionale non ha titolo per fermare le perforazioni a mare e il ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato già altre ricerche al largo di Pantelleria dicendo di sì alla Schlumberger, mentre il prossimo annuncio riguarderà nuovi campi al largo di Gela per non parlare della seconda piattaforma Vega al largo di Pozzallo. L´Italia ha "scoperto" che la Sicilia garantisce il 20,3 per cento di petrolio, con una tendenza sempre in crescita visto che dalle 556 mila tonnellate estratte nel 2009 si è passati al milione di tonnellate nel 2014 e con previsioni ancora maggiori per l´anno appena passato. Nel contesto siciliano è proprio il ragusano a contribuire in modo significativo perchè gli Iblei danno 450 mila tonnellate di greggio e distanziano notevolmente Gela con 307 mila. Secondo i tecnici il sottosuolo siciliano è particolarmente ricco e può dare tra costa e terra ferma almeno sei tonnellate di petrolio e 1.6 milioni di metri cubi di gas per un valore di due miliardi di euro. Un giro vorticoso di introiti e profitti che rende dunque perfettamente comprensibile la corsa delle compagnie petrolifere, Eni in testa, a chiedere altre licenze di perforazione proprio nelle aree più redditizie, tra cui ricade proprio quella a dieci miglia al largo di Pozzallo come dimostra l´esperienza del Vega 1.

Anche nella terraferma l´attività è intensa e aumenterà di certo se tutte le richieste in corso di esame andranno a buon fine. Attualmente le istanze per la ricerca di gas e petrolio sono undici e sono state presentate dall´Irminio, attiva nel ragusano, Appenine Energy, Italmin, Mac Oil anche se l´Eni, anche a terra, fa la parte del leone con ben un centinaio di pozzi in tutta la Sicilia, di cui solo 15 a Ragusa. La battaglia contro le trivelle sembra a questo punto più di bandiera che di sostanza visti gli interessi in ballo e la forza delle compagnie petrolifere ma anche dello Stato che trae profitto dalla disponibilità della materia prima per i suoi bisogni energetici sia per le royalties che l´estrazione garantisce. E a proposito di royalties non si deve dimenticare quanto entra nelle casse dei comuni nella cui giurisdizione operano le compagnie. Ragusa ha avuto ricavi crescenti e benefici evidenti nel corso degli ultimi anni passando dai 10 ai 15 milioni e l´anno scorso ai 28 milioni di royalties versate a palazzo dell´Aquila che hanno assicurato se non ricchezza bilanci comunque in equilibrio.